Wall Street, le crepe dell’intelligenza artificiale diventano più profonde

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
7 min

Il Nasdaq 100 perde il 3,3%, mentre Intel subisce il peggior crollo della sua storia. Il mercato non premia più automaticamente gli investimenti nell’AI

Wall Street, le crepe dell’intelligenza artificiale diventano più profonde
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La correzione di Wall Street si intensifica

La correzione di Wall Street si intensifica nell’ultima seduta di ottobre, con vendite particolarmente violente sul comparto tecnologico.

Il Nasdaq 100 cede il 3,3%, l’S&P 500 arretra dell’1,6% e il Dow Jones limita il ribasso allo 0,8%, confermando una marcata rotazione a sfavore dei titoli maggiormente esposti all’intelligenza artificiale.

La settimana ha mostrato un cambiamento significativo nell’atteggiamento degli investitori: le enormi spese destinate a chip, data center e capacità di calcolo non vengono più interpretate automaticamente come una prova di fiducia nella crescita futura.

In presenza di flussi di cassa in calo e rendimenti obbligazionari elevati, il mercato comincia invece a domandarsi quando e in quale misura questi investimenti riusciranno a generare profitti.

Intel crolla del 30% e travolge il settore tecnologico

Il caso più evidente è quello di Intel, che perde circa il 30% dopo avere presentato prospettive inferiori alle attese. Si tratta della peggiore seduta nella lunga storia borsistica del produttore statunitense di semiconduttori.

Il gruppo ha segnalato un rallentamento più prolungato del mercato dei personal computer, aggravato dall’aumento dei prezzi delle memorie.

L’esplosione della domanda legata ai data center sta infatti assorbendo una quota crescente della capacità produttiva, creando scarsità e facendo salire i costi anche per le attività tecnologiche tradizionali.

L’intelligenza artificiale, quindi, non produce soltanto vincitori. La corsa ai chip più avanzati può sottrarre risorse, capitale e capacità industriale ad altri segmenti, comprimendone i margini.

Intel si trova esposta proprio a questa contraddizione: deve investire per recuperare terreno nell’AI, mentre il suo business storico mostra segnali di debolezza.

La caduta del titolo ha cancellato miliardi di dollari di valore anche per alcuni dei suoi principali azionisti, tra cui il governo statunitense e Nvidia, e ha trascinato al ribasso produttori di semiconduttori, società di memorie e operatori specializzati nell’affitto di capacità di calcolo.

Intel precipita su un supporto tecnico decisivo

Sul grafico di lungo periodo Intel è scesa violentemente verso area 65-66 dollari, dove coincidono due importanti riferimenti:

  • •

    il 61,8% di ritracciamento dell’intero rialzo partito dai minimi del 2025;

  • •

    la trendline ascendente che sostiene la crescita di lungo periodo.

La zona potrebbe quindi favorire almeno un tentativo di rimbalzo tecnico, soprattutto dopo una discesa di proporzioni eccezionali. La dimensione della candela settimanale ribassista e l’elevata volatilità rendono tuttavia prematuro parlare di un minimo definitivo.

Una chiusura stabile sotto 63-65 dollari comprometterebbe la trendline crescente e aprirebbe spazi verso 55-50 dollari; più in basso, il successivo sostegno di lungo periodo sarebbe individuabile intorno a 45 dollari.

In caso di reazione, il primo ostacolo si colloca tra 75 e 80 dollari. Solo il recupero di 87-90 dollari, area dalla quale è partita l’accelerazione ribassista, ridurrebbe in modo significativo la pressione. La fascia intorno a 95 dollari rappresenterebbe poi un banco di prova ancora più importante.

Non è soltanto Intel: il mercato mette sotto esame tutta l’AI

Le difficoltà erano già emerse nelle sedute precedenti. Alphabet ha mostrato un rallentamento della raccolta pubblicitaria legata alla ricerca, anche perché le interrogazioni effettuate attraverso la modalità AI generano per ora ricavi inferiori rispetto alle ricerche tradizionali.

Il rischio è quello della cannibalizzazione: l’intelligenza artificiale migliora il prodotto e sostiene la crescita del cloud, ma può contemporaneamente ridurre la redditività delle attività che hanno finora finanziato gli investimenti.

Amazon ha deluso sul fronte dei ricavi e del free cash flow, mentre Meta e Alphabet hanno già segnalato un forte assorbimento di liquidità. Secondo le stime riportate da Bloomberg, i maggiori gruppi tecnologici starebbero destinando complessivamente circa 750 miliardi di dollari all’intelligenza artificiale nel corso dell’anno.

La domanda che il mercato si pone non è più se l’AI cambierà l’economia, ma se i ritorni arriveranno abbastanza rapidamente da giustificare:

  • •

    l’aumento degli investimenti;

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    le emissioni di debito e di nuove azioni;

  • •

    la riduzione del free cash flow;

  • •

    le valutazioni elevate incorporate nei prezzi;

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    il rischio di indebolire le attività tradizionali.

