Asia-Pacific in deciso recupero. Nikkei 225 guadagna l'1,43%
pubblicato:Dopo una partenza d'ottava in deciso recupero per Wall Street (i tre principali indici newyorkesi si sono tutti apprezzati di ben oltre l'1% lunedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza in positivo è stata confermata. A sostenere i listini l'ennesimo dietrofront di Donald Trump, che aveva dichiarato di avere ordinato alle forze armate Usa di rinviare di cinque giorni gli attacchi minacciati nel weekend contro gli impianti energetici dell'Iran. Parole che hanno innescato un sell-off per i prezzi del petrolio (il Brent aveva sfiorato un crollo dell'11% lunedì). I media ufficiali di Teheran hanno tuttavia contestato le affermazioni di Trump, negando che si fossero svolti colloqui con Washington. A confermare le incertezze degli investitori sulle prospettive del conflitto il fatto che Iran e Israele stiano continuando con i loro attacchi. Il clima in ogni caso rialzista per la regione si concretizza intanto in un progresso di oltre il 2% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in rialzo di oltre lo 0,20% a fronte di un declino superiore allo 0,10% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna l'1,43% (fa anche meglio l'indice più ampio Topix, apprezzatosi del 2,10%). Sul fronte macroeconomico, in febbraio il tasso d'inflazione è sceso ulteriormente in Giappone sull'1,3% annuo dall'1,5% di gennaio (2,1% in dicembre), consolidandosi sui minimi dall'1,2% dal marzo 2022. Il dato si conferma anche sotto al 2% di target della Bank of Japan (BoJ), dopo che in gennaio era scivolato sotto tale soglia per la prima volta dopo 45 mesi. Su base sequenziale l'indice dei prezzi al consumo è calato dello 0,2% come nei due mesi precedenti (0,3% il rialzo di novembre). L'inflazione core è invece diminuita ulteriormente sull'1,6% annuo dal 2,0% di gennaio, contro l'1,7% del consensus.
Tutte decisamente in positivo le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 guadagnano l'1,78% e l'1,28% rispettivamente, contro un progresso del 2,17% per lo Shenzhen Composite. Molto bene anche Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni l'Hang Seng è infatti in crescita di circa il 2,70% (fa peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, comunque con un rialzo ampiamente superiore al 2%). A Sydney è stato dello 0,16% l'apprezzamento dell'S&P/ASX 200, mentre a Seoul è stata del 2,74% l'espansione del Kospi in chiusura della sessione. In febbraio i prezzi alla produzione sono cresciuti in Corea del Sud del 2,4% annuo, in accelerazione rispetto all'1,9% dei tre mesi precedenti (1,5% in ottobre). Su base sequenziale l'indice è invece salito dello 0,6% contro lo 0,7% della lettura finale di gennaio (0,4% il rialzo di dicembre).
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