Domenico è morto con un cuore bruciato, la tragedia del trapianto di Napoli dall'inizio
pubblicato:Il piccolo Domenico è morto con il suo cuore bruciato. Raccontiamo la vicenda dall'inizio, dal trapianto al decesso nell'ospedale di Napoli

Le parole dell'avvocato Francesco Petruzzi sono destinate ad entrare nella storia. "Ho appena ricevuto la chiamata della signora. È finita. Ora devo andare sopra", ha detto ai giornalisti la mattina di sabato 21 febbraio. La fine di un calvario, ma anche l'inizio di un'altra storia che, dopo tanta apprensione e tante lacrime, si muove tra i fascicoli di un'inchiesta.
Il piccolo Domenico è morto. 21 febbraio. 9:20. Il suo cuore bruciato si è spento un mese dopo quel trapianto. Poco dopo è arrivata la nota dell'Azienda Ospedaliera dei Colli per confermare la notizia. Un mese intenso, in cui la mamma Patrizia Mercolino è stata più volte inquadrata dalle telecamere con accanto il suo legale, un angelo custode capace di mantenere una fermezza olimpica nonostante lo sguardo tradisse paura, rabbia e speranza.
Domenico è morto
Alle 5 del mattino di sabato 21 febbraio Patrizia Mercolino ha ricevuto la chiamata dall'ospedale Monaldi: "Signora, venga in ospedale". Il resto è già precipitato nei tempi frenetici dei lanci di cronaca. Solamente giovedì Petruzzi aveva annunciato il percorso della PCC, la Pianificazione Condivisa delle Cure, un "istituto introdotto nel 2017", aveva spiegato in collegamento con Dritto e Rovescio.
Una scelta ricevuta e accettata dallo staff medico con l'intento di alleviare le sofferenze del piccolo Domenico. Nessun distacco dall'Ecmo, perché ciò avrebbe portato il bambino alla morte in un minuto, un rischio non consentito dalla legge. Le prime parole di mamma Patrizia una volta accertato il decesso del bimbo sono state lapidarie: "Quello che è successo a Domenico non dovrà essere dimenticato". Nascerà una fondazione, dichiara.
Il trapianto del 23 dicembre 2025
Domenico era affetto da una grave cardiopatia dilatativa. Dall'ospedale Monaldi era arrivata la notizia della disponibilità di un cuore nuovo per il bambino, quindi era tutto pronto per il trapianto. Due medici erano partiti da Napoli alla volta di Bolzano, dove avevano ricevuto l'organo. Conservato in ghiaccio secco anziché in ghiaccio naturale.
Il cuore è arrivato a Napoli gravemente danneggiato, ma nel frattempo sul bambino era già stato praticato l'espianto. Non si poteva tornare indietro, quindi durante l'intervento Domenico ha ricevuto il cuore bruciato ed è stato attaccato all'Ecmo per restare in vita, nella speranza dell'arrivo di un altro cuore. E un altro cuore è arrivato, ma Domenico non era più trapiantabile. Lo ha stabilito un summit di luminari che si erano riuniti proprio per decidere come e se procedere per quel cuore nuovo. Un nuovo trapianto non sarebbe stato compatibile con le condizioni di salute del bambino.
Che dopo una breve PCC è morto, alle 9:20 del mattino in quell'ospedale di Napoli dal quale non è mai uscito.
L'inchiesta sul cuore bruciato tra Bolzano e Napoli
Sin dall'inizio della vicenda sei sanitari, tra medici e paramedici, sono stati iscritti nel registro degli indagati per lesioni colpose. Come è stato possibile una tale negligenza durante il trasporto dell'organo da Bolzano a Napoli?
Appresa la notizia della morte del piccolo la loro posizione si è inevitablmente aggravata: il fascicolo è stato convertito da lesioni colpose a omicidio colposo, come scrive Ansa.
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