Area euro: crescita fragile, manifattura in affanno, ma la stabilizzazione passa da credito e inflazione

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
7 min

Inflazione verso l’obiettivo BCE e credito in ripresa: segnali di tenuta che tengono aperto lo scenario di stabilizzazione nel 2026. Eurostoxx 50 a 6000 punti?

Area euro: crescita fragile, manifattura in affanno, ma la stabilizzazione passa da credito e inflazione

Area euro: crescita fragile, manifattura in affanno, ma la stabilizzazione passa da credito e inflazione

L’economia dell’Area euro chiude il 2025 in una condizione di equilibrio instabile: meglio delle attese sul fronte del PIL e dell’inflazione, ma ancora fragile nella sua componente più ciclica, la manifattura, con la Germania che continua a rappresentare l’anello debole della catena.

Germania ed Eurozona: manifattura in contrazione

Il segnale più chiaro arriva dai PMI manifatturieri. In Germania, l’indice HCOB è sceso a 47,0 a dicembre (da 48,2), segnando una contrazione più marcata del previsto e riportando la produzione in calo per la prima volta dopo 10 mesi. Il dato riflette soprattutto:

  • un crollo delle esportazioni, in calo da cinque mesi consecutivi;

  • una riduzione di occupazione, acquisti e scorte;

  • un deterioramento della domanda globale, in particolare extra-UE.

La situazione non è molto diversa a livello di Area euro: il PMI manifatturiero complessivo è sceso a 48,8, minimo da nove mesi. Il sottoindice della produzione è tornato sotto 50, indicando una ripresa abortita, mentre i nuovi ordini e le esportazioni accelerano la loro discesa.

In altre parole, la manifattura europea resta in recessione tecnica, con le imprese più concentrate sulla difesa dei margini che sulla costruzione di capacità per il futuro.

Fiducia cauta: il paradosso delle aspettative

Nonostante il quadro debole, emerge un elemento interessante: le aspettative sulla produzione futura sono migliorate, soprattutto in Germania, toccando i massimi di sei mesi. Le aziende scommettono su:

  • nuovi prodotti,

  • investimenti in difesa e infrastrutture,

  • una graduale normalizzazione del ciclo globale.

È un’aspettativa più politica e strategica che ciclica: il settore privato guarda ai piani pubblici come possibile ancora di salvezza.

Credito e liquidità: segnali di stabilizzazione

Accanto alla debolezza manifatturiera, arrivano però segnali meno negativi dal lato monetario. Secondo i dati della Banca centrale europea:

  • i prestiti alle imprese crescono del 3,1% (massimi da metà 2023),

  • quelli alle famiglie del 2,9%,

  • la massa monetaria M3 accelera al 3,0%, sopra le attese.

Non è una ripartenza vigorosa, ma indica che il sistema finanziario non è in credit crunch e che la trasmissione della politica monetaria sta lentamente tornando a funzionare.

PIL: meglio del previsto, ma crescita disomogenea

Le Previsioni d’autunno della Commissione europea mostrano un’Area euro più resiliente di quanto temuto:

  • PIL 2025: +1,3% (contro lo 0,9% stimato in primavera),

  • 2026: +1,2%, prima di risalire all’1,4% nel 2027.

Il dato è stato sostenuto soprattutto dall’anticipo delle esportazioni nella prima metà dell’anno, legato ai timori sui dazi USA. Tuttavia, Bruxelles avverte chiaramente che i rischi restano orientati al ribasso.

Italia: crescita bassa, ma conti in miglioramento

Il quadro italiano resta più debole:

  • PIL 2025: +0,4%,

  • crescita modesta anche nel 2026–2027.

La nota positiva arriva dai conti pubblici: il deficit/PIL è visto al 3% nel 2025 e in discesa negli anni successivi, aprendo la strada a una possibile uscita dalla procedura per deficit eccessivo. Il debito resta elevato, ma stabile.

Inflazione: il vero punto di forza

Il miglioramento più strutturale riguarda l’inflazione:

  • Area euro: 2,1% nel 2025, 1,9% nel 2026,

  • Italia: 1,7% nel 2025, 1,3% nel 2026.

