La settimana di Wall Street: l’intelligenza artificiale mostra le prime crepe

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
8 min

Il Nasdaq chiude l’ottava con una perdita superiore al 2%, travolto dai dubbi sugli investimenti nell’AI. Intel crolla del 29%, mentre Alphabet, Amazon e Meta deludono il mercato

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La settimana di Wall Street si chiude male

La settimana di Wall Street si chiude con un brusco ritorno dell’avversione al rischio.

Dopo un avvio positivo, gli indici hanno cambiato direzione sotto il peso delle trimestrali tecnologiche e dei crescenti dubbi sulla sostenibilità finanziaria della corsa all’intelligenza artificiale.

Il bilancio settimanale vede il Nasdaq Composite perdere circa il 2,1%, dopo essere arrivato a guadagnare oltre il 2% nelle prime sedute. Più contenute le flessioni dell’S&P 500, intorno allo 0,7%, e del Dow Jones, vicino all’1%.

La seduta di venerdì ha concentrato la parte più violenta delle vendite: il Nasdaq 100 è sceso del 3,3%, l’S&P 500 dell’1,6% e il Dow Jones dello 0,8%. Per il comparto tecnologico è stata una delle giornate peggiori degli ultimi mesi.

Il mercato cambia atteggiamento nei confronti dell’AI

Il punto centrale della settimana non è stato il venir meno delle prospettive dell’intelligenza artificiale. La domanda di capacità di calcolo, semiconduttori e servizi cloud rimane elevatissima.

È cambiato, piuttosto, il modo in cui gli investitori valutano gli enormi investimenti necessari per alimentare questa crescita.

Secondo le stime riportate da Bloomberg, i principali gruppi tecnologici potrebbero destinare complessivamente circa 750 miliardi di dollari all’intelligenza artificiale nel corso dell’anno.

Per mesi Wall Street aveva interpretato l’aumento della spesa come una dimostrazione di fiducia: più un’azienda investiva, più il mercato premiava la sua determinazione a conquistare il nuovo settore.

Ora la prospettiva si sta rovesciando. Gli investitori cominciano a chiedersi:

  • •

    quanto velocemente gli investimenti produrranno ricavi;

  • •

    quale redditività potranno raggiungere i nuovi servizi;

  • •

    quanto capitale sarà ancora necessario;

  • •

    quale sarà l’impatto sul free cash flow;

  • •

    se l’AI finirà per cannibalizzare attività tradizionali più redditizie.

La spesa non viene più considerata automaticamente una buona notizia. Inizia a essere percepita anche come un possibile ostacolo alla remunerazione degli azionisti e alla crescita degli utili.

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Intel, un crollo storico

Il caso più clamoroso è stato quello di Intel, precipitata del 29%, nella peggiore seduta della sua storia borsistica.

La società ha fornito prospettive inferiori alle attese e indicato un rallentamento più prolungato del mercato dei personal computer.

L’aumento dei prezzi delle memorie, alimentato dalla domanda proveniente dai data center, rischia inoltre di comprimere i margini delle attività tradizionali.

È uno degli effetti meno intuitivi del boom dell’AI: la corsa alle infrastrutture può mettere sotto pressione anche altre parti dell’industria tecnologica.

La capacità produttiva viene indirizzata verso i componenti più richiesti, i prezzi salgono e le aziende attive nei segmenti meno dinamici si trovano ad affrontare costi più elevati.

Sul grafico Intel è precipitata in area 65-66 dollari, dove convergono il 61,8% di ritracciamento del rialzo partito dai minimi del 2025 e la trendline ascendente di lungo periodo.

La zona potrebbe favorire un tentativo di rimbalzo tecnico. Una discesa stabile sotto 63-65 dollari comprometterebbe però anche la tendenza crescente di fondo, aprendo spazi verso 55-50 dollari.

In caso di recupero, i primi ostacoli sono individuabili a 75-80 e successivamente a 87-90 dollari.

