Asia-Pacific in calo e a Tokyo il Nikkei 225 perde lo 0,60%
pubblicato:Dopo una partenza d'ottava in negativo per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, deprezzatosi dello 0,92% lunedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza ribassista è stata confermata.
Il prezzo del petrolio continua a salire sui timori per l'impatto sull'offerta di greggio causato da un conflitto in Medio Oriente che potrebbe durare ben più a lungo di quanto preventivato. Intanto, nota la Cnbc, Washington e Iran non stanno trattando direttamente ma i negoziati per la possibile soluzione della crisi sono attualmente condotti attraverso la mediazione del Qatar.
Mentre gli investitori devono fare i conti con il costante aumento del rendimento degli U.S. Treasury e con la concreta possibilità che un'inflazione persistente possa spingere la Federal Reserve (Fed) a ulteriori aumenti dei tassi d'interesse, il clima ribassista per la regione si concretizza in un calo intorno allo 0,30% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in marginale crescita a fronte di un rafforzamento intorno allo 0,10% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde lo 0,60% (fa decisamente peggio l’indice più ampio Topix, deprezzatosi dell'1,72%).
Sul fronte macroeconomico, in luglio l’indice anticipatore del Giappone è salito su 117,7 punti dai 116,2 punti registrati in maggio e giugno (115,9 punti in aprile), contro i 117,9 punti della lettura preliminare diffusa a inizio mese. L’indice di coincidenza, che sintetizza lo stato attuale dell'economia, è invece cresciuto su 120,6 punti dai 118,9 punti precedenti (118,3 punti in maggio).
Contrastate le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano circa lo 0,40% e lo 0,30% rispettivamente, contro un progresso intorno allo 0,70% per lo Shenzhen Composite. In negativo invece Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in declino di circa lo 0,30% (fa meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, che si muove appena sotto la parità).
A Seoul è intorno allo 0,30% il ribasso del Kospi, mentre a Sydney è stato dello 0,34% il guadagno dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione. Come previsto la Reserve Bank of Australia (Rba) alza i tassi di 25 punti base al 4,60% (sui massimi dal 2011), dopo avere fatto altrettanto in febbraio, marzo e maggio. La Rba, riporta la Cnbc, ha spiegato che "continuerà a fare quanto ritiene necessario" per contenere l'inflazione, incluso un ulteriore inasprimento monetario.
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