Asia-Pacific è in negativo. A Tokyo Nikkei 225 perde l'1,99%
pubblicato:Dopo una seduta di recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, apprezzatosi dello 0,88% giovedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza ha invece virato decisamente in negativo. Si avvia alla chiusura il summit tra Xi Jinping e Donald Trump a Pechino e gli investitori restano incerti considerando per altro che l'unico effetto concreto del viaggio in Asia di Trump è un nuovo rialzo dei corsi del greggio, in scia all'annuncio di significativi acquisti di petrolio Usa da parte della Cina. A guidare la tendenza ribassista è però la Corea del Sud, con il Kospi che affonda dopo avere toccato gli 8.000 punti. Samsung Electronics precipita sul listino dopo che i sindacati hanno annunciato che andranno avanti con il previsto sciopero di 18 giorni a partire dal 21 maggio. E il clima decisamente ribassista per la regione si concretizza nella perdita intorno al 3% dell'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in crescita dello 0,30% a fronte di un indebolimento di circa lo 0,20% per lo yen parimenti sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,99% (fa meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi dello 0,39%). Sul fronte macroeconomico, in aprile i prezzi alla produzione crescono in Giappone del 4,9% annuo, in ulteriore accelerazione rispetto al 2,6% di marzo (e al 2,0% di febbraio) e sopra al 3,0% del consensus. Su base sequenziale l'indice dei prezzi alla produzione sale invece del 2,3% contro l'1,0% precedente (0,1% l'incremento di febbraio).
Tutte ampiamente in negativo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono circa l'1,30% e l'1,50% rispettivamente, contro un declino superiore all'1% anche per lo Shenzhen Composite. Molto male Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in calo di quasi il 2% (fa anche peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una flessione intorno al 2,20%). A Sydney è stato dello 0,11% il ribasso dell'S&P/ASX 200 in chiusura, mentre a Seoul è di oltre il 6% il tracollo del Kospi. In aprile l'indice dei prezzi all'export è rimbalzato in Corea del Sud del 40,8% annuo, in accelerazione rispetto al 29,5% della lettura finale di marzo. L'indice dei prezzi all'import è invece cresciuto del 20,2% annuo contro il 20,4% precedente. Su base sequenziale i prezzi all'export sono invece saliti del 7,1% contro una flessione del 2,3% per quelli all'import.
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