Liliana Resinovich uccisa da più persone? Il fratello sospetta che "sia coinvolto qualcun altro"

di Luca Mastinu pubblicato:
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Sergio Resinovich è convinto che Liliana non sia stata uccisa nel luogo del ritrovamento del corpo, bensì che lì sia stata portata dopo l'omicidio. E Visintin? "Può essere che non c'entri, ma sicuramente qualcosa sa"

Liliana Resinovich uccisa da più persone? Il fratello sospetta che "sia coinvolto qualcun altro"

È un giorno importante, per le indagini sulla morte di Liliana Resinovich. Presso il tribunale di Trieste è in corso l'udienza davanti al gip sulle due nuove perizie, quella genetica e quella dattiloscopica. Il fratello della vittima, Sergio, che sin dall'inizio non ha nascosto i suoi sospetti sul marito della sorella, Sebastiano Visintin, tuttavia non esclude che nel caso "sia coinvolto qualcun altro", ma allo stesso tempo si dice convinto che il cognato sappia molto di più di quanto riferito fino ad oggi agli inquirenti.

Liliana Resinovich uccisa da più persone?

Oggi, venerdì 30 ottobre, presso il tribunale di Trieste si sta tenendo l'udienza nella quale il gip dovrà valutare le due nuove perizie relative alla morte di Liliana Resinovich. Il fratello della vittima, Sergio Resinovich, ha incontrato i giornalisti prima di entrare in aula. Al Corriere della Sera ha riferito che, secondo lui, la sorella potrebbe essere stata uccisa da più persone. E sottolinea uccisa, in quanto i famigliari della 63enne non hanno mai creduto all'ipotesi del suicidio.

E hanno sempre condiviso, inoltre, l'ipotesi di un coinvolgimento di Sebastiano Visintin nella morte della loro congiunta. Sergio Resinovich dice: "Liliana è stata uccisa, di sicuro. Potrebbe essere stata più di una persona". Il fratello della vittima ricorda che Liliana "pesava cinquanta chili" e osserva che "portare un sacco di cemento è un conto, portare un corpo inanimato è un altro".

Dice "portare", Sergio, perché sotto le scarpe di Liliana non era presente il terriccio del boschetto in cui il corpo è stato trovato, e ciò dimostrerebbe che il cadavere sarebbe stato portato di fronte all'ex OPG San Giovanni di Trieste in un secondo momento, dopo il presunto omicidio. "Non credo che una persona riesca a farlo da sola, soprattutto in un bosco, con quel buio, di notte, con tutte quelle buche", spiega Sergio.

Il ruolo di Sebastiano Visintin, secondo il fratello della vittima

Come anticipato e come noto, la famiglia di Liliana Resinovich non ha mai nascosto i suoi sospetti sul marito della donna, Sebastiano Visintin, oggi indagato dalla Procura di Trieste per omicidio. Eppure, secondo Sergio, "può essere che non sia stato lui", ma non lo solleva del tutto da un'eventuale responsabilità: "Lui sicuramente qualcosa sa", dice al Corriere della Sera.

Sul corpo di Liliana non è stato rilevato il Dna di Visintin, bensì almeno tre Dna di tipo maschile, per il momento di attribuzione ignota. Per questo motivo le parti sono comparse davanti al gip venerdì 30 ottobre.

L'udienza per le due perizie al tribunale di Trieste

Come anticipato, è in corso davanti alla gip del Tribunale di Trieste, Flavia Mangiante, l’udienza per la discussione dei risultati dei due nuovi accertamenti peritali disposti nell’ambito dell’incidente probatorio sul caso Resinovich. Sotto la lente del giudice ci sono la perizia genetica e merceologica — curata da Paolo Fattorini, Chiara Turchi ed Eva Sacchi — e la consulenza dattiloscopica firmata da Roberto Gennari e Maurizio Sticchi.

In aula è presente la Procura di Trieste, rappresentata dalla pm Ilaria Iozzi, che procede per omicidio a carico del marito della donna, Sebastiano Visintin, assistito dai legali Paolo e Alice Bevilacqua. Presenti anche i familiari di Lilly: il fratello Sergio Resinovich, tutelato dall'avvocato Nicodemo Gentile, e la nipote Veronica, assistita dal legale Federica Obizzi.

I dati emersi dalle consulenze offrono spunti per valutazioni diametralmente opposte. Da un lato, la difesa di Visintin ribadisce la linea dell'estraneità ai fatti, sottolineando come l'assenza di tracce biologiche e impronte digitali riconducibili al marito riapra con forza l'ipotesi del gesto volontario. Dall'altro, i legali della famiglia della vittima continuano a sostenere la tesi dell'omicidio, puntando l'attenzione sulle evidenze rinvenute sui sacchi neri che risulterebbero compatibili con il guanto trovato accanto al cadavere. I periti sono ora chiamati a chiarire di fronte al giudice l'effettiva portata tecnica e i limiti analitici di queste ultime evidenze scientifiche.

La morte

La mattina del 14 dicembre 2021 Liliana Resinovich, 63 anni, uscì di casa e non vi fece ritorno. Quella mattina avrebbe dovuto incontrare Claudio Sterpin, che le cronache hanno sempre indicato come un "amico speciale", con il quale - secondo Sterpin, oggi deceduto - avrebbe avuto una relazione extraconiugale. Prima di raggiungere Sterpin avrebbe dovuto fare tappa in un negozio di telefonia. Quella mattina, però, svanì nel nulla.

Il marito, Sebastiano Visintin, ha sempre riferito che quella mattina lui aveva fatto un giro di consegne dei coltelli che affilava per attività commerciali, di essersi poi recato in laboratorio e poi di essere uscito in bicicletta con la GoPro. La denuncia ai carabinieri fu presentata da Visintin intorno alle 22 di quel giorno, dopo le insistenze dei vicini di casa. Il corpo di Liliana fu rinvenuto circa 20 giorni dopo, il 5 gennaio 2022, nel boschetto dell'ex OPG San Giovanni di Trieste. Il corpo di Liliana era avvolto in due sacchi neri e la testa era sigillata in un sacchetto di plastica, chiuso con un cordino. La prima inchiesta fu archiviata come suicidio.

Su richiesta della famiglia e degli avvocati, infine, nel 2026 è stata aperta una nuova inchiesta: secondo la super perizia della dottoressa Cristina Cattaneo, infatti, sul corpo di Liliana erano presenti segni di violenza. Visintin, che si professa innocente, è indagato per omicidio. La Procura sostiene che l'uomo abbia ucciso la moglie per gelosia.

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Informazioni sull'autore:

Luca Mastinu
Luca Mastinu

Respira, vive e muore di cronaca nera. Nel 2016 scopre il fact-checking e si innamora dell'informazione. Nel 2018 si tuffa nel giornalismo musicale con Optimagazine, dal 2021 si occupa di cronaca su Virgilio Notizie. Dal 2026 collabora con FTA con i quotidiani approfondimenti sulla nera. Podcaster, racconta il true crime con Stoner. Divora libri di inchiesta. Classe 1983, caffeinomane sardo con disturbi d'ansia.