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Quasi 35 anni di analisi tecnica e una certezza: la regola magica non esiste

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
6 min

RSI, MACD e medie mobili restano strumenti preziosi, ma rendono meglio quando aiutano a leggere il grafico anziché pretendere di sostituirne l’interpretazione

Quasi 35 anni di analisi tecnica e una certezza: la regola magica non esiste

Utilizzo professionalmente l’analisi tecnica dal 1992

Ho avuto la fortuna di frequentare un’ottima scuola e di imparare da persone estremamente preparate, capaci anche di sviluppare software che per l’epoca erano all’avanguardia e venivano utilizzati quasi esclusivamente dai professionisti, soprattutto nelle sale cambi di tutto il mondo.

Ho praticamente imparato a memoria i libri di John J. Murphy, sia quello dedicato all’analisi tecnica sia quello sull’analisi intermarket.

Continuo a considerarli letture fondamentali: testi che, secondo me, bisognerebbe conoscere a menadito prima di muovere i primi passi in questo mondo.

Ho poi studiato per anni Technical Analysis of Stocks & Commodities — chissà se qualcuno la legge ancora — e, come molti analisti della mia generazione, all’inizio mi sono appassionato agli indicatori classici: RSI, MACD, medie mobili, stocastico, DMI e tutto ciò che poteva essere calcolato partendo da prezzi e volumi.

La ricerca del trading system perfetto

Appena ho potuto mettere le mani su un programma che permetteva di testare i trading system, mi sono buttato a capofitto nella ricerca di qualcosa che mi facesse compiere il salto di qualità.

All’epoca esistevano due grandi filosofie contrapposte: MetaStock e TradeStation. Io mi sono fatto le ossa sul primo. In seguito acquistai anche TradeStation, che offriva qualche possibilità in più, ma per pigrizia non riuscii mai a sfruttarlo fino in fondo.

Le ho provate davvero tutte:

  • •

    medie mobili singole;

  • •

    incroci fra due medie;

  • •

    fasci di medie mobili;

  • •

    RSI in uscita da ipervenduto o ipercomprato;

  • •

    soglie differenti per ogni oscillatore;

  • •

    incroci di MACD;

  • •

    segnali dello stocastico slow;

  • •

    filtri costruiti con il DMI;

  • •

    combinazioni di indicatori e conferme multiple.

In pratica, tutto ciò che la logica poteva suggerire.

Ho assistito da spettatore anche alla grande sbornia per le reti neurali. Qualcuno le utilizza ancora? Sicuramente sì, anche se oggi probabilmente preferisce parlare di machine learning o intelligenza artificiale.

Non sostengo che sia impossibile costruire un sistema efficace con questi strumenti.

Posso soltanto dire che io, in quasi 35 anni, non sono mai riuscito a trovare un indicatore tradizionale che, utilizzato singolarmente o combinato con altri, producesse risultati davvero soddisfacenti e soprattutto robusti una volta trasformato in un trading system.

Qualcuno ricorda ancora il KST di Martin Pring? Ho provato anche quello.

Un sistema può funzionare benissimo, finché si cambia periodo

Il problema non è trovare una combinazione che abbia funzionato bene sul passato.

Quello, con abbastanza tentativi, è relativamente facile.

Per esempio, gli incroci tra le medie mobili esponenziali a 5 e 50 settimane sul grafico dell’S&P 500 hanno prodotto negli ultimi anni alcuni segnali direzionali interessanti. Il grafico lo mostra chiaramente: il sistema è riuscito a evitare parte delle principali fasi negative e a rientrare durante la ricostruzione dei trend rialzisti.

Se però allarghiamo l’analisi a tutta la storia disponibile dell’indice, il risultato diventa molto meno convincente.

Emergono fasi laterali, falsi segnali, ingressi ritardati e uscite che arrivano quando una parte significativa della discesa è già avvenuta.

Gli esempi potrebbero essere infiniti.

Il punto è che un sistema può apparire eccezionale sul periodo nel quale è stato osservato e diventare improvvisamente mediocre quando cambiano il mercato, la volatilità o l’orizzonte temporale.

L’illusione dell’ottimizzazione

L’ottimizzazione dei parametri è un’altra grande illusione.

