Wall Street cambia passo: il Dow Jones rompe i 50.000 punti e rilancia il trend rialzista
pubblicato:La rottura delle resistenze di gennaio apre spazio a un nuovo allungo, con i titoli ciclici e industriali protagonisti del rally

Il quadro che emerge dalle oscillazioni di venerdì degli indici azionari è quello di un mercato che, dopo settimane di tensioni e prese di beneficio soprattutto sul comparto tecnologico, ritrova slancio e fiducia grazie a un segnale tecnico e psicologico di grande rilievo: la rottura dei massimi di gennaio da parte del Dow Jones Industrial Average.
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Il Dow Jones Industrial Average supera una resistenza chiave
Dal punto di vista grafico, il superamento deciso di area 49.680 – una resistenza che aveva respinto i prezzi per tutto il mese di gennaio – rappresenta un passaggio chiave.
Nelle settimane precedenti l’indice aveva “scaricato” gli eccessi senza mai compromettere la struttura di fondo, appoggiandosi più volte sulla linea mediana del canale rialzista che parte dai minimi di agosto 2025.
Questa fascia, collocata tra 48.500 e 48.750 punti, ha svolto un ruolo di supporto dinamico molto efficace. Il successivo allungo verso la parte alta del canale ha poi completato il quadro, aprendo spazio a un potenziale ulteriore movimento rialzista di almeno 1.500 punti.
Solo un ritorno stabile sotto 49.500 rimetterebbe in discussione l’ipotesi di prosecuzione del trend.
Wall Street ha messo a segno un rimbalzo ampio ma Amazon cede
Il contesto di mercato ha favorito questo movimento. Dopo una settimana difficile, caratterizzata da forti vendite sui titoli tech, Wall Street ha messo a segno un rimbalzo ampio. S&P 500 e Nasdaq Composite hanno recuperato terreno dopo tre sedute consecutive in rosso, anche se il sentiment resta selettivo e meno euforico rispetto alle fasi precedenti del rally.
A pesare sull’umore degli investitori è stata soprattutto Amazon, che ha lasciato sul terreno quasi il 9% dopo aver annunciato un aumento di oltre il 50% degli investimenti in conto capitale.
La notizia ha riacceso il dibattito sui costi della corsa all’intelligenza artificiale e sulla sostenibilità dei margini nel breve periodo, proprio mentre tutte le “Magnifiche Sette” stanno accelerando sulla spesa per l’AI.
La composizione più ciclica e industriale aiuta il Dow
Il Dow, però, ha mostrato una forza relativa superiore grazie alla sua composizione più ciclica e industriale. La seduta si è chiusa con un balzo di 1.206 punti (+2,47%) a 50.115,67, segnando per la prima volta nella storia la soglia psicologica dei 50.000 punti.
Da inizio anno il guadagno è del 4,3%, nettamente superiore a quello dell’S&P 500.
A trainare l’indice è stata soprattutto Caterpillar, in rialzo del 7,1% nella giornata e di circa il 27% dall’inizio dell’anno, dopo un 2025 già chiuso con un progresso superiore al 50%. Un segnale chiaro di come il mercato stia premiando sempre di più i titoli esposti al ciclo economico e agli investimenti infrastrutturali.
La chiave di lettura è l’allargamento del rally: non più concentrato solo su tecnologia e AI, ma distribuito su più settori.
Il superamento dei 50.000 punti può attirare nuovi flussi verso il mercato azionario
In questo senso, il Dow viene spesso percepito come “l’indice della gente”: il superamento di una soglia simbolica come i 50.000 punti può avere un forte impatto psicologico e attirare nuovi flussi verso il mercato azionario.
A sostenere il movimento hanno contribuito anche Goldman Sachs, in rialzo del 4,3%, e NVIDIA, che ha messo a segno un recupero del 7,9% dopo le recenti correzioni, pur restando leggermente negativa su base annua.
La presenza di Nvidia nel Dow, dopo la sostituzione di Intel nel novembre 2024, ha aumentato l’esposizione dell’indice al tema AI, ma in modo più bilanciato rispetto agli indici ponderati per capitalizzazione.
Sul fronte macro, il quadro resta complesso ma costruttivo
Sul fronte macro, il quadro resta complesso ma costruttivo. La speranza che la Federal Reserve riesca a gestire un atterraggio morbido dell’economia continua a essere un pilastro del sentiment.
La presidente della Fed di San Francisco, Mary Daly, ha ribadito che uno o due ulteriori tagli dei tassi nel 2026 restano sul tavolo, soprattutto se emergeranno segnali più chiari di indebolimento del mercato del lavoro.
Pur sostenendo la recente decisione di mantenere i tassi invariati, Daly ha sottolineato che l’equilibrio dei rischi, a suo avviso, pende leggermente verso l’occupazione più che verso l’inflazione.
L’inflazione resta infatti intorno al 3%, ancora sopra il target del 2%, ma diversi analisti ritengono che la componente dei beni abbia ormai superato il picco e che nel corso dell’anno possa tornare a scendere.
Il mercato del lavoro, invece, mostra crepe più sottili ma diffuse: disoccupazione al 4,4%, difficoltà crescenti per i neolaureati e una sensazione di precarietà che emerge anche dagli indicatori qualitativi citati dalla stessa Daly.
Attenzione ai prossimi dati sui payroll
In questo contesto, i prossimi dati sui payroll – rinviati alla prossima settimana – diventano cruciali per orientare le aspettative di politica monetaria.
A bilanciare le incertezze arriva però un segnale incoraggiante dai consumatori: l’indice di fiducia dell’Università del Michigan è salito a 57,3 punti a febbraio, sopra le attese, suggerendo che la domanda interna resta resiliente.
La rottura dei 50.000 punti del Dow non è solo un record storico
Nel complesso, la rottura dei 50.000 punti del Dow non è solo un record storico, ma il riflesso di un mercato che sta cercando nuove leadership e una maggiore diversificazione, mentre la narrativa sull’intelligenza artificiale passa dalla fase dell’entusiasmo indiscriminato a quella della selezione e della sostenibilità economica.
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