Asia-Pacific in deciso ribasso in scia al sell-off del Kospi
pubblicato:Dopo una chiusura d'ottava in negativo per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, deprezzatosi dello 0,94% venerdì), con l'inizio della nuova settimana sui mercati asiatici la tendenza si è consolidata su quello che di fatto si è trasformato in un vero e proprio sell-off, in scia alla performance dei listini della Corea del Sud, con le autorità di Seoul costrette a fermare temporaneamente le contrattazioni del Kospi 200. L'oro ha toccato un'ulteriore perdita di oltre il 6% dopo il tracollo di quasi il 10% di venerdì (calo più deciso in oltre un decennio per il metallo prezioso). Fa anche peggio l'argento con un crollo arrivato al 12% (era precipitato del 30% venerdì). Il Bitcoin scende sui minimi degli ultimi 10 mesi in Asia, mentre il petrolio è in flessione di oltre il 4% dopo che Donald Trump ha ammorbidito i toni su un possibile attacco degli Usa all'Iran, aprendo la porta a negoziati. E il clima estremamente ribassista per la regione si concretizza in una contrazione intorno al 3% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete del mondo, è in rialzo di oltre lo 0,10% a fronte tuttavia in progresso simile per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde l'1,25% (fa meglio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi comunque dello 0,85%). Sul fronte macroeconomico, ulteriore deciso recupero per l'attività manifatturiera del Giappone, che ritorna per la prima volta dopo sei mesi sopra la soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione. In gennaio l'indice Pmi Jibun Bank stilato da S&P Global è infatti cresciuto su 51,5 punti dai 50,0 punti di dicembre (48,7 punti in novembre), in linea con la lettura preliminare diffusa il mese scorso.
Il gennaio l'indice Pmi manifatturiero ufficiale della Cina ha segnato un declino su 49,3 punti dai 50,1 punti di dicembre (49,2 punti in novembre), quando era ritornato per la prima volta da marzo sopra la soglia di 50 punti che separa crescita da contrazione. Il dato si confronta con il marginale ribasso su 50,0 punti del consensus di Reuters. Tutte ampiamente in negativo le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono il 2,48% e il 2,13% rispettivamente, contro un netto declino del 2,55% per lo Shenzhen Composite. Molto male anche Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop agli scambi l'Hang Seng è infatti in flessione di ben oltre il 2% (fa anche peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con un ribasso intorno al 2,80%). A Seoul il Kospi crolla del 5,26% tornando sotto i 5.000 punti (dopo che settimana aveva aggiornato ulteriormente i massimi storici sfondando quota 5.200 punti), mentre a Sydney l'S&P/ASX 200 ha perso l'1,02% in chiusura della sessione.
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