TIM verso il delisting dopo l’OPAS di Poste Italiane: conviene prendere profitto?

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
6 min

Il prezzo di TIM si avvicina al valore implicito dell’offerta da 0,635 euro per azione: il potenziale di rialzo potrebbe ridursi mentre il titolo diventa sempre più un’operazione di arbitraggio

TIM verso il delisting dopo l’OPAS di Poste Italiane: conviene prendere profitto?

TIM verso il delisting dopo l’OPAS di Poste Italiane: conviene prendere profitto?

L’annuncio dell’OPAS totalitaria da parte di Poste Italiane su Telecom Italia ha cambiato radicalmente lo scenario per il titolo, aprendo concretamente la strada a un possibile delisting da Euronext Milan entro fine 2026.

L’offerta prevede un corrispettivo complessivo pari a circa 0,635 euro per azione, composto da:

  • 0,167 euro in contanti

  • 0,0218 azioni Poste di nuova emissione per ogni azione TIM

Il premio implicito rispetto ai prezzi precedenti all’annuncio è limitato (circa +9%), elemento che spesso suggerisce come il mercato abbia già incorporato gran parte del valore dell’operazione.


Cosa succede di solito quando parte un’OPAS finalizzata al delisting

Quando viene annunciata un’offerta finalizzata al ritiro dalla Borsa:

  1. 1.

    il prezzo tende ad avvicinarsi al valore dell’offerta

  2. 2.

    il potenziale di rialzo residuo si riduce

  3. 3.

    la volatilità diminuisce progressivamente

  4. 4.

    il titolo diventa più simile a un arbitraggio che a un investimento direzionale

In altre parole, il mercato tende a “ancorarsi” al prezzo implicito dell’offerta.

TIM verso il delisting dopo l’OPAS di Poste Italiane: conviene prendere profitto?


TIM dopo l’OPAS di Poste Italiane: qual è il valore teorico e quali scenari per il titolo

L’annuncio dell’OPAS totalitaria da parte di Poste Italiane su Telecom Italia ha modificato profondamente il profilo del titolo, che ora si muove sempre più in funzione del valore implicito dell’offerta e delle probabilità di completamento dell’operazione.

L’offerta prevede una componente mista composta da 0,167 euro in contanti e da 0,0218 azioni Poste di nuova emissione per ogni azione TIM. Il valore complessivo indicato è pari a circa 0,635 euro per azione, ma il prezzo teorico effettivo dipende direttamente dall’andamento del titolo Poste.

Considerando un prezzo di Poste nell’area compresa tra 21,5 e 22,5 euro, la componente azionaria dell’offerta vale circa 0,47–0,49 euro, che sommata alla parte cash porta il valore teorico di TIM in un intervallo compreso tra 0,64 e 0,65 euro per azione.

Questo meccanismo implica che il prezzo di TIM tenderà a muoversi in funzione del valore di Poste: un rialzo del titolo Poste aumenterebbe automaticamente il valore implicito dell’offerta, mentre eventuali discese del titolo dell’offerente potrebbero ridurre l’appeal dell’operazione.

Scenario migliore per TIM

Lo scenario più favorevole per il titolo prevede la possibilità di un valore superiore all’attuale prezzo implicito dell’offerta, con potenziali estensioni verso area 0,70 euro o oltre.

Questo potrebbe verificarsi nel caso in cui il mercato inizi a scontare un possibile miglioramento dei termini dell’offerta oppure attribuisca maggiore valore alle sinergie industriali derivanti dall’integrazione tra Poste e TIM.

Un altro fattore positivo potrebbe essere rappresentato da un rafforzamento del titolo Poste, che aumenterebbe automaticamente la componente azionaria del corrispettivo.

In generale, quando il premio offerto inizialmente non appare particolarmente elevato, il mercato tende a mantenere aperta la possibilità di piccoli aggiustamenti dei termini economici.

Scenario peggiore per TIM

Lo scenario meno favorevole sarebbe legato a eventuali difficoltà nel completamento dell’operazione oppure a un significativo calo del titolo Poste.

