Petrolio sopra 100 dollari: Eni e gli energetici festeggiano, ma per le Borse è una vittoria avvelenata

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
6 min

Il WTI supera una resistenza decisiva e il Brent raggiunge 116 dollari. Piazza Affari trova sostegno in Eni, Saipem e Tenaris

Petrolio sopra 100 dollari: Eni e gli energetici festeggiano, ma per le Borse è una vittoria avvelenata
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La forza degli energetici rischia di nascondere il deterioramento dello scenario generale

Il ritorno del petrolio sopra livelli tecnici decisivi rappresenta una buona notizia per i titoli energetici, ma una novità decisamente meno favorevole per il resto del mercato azionario.

Piazza Affari ha recuperato terreno nella parte finale della seduta di venerdì grazie soprattutto agli acquisti sul comparto petrolifero. Eni ha guadagnato il 5,82%, Saipem il 4,17% e Tenaris il 4,51%, compensando almeno in parte le vendite che hanno colpito tecnologia, lusso e automotive.

La forza degli energetici rischia però di nascondere il deterioramento dello scenario generale.

Se petrolio e gas continueranno a salire, aumenteranno le pressioni sull’inflazione, si ridurrà lo spazio di manovra delle banche centrali e crescerà il rischio di un rallentamento dei consumi e dell’attività industriale.

WTI: superata una resistenza decisiva

Il grafico giornaliero del WTI CFD mostra un’accelerazione sopra area 102 dollari, livello che aveva più volte frenato i prezzi tra marzo e maggio e che rappresentava il principale ostacolo al rialzo.

La rottura è avvenuta con una candela ampia, capace di portare le quotazioni sopra i 103 dollari. Una chiusura confermata oltre 102-103 dollari rafforzerebbe il trend rialzista sviluppatosi dai minimi di luglio e aprirebbe spazio verso 105 dollari, quindi verso 110-114 dollari, dove transita anche la parte alta del canale ascendente.

Il primo segnale di debolezza arriverebbe invece con un ritorno sotto 102 dollari. In quel caso il breakout rischierebbe di dimostrarsi falso, con possibili ripiegamenti verso 98-99 dollari e successivamente in area 92-93.

Al momento, tuttavia, il segnale prevalente resta rialzista. Le tensioni tra Stati Uniti e Iran continuano a incorporare nei prezzi un significativo premio geopolitico. Il Brent ha raggiunto 116,18 dollari al barile, in rialzo del 2,67%, mentre il gas europeo è salito del 4,40% a 94 euro per megawattora.

Eni vola tra petrolio, utili e remunerazione degli azionisti

Il rialzo di Eni non dipende solamente dall’aumento del greggio. La società ha pubblicato risultati trimestrali particolarmente solidi e ha rafforzato la remunerazione degli azionisti.

L’utile netto adjusted ha raggiunto 2,80 miliardi di euro nel terzo trimestre, mentre nei primi nove mesi è cresciuto del 70% a 6,43 miliardi. Il gruppo ha inoltre annunciato:

  • •

    un dividendo straordinario di 0,46 euro per azione, per complessivi 1,30 miliardi;

  • •

    l’aumento del programma di buyback a 3,80 miliardi di euro.

Dal punto di vista tecnico, il titolo ha superato con decisione la resistenza di area 25 euro, accelerando fino a ridosso di 27,70 euro. Il breakout migliora ulteriormente il quadro di medio periodo, ma la rapidità del movimento ha condotto i prezzi sulla parte alta del canale rialzista.

Oltre 27,70-28 euro potrebbero aprirsi spazi verso 29-30 euro. Nel breve, tuttavia, non si possono escludere prese di profitto dopo un rialzo così violento. I primi sostegni si collocano in area 26,50-26 euro, mentre quota 25 rappresenta ormai il supporto strutturale da difendere.

Per il mercato il petrolio è una tassa

Il problema è che ciò che favorisce Eni, Saipem e Tenaris penalizza gran parte dell’economia.

