Asia-Pacific è in negativo. Il Nikkei 225 ha perso lo 0,88%
pubblicato:Dopo una seduta contrastata per Wall Street (in positivo dei tre principali indici newyorkesi il solo Dow Jones Industrial Average, apprezzatosi dello 0,53% mercoledì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza si è consolidata al ribasso. Il settore tecnologico è in sofferenza anche in Cina. Come nota la Cnbc, infatti, l'Hang Seng Tech Index, dominato da aziende della Cina continentale, è scivolato in territorio ribassista, avendo perso oltre il 20% dal picco di ottobre. Il rally dello scorso anno è dimenticato mentre i timori fiscali e l'avversione globale al rischio indeboliscono la fiducia degli investitori. In attesa delle decisioni di Bank of England (BoE) e Banca centrale europea (Bce), e per entrambi gli istituti centrali le aspettative del mercato sono per un costo del denaro invariato, il clima ribassista per la regione si concretizza in una contrazione ampiamente superiore all'1% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete del mondo, è in recupero di circa lo 0,10% a fronte di un declino di quasi lo 0,20% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 ha perso lo 0,88% (ha fatto meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque dello 0,09%). Sul fronte macroeconomico, in dicembre la bilancia commerciale dell'Australia si è attestata su base rettificata stagionalmente su un surplus di 3,37 miliardi di dollari australiani, in crescita rispetto ai 2,60 miliardi della lettura finale di novembre (4,35 miliardi in ottobre) e poco sotto ai 3,42 miliardi del consensus. Le esportazioni dall'Australia sono salite dell'1,0% mensile (4,0% il declino di novembre), contro la flessione dello 0,8% delle importazioni (0,2% la precedente flessione). A Sydney l'S&P/ASX 200 ha perso lo 0,43% in chiusura della sessione.
La produzione d'oro è salita in Cina dell'1,09% nell'intero 2025, mentre l'output da materie prime importate è cresciuto dell'8,81% a 170,68 tonnellate. I consumi del metallo prezioso sono invece diminuiti del 3,57% rispetto al 2024 (a 950,10 tonnellate), a fronte di uno spostamento del mercato dal segmento dei gioielli verso prodotti da investimento come lingotti e monete. Contrastate le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono lo 0,64% e lo 0,60% rispettivamente, contro un netto declino dell'1,30% per lo Shenzhen Composite. In positivo invece Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop agli scambi l'Hang Seng guadagna circa lo 0,10% (fa anche meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con un progresso di quasi lo 0,50%). A Seoul prosegue l'estrema volatilità con un crollo del 3,86% per il Kospi.
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