Wall Street sui massimi nonostante il lavoro rallenti: il mercato scommette sulla stabilità
pubblicato:Chip e AI trainano l’S&P 500, mentre l’economia USA entra in una fase di crescita senza occupazione

L’S&P 500 ha aggiornato i massimi intraday venerdì
L’S&P 500 ha aggiornato i massimi intraday venerdì, confermando la capacità di Wall Street di assorbire dati macro meno brillanti senza compromettere il trend rialzista di fondo.
A sostenere il listino è stato soprattutto il report sul mercato del lavoro di dicembre, più debole delle attese nei numeri headline ma non tale da modificare in modo sostanziale le aspettative sulla politica monetaria della Federal Reserve.
A questo si è aggiunto il nuovo slancio del comparto semiconduttori, tornato protagonista dopo alcune settimane di consolidamento.
Aumento dei non-farm payrolls di sole 50.000 unità
Il rapporto del Dipartimento del Lavoro ha mostrato un aumento dei non-farm payrolls di sole 50.000 unità, contro attese comprese tra 60.000 e 70.000 posti.
Il dato di novembre è stato rivisto al ribasso a +56.000, mentre ottobre ha segnato una perdita di 173.000 posti, portando la revisione complessiva a -76.000 unità.
Numeri che confermano una decelerazione evidente della dinamica occupazionale.
Tuttavia, il tasso di disoccupazione è sceso al 4,4% dal 4,5%, segnalando che il mercato del lavoro non sta entrando in una fase di deterioramento rapido, ma piuttosto in una condizione di equilibrio fragile.
Mercato del lavoro “slow to hire, slow to fire”
Il quadro che emerge è quello di un mercato del lavoro “slow to hire, slow to fire”: poche assunzioni, pochi licenziamenti, domanda di lavoro debole ma senza segnali di stress sistemico.
Nel 2025 sono stati creati appena 584.000 posti di lavoro, con una media mensile di circa 49.000 unità, meno di un terzo rispetto al ritmo del 2024.
La crescita dell’occupazione si è concentrata quasi esclusivamente nei servizi: tempo libero e ospitalità, sanità e assistenza sociale hanno continuato ad assumere, mentre settori ciclici come manifattura, edilizia, retail, trasporti e magazzini hanno perso posti di lavoro.
In particolare, la manifattura ha registrato l’ottavo mese consecutivo di cali, penalizzata dall’impatto dei dazi e dalla debolezza della domanda globale.
I salari restano solidi
Nonostante la frenata delle assunzioni, i salari restano solidi. Le retribuzioni orarie sono cresciute dello 0,3% su base mensile e del 3,8% su base annua, un ritmo coerente con una domanda di lavoro ancora selettivamente rigida in alcuni comparti.
Questo elemento rafforza l’idea che la Fed non abbia urgenza di intervenire per sostenere l’occupazione: il rallentamento c’è, ma non si sta traducendo in una spirale recessiva.
Non a caso, dopo il dato, il mercato ha rafforzato le scommesse su una pausa a gennaio, continuando però a prezzare circa 50–55 punti base di tagli complessivi nel corso del 2026.
Il dato sull’occupazione è compatibile con uno scenario di crescita più lenta ma non inflazionistica
Sul fronte dei mercati finanziari, la reazione è stata costruttiva. I rendimenti dei Treasury a lunga scadenza sono scesi, segnalando che il dato sull’occupazione è stato letto come compatibile con uno scenario di crescita più lenta ma non inflazionistica.
Il dollaro si è rafforzato moderatamente, mentre l’azionario ha beneficiato di una combinazione favorevole di liquidità abbondante, attese di politica monetaria stabile e rotazioni settoriali.
Il comparto dei semiconduttori resta in rally
Il comparto dei semiconduttori ha fornito un contributo decisivo al rally.
Broadcom e Lam Research hanno messo a segno rialzi significativi, mentre Intel ha beneficiato delle dichiarazioni positive di Donald Trump dopo l’incontro con il nuovo CEO.
Il tema dell’intelligenza artificiale continua a rappresentare il principale pilastro strutturale del mercato: le aziende investono massicciamente in AI e automazione, sostenendo produttività e utili, ma al tempo stesso riducendo il fabbisogno di nuova manodopera.
È questa una delle chiavi di lettura più importanti del momento: l’economia statunitense cresce, la produttività accelera, ma l’occupazione non segue con la stessa intensità. Una “jobless expansion” che cambia il modo di interpretare i cicli tradizionali.
Bene i consumi discrezionali e alcuni settori ciclici
Accanto alla tecnologia, si è osservata una sovraperformance dei consumi discrezionali e di alcuni settori ciclici rimasti indietro in termini di valutazioni, mentre le banche hanno toccato nuovi massimi in vista della stagione degli utili.
I titoli energetici hanno beneficiato delle tensioni geopolitiche legate al Venezuela, ma il quadro resta volatile.
L’incertezza politica non manca: la Corte Suprema non si è pronunciata sulla legalità dei dazi imposti da Trump, lasciando aperto un potenziale fattore di volatilità per i prossimi mesi.
Il mercato immobiliare è tornato improvvisamente sotto i riflettori
Un capitolo a parte merita il mercato immobiliare, tornato improvvisamente sotto i riflettori.
L’annuncio di Trump sull’acquisto di 200 miliardi di dollari di obbligazioni ipotecarie ha acceso un forte rally sui titoli legati ai mutui, al real estate e alla costruzione di case.
L’obiettivo politico è chiaro: abbassare i costi dei mutui, migliorare l’accessibilità abitativa e riportare i consumatori sul mercato.
Gli effetti diretti sui tassi ipotecari potrebbero essere limitati, ma la riduzione degli spread rispetto ai Treasury può fornire un supporto psicologico e finanziario al settore, dopo anni di domanda debole.
Lo S&P 500 sconta uno scenario di normalizzazione ordinata
Nel complesso, il messaggio che arriva da Wall Street è coerente: la crescita rallenta, ma non si spezza; il mercato del lavoro perde slancio, ma resta stabile; la Fed può permettersi di aspettare; la liquidità continua a sostenere gli asset rischiosi.
In questo contesto, i nuovi massimi dell’S&P 500 non sono il segnale di un’euforia incontrollata, ma l’espressione di un mercato che sconta uno scenario di normalizzazione ordinata, in cui la selezione settoriale e la qualità degli utili contano più della crescita indiscriminata.
La vera sfida dei prossimi mesi
La vera sfida dei prossimi mesi sarà capire se la debolezza occupazionale resterà contenuta o se inizierà a riflettersi sui consumi. Finché salari e produttività reggeranno, l’equilibrio potrà tenere.
Ma è su questo sottile confine che si giocherà la sostenibilità del rally nel corso del 2026.
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