Quali sono le soglie “migliori” per definire l’ipercomprato e l’ipervenduto? RSI a 70 e 30? Oppure 80 e 20? È preferibile calcolarlo a 14 sedute, a 9 oppure a 21?

Quali sono le medie “migliori” per generare un segnale? La coppia 5-50, 10-40 oppure 20-100?

Il software può testare migliaia di combinazioni e individuare quella che avrebbe prodotto il risultato migliore.

Il problema è che quel risultato potrebbe dipendere semplicemente dalla particolare successione dei prezzi verificatasi nel periodo esaminato.

Più si ottimizza, più cresce la tentazione di aggiungere filtri, condizioni, eccezioni e parametri.

Contemporaneamente aumenta in modo esponenziale la probabilità di avere costruito una soluzione perfettamente cucita addosso a un caso isolato.

È quello che oggi chiamiamo overfitting: un sistema bravissimo a spiegare il passato e molto meno capace di affrontare il futuro.

Gli indicatori non sono inutili: bisogna cambiare il modo di usarli

Questo non significa che si debba buttare via il bambino con l’acqua sporca.

Anche FTAOnline utilizza trading system come motore di alcuni servizi, ma non si tratta di sistemi costruiti intorno ai tradizionali segnali automatici di RSI, MACD o incrocio delle medie.

Qui vedi i risultati di un sistema provato "sul campo".

Dopo tanti anni sono arrivato alla conclusione che gli indicatori classici siano spesso più efficaci quando vengono impiegati in modo prettamente grafico, come strumenti di supporto all’interpretazione.

Per esempio:

  • •

    cercare doppi massimi o doppi minimi sull’RSI;

  • •

    osservare le divergenze fra oscillatore e prezzi;

  • •

    utilizzare la distanza fra quotazioni e media mobile come un elastico, in una logica di ritorno verso la media;

  • •

    tracciare linee di tendenza sul momentum e sull’RSI;

  • •

    confrontare la velocità del movimento con quella delle fasi precedenti;

  • •

    valutare se un indicatore conferma o contraddice ciò che sta mostrando il prezzo.

Queste informazioni possono arricchire enormemente l’analisi, ma difficilmente possono prescindere da un’interpretazione soggettiva e personale.

E quindi inevitabilmente fallibile.

Leggere il grafico come un organismo vivente

L’unica cosa che, secondo la mia esperienza, paga davvero nel tempo è riuscire a entrare in sintonia con i grafici.

Bisogna imparare a leggerli come se fossero organismi viventi: valutarne lo stato di salute, prenderne la pressione, ascoltarne il respiro.

Capire quando un movimento è fluido e quando procede con fatica; quando una correzione è fisiologica e quando qualcosa nella struttura sta cambiando.

È facile? No, per niente.

Funziona sempre? Assolutamente no.

Può produrre risultati positivi? Certamente sì, ma molto dipende dalle aspettative con cui si parte.

Se si cerca uno strumento capace di eliminare l’incertezza, evitare tutte le perdite e indicare in anticipo ogni inversione, la delusione è garantita.

L’analisi tecnica non elimina il rischio e non trasforma il futuro in qualcosa di prevedibile.

Può però aiutare a costruire scenari, riconoscere rapporti fra rischio e rendimento e prendere decisioni con maggiore disciplina.

Il consiglio a chi comincia

A chi vuole avvicinarsi oggi all’analisi tecnica darei un consiglio molto semplice: imparate a memoria Murphy.

Studiate le basi prima di cercare l’indicatore più sofisticato, il software più recente o il sistema venduto come infallibile.

Imparate a riconoscere un trend, un supporto, una resistenza, una configurazione di inversione e una fase laterale.

Poi trovate la vostra strada.

Sperimentate, verificate, sbagliate e costruite un metodo coerente con il vostro carattere, il vostro orizzonte temporale e la vostra capacità di sopportare le perdite.

Ma non iniziate questo percorso sperando di imbattervi nella regola magica capace di cambiarvi la vita.

Io, almeno, in quasi 35 anni di attività non l’ho ancora trovata.

Le informazioni contenute in questo sito non costituiscono consigli né offerte di servizi di investimento. Leggi il Disclaimer.

Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.

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