UniCredit e Delfin riaccendono il risiko bancario italiano

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
4 min

Generali e capitale in eccesso: tra opzioni strategiche, intrecci azionari e incognite politiche

UniCredit e Delfin riaccendono il risiko bancario italiano

Il settore bancario italiano torna al centro dell’attenzione

Il settore bancario italiano torna al centro dell’attenzione, con Banca Monte dei Paschi di Siena che mette a segno un rialzo dell’1,9% circa e si conferma tra i titoli più scambiati della seduta.

A sostenere le quotazioni non è solo il buon momento del comparto, ma soprattutto il riemergere di indiscrezioni su un possibile riassetto azionario che coinvolgerebbe UniCredit e la holding Delfin, cuore finanziario dell’eredità di Leonardo Del Vecchio.

Secondo quanto riportato da Reuters e confermato da più fonti vicine al dossier, l’amministratore delegato di UniCredit, Andrea Orcel, avrebbe incontrato i vertici di Delfin per discutere la possibile acquisizione della quota detenuta dalla holding in Monte dei Paschi, pari a circa il 17–17,5% del capitale.

Ai prezzi attuali di mercato, questa partecipazione avrebbe un valore stimato intorno ai 4,6 miliardi di euro, una dimensione che renderebbe l’operazione rilevante ma non proibitiva per il gruppo di Piazza Gae Aulenti.

L’interesse di UniCredit non si fermerebbe però a Rocca Salimbeni

L’interesse di UniCredit non si fermerebbe però a Rocca Salimbeni. Sempre secondo le stesse fonti, Orcel avrebbe esplorato anche l’ipotesi di acquisire la partecipazione del 10,5% che Delfin detiene in Assicurazioni Generali, società nella quale UniCredit è già presente come azionista con una quota intorno al 2%, dopo averla ridotta dal 7% costruito lo scorso anno a fini prevalentemente finanziari.

Un’operazione di questo tipo rafforzerebbe il legame tra il gruppo bancario e il principale assicuratore italiano, riaprendo scenari di integrazione strategica lungo la catena banca–assicurazione.

UniCredit avrebbe addirittura valutato un investimento diretto nella stessa Delfin

Secondo una delle fonti citate da Reuters, UniCredit avrebbe addirittura valutato un investimento diretto nella stessa Delfin, holding controllata in parti uguali dagli otto eredi del fondatore di Luxottica.

Delfin rappresenta infatti uno snodo cruciale del capitalismo italiano: il suo principale asset è la partecipazione del 32% in EssilorLuxottica, ma il portafoglio include anche quote rilevanti in Mps e Generali, rendendola un interlocutore strategico per chiunque voglia giocare un ruolo centrale nel riassetto finanziario del Paese.

Orcel e il presidente di Delfin hanno contatti frequenti

I rapporti tra Orcel e il presidente di Delfin, Francesco Milleri, sono peraltro consolidati. I due hanno contatti frequenti: Orcel siede nel consiglio della Fondazione Leonardo Del Vecchio e, allo stesso tempo, Delfin è azionista di UniCredit.

Un intreccio di relazioni che facilita il dialogo, ma che non rende automaticamente scontato l’esito delle trattative, sul quale al momento non filtrano indicazioni definitive.

Dal punto di vista strategico, un’eventuale acquisizione della quota di Delfin in Mps riporterebbe UniCredit al centro del processo di consolidamento del settore bancario italiano, dopo il fallito tentativo dello scorso anno di acquisire Banco BPM.

Tentativo che, secondo le ricostruzioni, si sarebbe arenato anche a causa delle resistenze politiche, con UniCredit che non ha nascosto le proprie critiche al governo italiano per il ruolo giocato nella vicenda.

Il fattore politico rende il quadro più complesso

Ed è proprio il fattore politico a rendere il quadro più complesso. Reuters ha ricordato che l’esecutivo italiano continuerebbe a considerare strategica un’integrazione tra Mps e Banco BPM, ipotesi sul tavolo da tempo e mai del tutto accantonata.

In questo scenario, una mossa di UniCredit su Mps potrebbe entrare in collisione con i desiderata di Palazzo Chigi, aggiungendo un ulteriore livello di incertezza all’operazione.

UniCredit dispone ancora di un significativo capitale in eccesso

Dal punto di vista finanziario, tuttavia, UniCredit dispone ancora di un significativo capitale in eccesso, nonostante le recenti operazioni che l’hanno portata a salire al 26% della tedesca Commerzbank e al 29,8% della greca Alpha Bank.

Questo margine di manovra consente a Orcel di valutare nuove opportunità di crescita esterna, mantenendo al tempo stesso una solida remunerazione degli azionisti.

Si riaccendono i riflettori su Monte dei Paschi

In sintesi, le indiscrezioni su un possibile asse UniCredit–Delfin riaccendono i riflettori su Monte dei Paschi e sull’intero settore bancario italiano.

Per ora si tratta di scenari esplorativi, senza conferme ufficiali e con molti nodi ancora da sciogliere: valutazioni, assetti di controllo, volontà politica e compatibilità strategica.

Ma il messaggio al mercato è chiaro: il risiko bancario non è affatto chiuso e UniCredit resta uno degli attori più attivi e imprevedibili sulla scacchiera finanziaria italiana ed europea.

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