Aberdeen Investments - Rendimenti obbligazionari in rialzo, ma l'azionario resta resiliente: quali rischi monitorare

di FTA Online News pubblicato:
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Ben Ritchie, Head of Developed Market Equities, Aberdeen Investments, commenta il recente sell-off del mercato obbligazionario e sull’ impatto sui mercati azionari.

Il motore del rialzo dei rendimenti: crescita reale o sfiducia?

L’aumento dei rendimenti obbligazionari merita un’attenta analisi, ma non rappresenta automaticamente un segnale ribassista per i mercati azionari. L'aspetto chiave risiede nel comprenderne le cause. Secondo il team Global Macro Research di Aberdeen Investments, il recente movimento è stato determinato da rendimenti reali più elevati, timori di natura fiscale, un crescente fabbisogno di finanziamento pubblico e ingenti esigenze di capitale del settore privato per la transizione verso l’intelligenza artificiale. Non siamo di fronte, quindi, a una perdita di fiducia nelle banche centrali né a un'impennata fuori controllo delle aspettative di inflazione a lungo termine.

Storicamente, le azioni hanno tollerato bene rendimenti più elevati quando questi riflettono una crescita economica solida, forti investimenti societari, un aumento della produttività attesa e prospettive sugli utili in miglioramento. Un quadro che descrive fedelmente il contesto attuale. I timori aumenterebbero in modo significativo soltanto di fronte a un rialzo dei rendimenti molto più rapido e marcato, a una perdita di ancoraggio dell'inflazione o a un inasprimento delle condizioni finanziarie tale da compromettere la crescita. Per ora, le nostre analisi suggeriscono che il movimento sia significativo ma non ancora critico.

 

Il rischio trascurato: il meccanismo di contagio tra bond e azioni

Tra i rischi al ribasso più sottovalutati figura la possibilità di un vero e proprio crollo del mercato obbligazionario in grado di trascinare con sé quello azionario. Uno degli scenari avversi delineati da Aberdeen Investments ipotizza proprio questo tipo di dinamica, in cui le pressioni fiscali, l'emissione eccessiva di titoli di Stato o una riduzione aggressiva dei bilanci delle banche centrali inneschino un’impennata dei rendimenti a lungo termine.

Il meccanismo di trasmissione seguirebbe una sequenza precisa: l’aumento del fabbisogno di finanziamento pubblico, spinge gli investitori a richiedere premi al rischio più elevati per detenere bond a lunga scadenza; di conseguenza i tassi di sconto salgono, provocando una compressione delle valutazioni azionarie. Infine le condizioni finanziarie complessive si inaspriscono, indebolendo la crescita economica e riducendo le aspettative sugli utili aziendali.

 

È tuttavia cruciale distinguere tra un graduale riprezzamento dei rendimenti, che i mercati sono in grado di riassorbire, e una perdita di fiducia disordinata. Al momento si tratta di un rischio reale, ma non dello scenario di base. I mercati obbligazionari stanno inviando un segnale d'allarme sulla sostenibilità fiscale, in particolare negli Stati Uniti, nel Regno Unito e parte d'Europa, ma non si registrano ancora le disfunzioni tipiche di una crisi sistemica.

 

I quattro driver chiave del mercato azionario

Analizzando le forze che muovono oggi le borse, è possibile individuare una precisa gerarchia d'impatto.

 

  1. La spesa per capitale legata all'intelligenza artificiale e la crescita dei profitti rappresentano la spina dorsale della resilienza azionaria. La domanda centrale che gli investitori continuano a porsi è se gli utili stiano crescendo a un ritmo tale da giustificare le attuali valutazioni; fino ad oggi la risposta è stata positiva.

  2. I rendimenti obbligazionari costituiscono il rischio principale per la tesi rialzista. Rendimenti più alti incidono direttamente sui multipli di valutazione. L'azionario può reggere il rialzo dei tassi se guidato dagli utili, ma diventa vulnerabile se l'aumento è causato da timori di inflazione o rallentamento.

  3. Il conflitto in Iran e la dinamica del prezzo del petrolio influiscono soprattutto su inflazione, tassi, consumi e margini aziendali. L'ipotesi prevalente resta quella di uno shock energetico temporaneo e non dell'inizio di una crisi petrolifera prolungata.

  4. Le decisioni delle banche centrali continuano a contare, ma l'attenzione si sta progressivamente spostando dai tassi a breve termine verso le politiche fiscali e la tenuta dei titoli di Stato a lungo termine.

Le ragioni della resilienza: utili oltre le notizie di breve termine

Il proseguimento del rally azionario in un contesto di forte incertezza è alimentato primariamente dalla crescita dei profitti, sebbene non manchi una componente di ottimismo. I mercati finanziari guardano strutturalmente al futuro, prezzando non le notizie odierne ma le prospettive a 12-24 mesi. La tenuta dei listini poggia su tre pilastri:

In primo luogo, la solida tenuta degli utili societari. A differenza di precedenti fasi di rialzo speculativo, questa volta i profitti hanno effettivamente accompagnato la crescita dei listini, con le imprese statunitensi in prima fila nel registrare risultati positivi grazie anche ai guadagni di produttività derivanti dall'IA. In secondo luogo, la sorprendente tenuta dell'economia reale: consumi, mercato del lavoro e bilanci aziendali hanno mostrato una tenuta superiore alle attese, trasformando la recessione da molti prevista in un rallentamento moderato ma espansivo. Infine, la percezione che la maggior parte dei rischi contingenti rimanga gestibile, permettendo agli investitori di guardare oltre le notizie di primo piano.

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