Wall Street chiude il 2025 sui massimi: l’America scommette ancora su AI e crescita

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
5 min

Mercati sempre più concentrati e nuove fragilità sotto la superficie: il 2026 tra opportunità, tassi e necessità di diversificazione

Wall Street chiude il 2025 sui massimi: l’America scommette ancora su AI e crescita

Wall Street chiude il 2025 sui massimi: la grande scommessa americana tra AI, concentrazione e nuovi rischi

Il mercato azionario statunitense si avvia a chiudere il 2025 vicino ai massimi storici, con l’S&P 500 in rialzo di circa +17% nell’anno e lanciato verso una delle migliori sequenze triennali di sempre. Un risultato che, solo pochi mesi fa, sembrava tutt’altro che scontato.

In primavera, infatti, il rally pluriennale aveva dato l’impressione di interrompersi bruscamente. L’annuncio dei nuovi dazi di Donald Trump nel giorno ribattezzato “Liberation Day” aveva innescato il ritorno delle operazioni “Sell America”, scommesse su un arretramento degli Stati Uniti nello scenario globale.

La reazione dei mercati fu violenta, ma sorprendentemente breve: nel giro di poche settimane Wall Street ha invertito la rotta, tornando a correre.

Perché la frenata temuta non è arrivata

Il rallentamento economico previsto da molti strategist non si è materializzato nella misura temuta. Le esenzioni tariffarie, insieme a una serie di accordi commerciali, hanno limitato l’impatto inflattivo dei dazi più alti degli ultimi decenni.

Ma soprattutto, a fare la differenza è stata l’accelerazione senza precedenti degli investimenti legati all’intelligenza artificiale.

La corsa agli armamenti tecnologici tra big tech ha generato un boom di spesa in conto capitale di proporzioni storiche: data center, chip, infrastrutture e software stanno alimentando crescita economica, profitti e una nuova ondata di creazione di ricchezza.

Il rovescio della medaglia è che il mercato statunitense è oggi ancora più concentrato di quanto non fosse prima.

Il dominio dei titani tecnologici

I numeri parlano chiaro. Broadcom, Nvidia e le cosiddette “Magnificent Seven” (Amazon, Meta, Tesla, Apple, Microsoft e Alphabet) rappresentano oggi circa il 40% della capitalizzazione dell’S&P 500, contro il 15% di dieci anni fa. Una concentrazione senza precedenti nell’era moderna dei mercati finanziari.

E le performance sono state impressionanti:

  • Nvidia +40% nel 2025 (quasi “deludente” rispetto ai pari),

  • Broadcom +51%,

  • Alphabet +66%,

  • AMD +78%,

  • Palantir +139%,

  • Micron Technology addirittura +248%.

Il Nasdaq Composite guadagna +21%, mentre il Dow Jones si ferma a un più “difensivo” +14%, segnale di un mercato sempre più guidato dalla tecnologia.

Scommettere contro questi titoli è un gioco pericoloso, una frase che riassume perfettamente lo spirito del 2025.

Volatilità, shock e… consumatori resilienti

Questa estrema concentrazione non è stata indolore. Nel corso dell’anno i mercati hanno attraversato fasi di forte volatilità: dai dazi di aprile, ai progressi dell’AI cinese, ai ritardi nella costruzione dei data center.

In autunno, la combinazione tra shutdown governativo e dubbi sui ritorni economici dell’intelligenza artificiale ha innescato un nuovo scossone.

Eppure, ogni volta, il mercato ha trovato un paracadute inatteso: la sorprendente resilienza dei consumatori americani. Secondo molti osservatori, ciò che gli economisti hanno sottovalutato è l’enorme quantità di ricchezza accumulata dalla fascia più alta della popolazione.

Quello che in molti hanno mancato è quanto denaro abbia guadagnato l’1% della popolazione. Una ricchezza che si è riversata su consumi, immobili, beni durevoli e investimenti, sostenendo la crescita nonostante un quadro macro tutt’altro che perfetto.

Le crepe sotto la superficie

Ma non tutto è solido. Le tensioni iniziano a emergere sotto la superficie:

  • l’inflazione resta elevata,

  • la crescita dell’occupazione rallenta sensibilmente,

  • il tasso di disoccupazione è in aumento.

Secondo JPMorgan, l’economia americana potrebbe trovarsi in una situazione inedita: una “jobless expansion”, una crescita sostenuta più dalla produttività e dagli investimenti che dall’occupazione. Una combinazione che, storicamente, non ha molti precedenti.

“L’accelerazione della spesa delle imprese insieme a un indebolimento materiale del mercato del lavoro è qualcosa che non si osserva da oltre 60 anni”, scrivono gli analisti della banca.

Fed, tassi e il nodo del 2026

La Federal Reserve resta uno dei principali punti interrogativi. I verbali dell’ultima riunione mostrano un board diviso, mentre i mercati prezzano una probabilità intorno al 50% di almeno due tagli dei tassi entro fine 2026.

I rendimenti obbligazionari, tuttavia, restano elevati: il Treasury decennale si muove intorno al 4,1%, mantenendo sotto pressione mutui e finanziamenti. Ma per alcuni strategist non è un male: un’economia con tassi al 4% è più sana di una con tassi al 2%.

Diversificazione: la parola chiave che torna di moda

Guardando al 2026, molti investitori iniziano a ridurre l’esposizione ai titoli tecnologici più cari, spostando l’attenzione su banche, materiali, healthcare e mercati esteri.

Non a caso, nel 2025 diversi listini internazionali — Giappone, Regno Unito, Germania — hanno sovraperformato Wall Street.

Non è un ritorno al “Sell America”, ma piuttosto un tentativo di riequilibrare il rischio in un mondo più frammentato, meno globalizzato e più dipendente da politiche industriali e commerciali nazionali.

Il grande interrogativo

La vera domanda resta una: quanto è sostenibile il boom dell’intelligenza artificiale? Finché funziona, alimenta profitti, crescita e mercati. Ma se dovesse deludere, l’impatto sarebbe ampio.

Stanno facendo tutti la stessa scommessa, se non funziona, avranno messo sul tavolo una quantità enorme di capitale che può svalutarsi molto rapidamente.

Per ora, però, la storia del 2025 è chiara: ogni correzione è stata un’opportunità di acquisto. L’S&P 500 è salito di oltre +38% dai minimi di aprile, dimostrando che, ancora una volta, Wall Street ha scelto di credere nel futuro. Anche a costo di correre più rischi di quanto sembri in superficie.

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