L’aumento del petrolio produce una catena di effetti potenzialmente negativa:

  1. 1.

    aumenta direttamente l’inflazione energetica;

  2. 2.

    accresce i costi di trasporto e produzione;

  3. 3.

    riduce il reddito disponibile delle famiglie;

  4. 4.

    comprime i margini delle imprese che non riescono a trasferire i rincari sui clienti;

  5. 5.

    alimenta le aspettative d’inflazione;

  6. 6.

    costringe le banche centrali a mantenere i tassi elevati più a lungo.

I settori maggiormente esposti sono automotive, industria, trasporti, chimica, beni di consumo discrezionali e, indirettamente, tecnologia.

Quest’ultima soffre soprattutto perché rendimenti obbligazionari più elevati riducono il valore attuale degli utili futuri.

Per l’Europa lo scenario è particolarmente scomodo: l’energia rincara proprio mentre l’attività economica perde velocità.

Eurozona in rallentamento, Stati Uniti ancora troppo forti

Il PMI composito dell’Eurozona è sceso in ottobre a 51,9 punti dai 53,1 di settembre.

L’attività continua a espandersi, ma al ritmo più lento degli ultimi quattro mesi. Il PMI manifatturiero è arretrato da 52,9 a 52,4 punti, mentre la Germania ha sorpreso positivamente con un indice manifatturiero salito a 54,2.

Negli Stati Uniti il quadro è diverso. Il PMI manifatturiero ha raggiunto 56 punti e quello dei servizi 57,9. Il composito è sceso da 58,4 a 57,6, ma ha comunque indicato il secondo ritmo di crescita più elevato dal marzo 2022.

Il dato più delicato riguarda i prezzi di vendita, cresciuti al ritmo più rapido dall’agosto 2022.

La combinazione fra domanda ancora robusta, petrolio in rialzo e nuove pressioni sui prezzi rende più difficile per la Federal Reserve dichiarare conclusa la stretta monetaria.

Il Treasury decennale è risalito al 4,99%, mentre il mercato si aspetta tassi invariati nella prossima riunione della Fed. Molto dipenderà però dai prossimi dati sull’inflazione PCE.

Anche in Europa prevalgono attese di stabilità nella prossima riunione BCE, ma un sondaggio Bloomberg segnala la possibilità di un nuovo rialzo a dicembre.

Se petrolio e gas restassero sui livelli attuali, tale ipotesi diventerebbe più credibile.

Euro Stoxx 50 sotto la media a 200 giorni

Il deterioramento dello scenario macroeconomico trova conferma nel grafico dell’Euro Stoxx 50 CFD.

L’indice è sceso sotto la media mobile esponenziale a 200 giorni, attualmente in area 6.107 punti, e sotto il ritracciamento del 38,2% posto intorno a 6.128 punti. Le quotazioni restano inoltre inserite nel canale ribassista tracciato dai massimi estivi.

Finché l’indice rimane sotto 6.110-6.130 punti, il quadro conserva un’impostazione fragile. Il primo obiettivo della discesa si colloca in area 5.985-6.000, dove convergono il ritracciamento del 50% e importanti sostegni dinamici.

Sotto questa fascia aumenterebbe il rischio di un’estensione verso 5.845-5.860 punti, in prossimità del ritracciamento del 61,8%.

Per ridurre la pressione ribassista sarebbe necessario recuperare stabilmente la media a 200 giorni.

Una conferma più convincente arriverebbe però soltanto sopra 6.200-6.240 punti, area nella quale transita anche la media esponenziale a 100 giorni.

Un sostegno per il FTSE MIB, un problema per quasi tutto il resto

La forte presenza di società energetiche consente al FTSE MIB di assorbire meglio di altri indici il rincaro del petrolio. Eni, Saipem e Tenaris possono funzionare come una copertura parziale contro lo shock energetico.

Ma il beneficio è soprattutto aritmetico e settoriale. Per il mercato nel suo complesso, petrolio a 110-116 dollari, gas vicino a 100 euro e rendimenti obbligazionari elevati costituiscono una combinazione pericolosa.

Nel breve l’energia può sostenere Piazza Affari; nel medio periodo rischia di indebolire economia, margini aziendali e valutazioni azionarie.

Il livello decisivo da monitorare è ora quello dei 102-103 dollari sul WTI: se la rottura verrà confermata, quella che oggi appare una festa per Eni & Co. potrebbe trasformarsi in un problema sempre più serio per tutto il resto del listino.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.