Il Nasdaq 100 ha perso oltre 1.200 miliardi di dollari di capitalizzazione nel solo mese di ottobre. Tutti i Magnifici Sette hanno chiuso l’ultima seduta in calo, segnale che le vendite non riguardano più soltanto le società minori e maggiormente indebitate.

Dalla fiducia indiscriminata alla selezione

Per mesi Wall Street aveva premiato praticamente qualsiasi incremento della spesa legata all’AI. Investire decine di miliardi in data center veniva considerato una dimostrazione della convinzione del management sulle prospettive del settore.

Ora lo stesso investimento viene valutato come un possibile elemento di rischio. Il rialzo dei tassi della Federal Reserve ha aumentato il costo del capitale e spinto gli investitori a distinguere maggiormente tra:

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    società capaci di finanziare internamente gli investimenti;

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    aziende costrette a ricorrere al debito o ad aumenti di capitale;

  • •

    fornitori già redditizi;

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    operatori che dipendono da una crescita futura ancora da dimostrare.

Le prime vittime erano state le società neocloud e gli operatori più indebitati, come CoreWeave. La novità della settimana è che i dubbi hanno raggiunto anche i colossi che fino a poco tempo fa venivano considerati quasi immuni.

Il possibile rallentamento degli utili dei Magnifici Sette assume un peso particolare perché la crescita dei profitti dell’intero mercato statunitense è fortemente concentrata. Se le aspettative sulle grandi società tecnologiche venissero riviste al ribasso, anche le valutazioni degli indici dovrebbero essere riconsiderate.

Nasdaq Composite sulla media a 100 giorni

Il grafico del Nasdaq Composite mostra un indice appoggiato alla media mobile esponenziale a 100 giorni, attualmente in transito poco sopra 26.000 punti. Questo riferimento ha già sostenuto i prezzi in diverse occasioni e rimane il primo baluardo contro un’estensione della correzione.

Il recupero osservato nella parte finale della seduta non basta però a cancellare il deterioramento tecnico. Dal massimo di giugno si sta sviluppando un’ampia struttura laterale, con un secondo massimo raggiunto all’inizio di ottobre in area 27.700-27.800 punti.

La configurazione potrebbe trasformarsi in un doppio massimo. Il segnale più preoccupante arriverebbe con la violazione di area 25.800, livello che coincide con i recenti minimi e con la base immediata della struttura.

Sotto questa soglia aumenterebbe la probabilità di una discesa verso:

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    25.000 punti, primo sostegno intermedio;

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    24.425 punti, minimo del 29 luglio e principale obiettivo della correzione;

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    22.025 punti, base del gap rialzista dell’8 aprile, soltanto in uno scenario decisamente più severo.

Per attenuare il rischio ribassista sarebbe invece necessario un ritorno sopra 26.700-27.000 punti.

Solo il superamento dei massimi di ottobre in area 27.700-27.800 invaliderebbe definitivamente l’ipotesi del doppio massimo.

Petrolio e Iran rendono il quadro ancora più fragile

Alle tensioni sul settore tecnologico si aggiunge il rialzo del petrolio. Il Brent ha chiuso venerdì a 117,64 dollari al barile, vicino ai livelli più elevati dell’anno, mentre gli investitori temono una nuova escalation tra Stati Uniti, Israele e Iran dopo le elezioni americane di metà mandato.

Un greggio stabilmente sopra 120 dollari potrebbe riaccendere ulteriormente l’inflazione, aumentare i costi delle imprese e costringere la Federal Reserve a mantenere una politica monetaria restrittiva più a lungo.

Per il settore tecnologico si tratterebbe di una combinazione particolarmente negativa:

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    costo del capitale più elevato;

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    rendimenti obbligazionari più competitivi;

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    energia più cara per alimentare i data center;

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    minore valore attuale degli utili futuri;

  • •

    maggiore selettività nei confronti delle aziende indebitate.

Una distensione in Medio Oriente e una discesa del petrolio potrebbero invece favorire un deciso recupero della propensione al rischio.

Correzione o fine del ciclo dell’AI?

Non ci sono ancora elementi sufficienti per dichiarare concluso il grande ciclo rialzista legato all’intelligenza artificiale.

La domanda di capacità di calcolo rimane elevata, il cloud continua a crescere e alcune società producono profitti difficilmente confrontabili con quelli della bolla tecnologica del 2000.

Il mercato, tuttavia, è entrato in una fase nuova. L’etichetta “AI” non basta più a giustificare qualsiasi spesa o valutazione. Gli investitori vogliono vedere ricavi, margini e flussi di cassa, non soltanto promesse sulla dimensione futura del mercato.

La tenuta della media a 100 giorni del Nasdaq e di area 25.800 dirà se siamo ancora di fronte a una correzione fisiologica oppure all’inizio di una fase ribassista più estesa.

Nel frattempo, le crepe del grande investimento americano nell’intelligenza artificiale sono diventate abbastanza profonde da non poter più essere ignorate.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.