Alphabet: l’AI cresce, ma rende meno della ricerca tradizionale

Anche Alphabet ha subito vendite molto pesanti dopo una trimestrale che ha evidenziato la contraddizione tra crescita dell’AI e redditività del core business.

Il cloud ha registrato una forte espansione, sostenuto dalla domanda di capacità di calcolo e servizi basati sull’intelligenza artificiale. La pubblicità collegata alla ricerca ha invece rallentato.

Le interrogazioni effettuate tramite la nuova modalità AI stanno aumentando rapidamente, ma per ora generano ricavi inferiori rispetto alle ricerche tradizionali.

Google rischia quindi di trovarsi nella difficile posizione di dover accelerare su una tecnologia che può contemporaneamente indebolire il modello economico che ha finanziato il gruppo per oltre vent’anni.

Il free cash flow è diventato negativo, appesantito da investimenti infrastrutturali superiori a 50 miliardi di dollari nel trimestre. Gli investitori hanno reagito con una delle peggiori flessioni giornaliere mai registrate dal titolo.

Amazon e Meta: sotto esame i flussi di cassa

Le vendite hanno colpito anche Amazon, dopo dati inferiori alle attese e un sensibile indebolimento del free cash flow.

Il mercato teme che l’espansione dell’infrastruttura destinata all’AI possa richiedere risorse crescenti prima di produrre ritorni sufficienti.

Un problema simile era emerso con Meta, che ha segnalato nuovi impegni di spesa per sostenere la crescita dei data center, dei modelli proprietari e dell’assistente Muse.

La società continua a mostrare una robusta crescita dei ricavi, ma ha registrato un flusso di cassa libero negativo per la prima volta dopo molti anni.

Il tema è comune: i grandi gruppi tecnologici dispongono ancora di attività estremamente redditizie, ma le riserve di liquidità si stanno riducendo.

Alcune società hanno già fatto ricorso a emissioni obbligazionarie o aumenti di capitale per finanziare la nuova fase di espansione.

Il software non è al riparo

Le vendite non hanno riguardato soltanto semiconduttori e hyperscaler. ServiceNow è crollata dopo avere presentato una crescita delle obbligazioni contrattuali residue inferiore alle aspettative e indicazioni prudenti sul trimestre successivo.

La debolezza si è propagata per simpatia ad altre società del software e della cybersecurity, tra cui CrowdStrike.

Il mercato teme che i tradizionali produttori di software debbano investire molto per integrare l’intelligenza artificiale, affrontando contemporaneamente la concorrenza di nuove piattaforme capaci di modificare radicalmente il modo in cui vengono sviluppate e utilizzate le applicazioni.

Quando le valutazioni sono elevate, anche un rallentamento marginale dei contratti futuri può provocare correzioni violente.

La Fed resta ferma, ma non chiude la porta a dicembre

La Federal Reserve ha mantenuto il tasso di riferimento nell’intervallo compreso tra il 3,75% e il 4%, una decisione largamente attesa. Due componenti del Fomc avrebbero però preferito un aumento immediato di 25 punti base.

Il presidente Kevin Warsh ha sottolineato la solidità dell’economia e l’effetto pervasivo dei tassi d’interesse sugli investimenti. La banca centrale vuole raccogliere ulteriori informazioni prima della riunione del 9 dicembre, ma non ha escluso un nuovo intervento.

Il mercato continua quindi a confrontarsi con la possibilità che il costo del denaro resti elevato più a lungo.

È un cambiamento importante per il settore tecnologico: anche le aziende più solide devono ora giustificare investimenti che assorbono centinaia di miliardi di dollari e che vengono valutati utilizzando un costo del capitale molto più alto rispetto agli anni dei tassi prossimi allo zero.