Questo consente alla BCE di mantenere un atteggiamento più accomodante, migliorando le condizioni di finanziamento e riducendo la pressione su famiglie e imprese.

I rischi sullo sfondo

Secondo Bruxelles, il quadro resta esposto a shock esterni:

  • dazi e tensioni geopolitiche,

  • volatilità dei mercati finanziari (in particolare tech e AI),

  • incertezza politica interna,

  • eventi climatici estremi.

Per questo, come ha sottolineato il commissario Valdis Dombrovskis, diventa cruciale completare il mercato unico, semplificare le regole e stimolare l’innovazione per sbloccare la crescita interna.

Euro Stoxx 50: trend rialzista confermato, mercato in fase di consolidamento sopra i massimi storici

Il grafico settimanale dell’Euro Stoxx 50 mostra un trend rialzista di fondo solido e ben impostato, avviato dai minimi del 2022 e tuttora in essere. La rottura dei precedenti massimi storici del 2000, avvenuta nel corso del 2024, ha rappresentato un passaggio tecnico di enorme rilevanza, sancendo l’uscita definitiva da una congestione pluridecennale.

Breakout e pullback riuscito

Dopo il breakout dei massimi storici, il mercato ha effettuato a fine novembre un pullback tecnico ordinato verso l’ex resistenza, ora trasformata in supporto. Questo movimento di ritorno non solo non ha indebolito la struttura, ma ha anzi rafforzato la validità del breakout, con i prezzi che hanno reagito positivamente, riprendendo la salita nelle settimane successive.

Dal punto di vista tecnico, questo comportamento è tipico dei mercati forti: la vecchia resistenza diventa base di accumulazione e trampolino per nuove estensioni.

Struttura attuale: forza, ma senza eccessi

Attualmente l’indice si muove sopra l’area di breakout, con una sequenza di massimi e minimi crescenti ancora intatta. Il trend resta rialzista anche nel breve-medio periodo, senza segnali evidenti di distribuzione.

La fase in corso può essere letta come:

  • una pausa fisiologica dopo il forte movimento direzionale;

  • oppure un consolidamento costruttivo in vista di una nuova gamba rialzista.

Livelli tecnici chiave

  • Area 5.550–5.560: supporto principale di medio periodo, coincidente con la zona del pullback e con l’ex resistenza storica. Finché i prezzi restano sopra quest’area, il quadro resta costruttivo.

  • Sotto 5.550: aumenterebbe il rischio di una correzione più profonda, con possibile ritorno verso area 5.300–5.250.

  • Resistenze: al momento non ci sono veri ostacoli tecnici ravvicinati. In caso di prosecuzione del movimento, il mercato entrerebbe in territorio di scoperta dei prezzi.

Obiettivi di medio periodo

In assenza di segnali di inversione, il target naturale del movimento in atto può essere stimato in area 5.950–6.000 punti, livello coerente con:

  • proiezioni di ampiezza del movimento post-breakout;

  • estensioni tipiche dopo l’uscita da range di lunghissimo periodo.

Conclusione

Il messaggio del grafico settimanale è chiaro:

  • trend primario rialzista intatto;

  • breakout storico confermato da pullback riuscito;

  • nessun segnale tecnico di inversione al momento.

Solo ritorni sotto area 5.550, e soprattutto una sua violazione in chiusura settimanale, imporrebbero una lettura più prudente. Fino ad allora, ogni fase di consolidamento va interpretata come potenziale pausa di continuazione, più che come segnale di debolezza.

In sintesi

  • Manifattura: ancora in contrazione, soprattutto in Germania

  • Credito e inflazione: segnali di stabilizzazione

  • PIL: meglio delle attese, ma fragile

  • Italia: crescita bassa, conti in miglioramento

  • Scenario: resilienza sì, ma senza slancio

L’Area euro non è in recessione, ma non è ancora in vera ripresa. La crescita tiene grazie a fattori monetari e fiscali, mentre il motore industriale resta inceppato. Il 2026 sarà un banco di prova decisivo: o gli investimenti pubblici e la disinflazione riusciranno a riattivare il ciclo, oppure l’Europa rischia di restare intrappolata in una crescita strutturalmente modesta.

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