In queste circostanze il valore implicito dell’offerta diminuirebbe, con possibili ritorni del prezzo di TIM verso l’area 0,55–0,58 euro.

Un eventuale peggioramento del contesto di mercato o del settore telecom potrebbe inoltre ridurre l’attrattività dell’operazione e aumentare la volatilità del titolo.

Va infatti considerato che, in caso di mancato completamento dell’OPAS, TIM tornerebbe a essere valutata sulla base dei propri fondamentali standalone, che negli ultimi anni hanno mostrato una crescita piuttosto contenuta.

Probabilità di rilancio dell’offerta

La probabilità di un rilancio significativo dell’offerta appare al momento relativamente contenuta, anche perché l’operazione presenta una forte logica industriale e vede la presenza dello Stato tra gli azionisti di riferimento, elemento che tende a ridurre l’incertezza strategica.

In generale, i rilanci sono più frequenti quando sono presenti più potenziali acquirenti o quando il premio iniziale risulta particolarmente basso rispetto alle valutazioni di mercato.

Nel caso specifico, è più realistico ipotizzare eventuali aggiustamenti marginali piuttosto che modifiche sostanziali dei termini economici.

Un titolo sempre più simile a un arbitraggio

Dopo l’annuncio dell’offerta, il comportamento del titolo tende progressivamente a cambiare.

TIM diventa infatti meno sensibile al momentum del mercato e più legata alle dinamiche dell’operazione straordinaria.

In molti casi, quando il prezzo si avvicina al valore implicito dell’offerta, il potenziale di rialzo tende a ridursi e il titolo assume caratteristiche più simili a un’operazione di arbitraggio che a un investimento direzionale tradizionale.

Per questo motivo, la valutazione sull’opportunità di mantenere o ridurre l’esposizione dipende soprattutto dall’orizzonte temporale dell’investitore e dall’interesse a partecipare al nuovo gruppo integrato che nascerebbe dall’operazione.

In sintesi, il valore teorico di TIM appare oggi fortemente ancorato al prezzo di Poste Italiane, mentre il margine di upside aggiuntivo dipenderà principalmente dall’evoluzione dell’operazione, dalle autorizzazioni regolatorie e dalla percezione del mercato riguardo alle sinergie industriali del nuovo gruppo.


Ha senso prendere profitto ora?

Dipende dal profilo dell’investitore e dall’orizzonte temporale.

Scenario 1 – chi è già in profitto

Se il titolo è stato acquistato a prezzi significativamente più bassi, può avere senso valutare una presa di profitto almeno parziale, perché:

  • il premio dell’offerta è relativamente contenuto

  • il margine di upside potrebbe essere limitato

  • il closing dell’operazione richiede tempo (probabilmente fino al 2026)

  • esiste sempre un rischio esecuzione dell’operazione

Scenario 2 – chi punta alla conversione in azioni Poste

Chi crede nella strategia industriale del nuovo gruppo potrebbe mantenere l’investimento per ricevere azioni Poste Italiane, che rappresentano una realtà più diversificata con:

  • business logistico

  • servizi finanziari

  • pagamenti digitali

  • infrastrutture digitali e cloud (post integrazione TIM)

Scenario 3 – arbitraggio

Alcuni investitori mantengono il titolo semplicemente per incassare il differenziale tra prezzo di mercato e prezzo implicito dell’offerta.


Variabili da monitorare

Il percorso verso il delisting potrebbe essere influenzato da:

  • adesione degli azionisti all’offerta

  • eventuali rilanci o modifiche dei termini

  • autorizzazioni regolatorie

  • evoluzione del quadro politico

  • andamento del titolo Poste

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Considerazione strategica

Operazioni di questo tipo tendono a ridurre la componente speculativa del titolo, trasformandolo in un investimento più “guidato” dagli sviluppi societari che dal momentum di mercato.

Per molti investitori, quando il prezzo si avvicina al valore implicito dell’offerta, la scelta diventa una valutazione di opportunità alternativa del capitale: mantenere il titolo fino al completamento dell’operazione oppure liberare risorse per investimenti con maggiore potenziale direzionale.