Il petrolio torna vicino a 120 dollari

A complicare ulteriormente il quadro è stato il nuovo rialzo del petrolio. Il Brent ha chiuso venerdì a 117,64 dollari al barile, vicino ai massimi dell’anno, mentre cresce il timore di una nuova escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran dopo le elezioni americane di metà mandato.

L’attacco a una petroliera nello Stretto di Hormuz ha ricordato quanto sia vulnerabile la principale rotta energetica del Golfo.

Anche senza una chiusura completa dello stretto, l’aumento dei costi assicurativi, la necessità di protezione militare e il rischio di nuovi attacchi possono mantenere elevato il premio geopolitico.

La soglia di 118-120 dollari rappresenta una resistenza decisiva per il Brent. Il suo superamento potrebbe aprire spazi verso 125-130 dollari e, nello scenario più grave, verso quota 140.

Per Wall Street sarebbe una notizia negativa. Un petrolio stabilmente sopra i 120 dollari alimenterebbe l’inflazione, ridurrebbe il potere d’acquisto delle famiglie e renderebbe più probabile un ulteriore rialzo dei tassi.

Bitcoin conferma la fuga dagli asset più rischiosi

La correzione si è estesa anche al Bitcoin, che ha perso oltre il 5% nell’ultima seduta. La criptovaluta continua a comportarsi come un asset ad alto beta, sensibile alla liquidità disponibile e alla propensione al rischio.

La discesa verso area 77.000-78.000 dollari ha riportato i prezzi a contatto con un supporto importante, formato dal 38,2% di ritracciamento del precedente rialzo e dalla media mobile esponenziale a 100 giorni.

Sotto questa fascia aumenterebbe il rischio di una prosecuzione verso 74.700 e successivamente 71.800 dollari. Per stabilizzare il quadro servirebbe invece un ritorno sopra 80.500-81.500 dollari.

Nasdaq Composite: la media a 100 giorni è l’ultimo baluardo

Sul grafico giornaliero il Nasdaq Composite è tornato sulla media mobile esponenziale a 100 giorni, in transito poco sopra i 26.000 punti.

Il riferimento ha già sostenuto i prezzi nelle ultime sedute, ma la struttura disegnata da giugno appare sempre più fragile. Il massimo di ottobre in area 27.700-27.800 punti, seguito dalla rapida inversione, potrebbe rappresentare il secondo vertice di un ampio doppio massimo.

Il livello decisivo è ora area 25.800. Una sua violazione confermerebbe il deterioramento del quadro e renderebbe probabile una discesa almeno verso:

  • •

    25.000 punti;

  • •

    24.425 punti, minimo del 29 luglio;

  • •

    più in basso, 22.025 punti, base del gap rialzista dell’8 aprile, in uno scenario particolarmente negativo.

Per ridurre il rischio ribassista sarebbe necessario un ritorno sopra 26.700-27.000 punti. Solo la rottura dei massimi di ottobre cancellerebbe definitivamente l’ipotesi del doppio massimo.

Una prova di maturità per il mercato

La settimana non dimostra che il ciclo dell’intelligenza artificiale sia terminato. Le società coinvolte generano ricavi e utili reali, la domanda di capacità di calcolo rimane elevata e l’AI sta già modificando numerosi settori dell’economia.

Dimostra però che Wall Street non è più disposta a premiare indiscriminatamente ogni investimento. Le aziende dovranno mostrare non soltanto una crescita dei ricavi, ma anche ritorni sul capitale, solidità dei flussi di cassa e capacità di difendere le attività tradizionali.

La prossima settimana sarà dominata dalle elezioni americane di metà mandato, dalle conseguenze politiche per la costruzione dei data center e dall’evoluzione del conflitto con l’Iran.

Per il Nasdaq, la tenuta di area 25.800-26.000 sarà il primo test. Se il supporto reggerà, la correzione potrà ancora essere interpretata come una fase di selezione all’interno del rialzo. Se verrà violato, le crepe emerse nell’AI trade potrebbero trasformarsi in qualcosa di molto più profondo.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.