Asia-Pacific in negativo. A Tokyo Nikkei 225 perde lo 0,10%

di FTA Online News pubblicato:
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Dopo un'altra seduta contrastata per Wall Street (in positivo dei tre principali indici newyorkesi il solo Dow Jones Industrial Average, apprezzatosi dello 0,11% giovedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza si è consolidata in negativo. Mentre Donald Trump si prepara ad annunciare il successore di Jerome Powell alla guida della Federal Reserve (per Bloomberg di tratterebbe dell'ex membro del Board of Governors Kevin Warsh), i riflettori sono sui dati macroeconomici in arrivo dal Giappone. In gennaio il tasso d'inflazione è sceso ulteriormente nella regione di Tokyo (benchmark per l'intero Sol Levante) sull'1,5% annuo dal 2,0% di dicembre (2,7% in novembre). L'indice core dei prezzi al consumo è invece calato sul 2,0% annuo dal 2,3% precedente (2,8% in novembre), contro il 2,2% del consensus. Il clima decisamente ribassista per la regione si concretizza intanto in un calo di ben oltre l'1% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete del mondo, è in recupero di più dello 0,30% a fronte di un crollo dello 0,50% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde lo 0,10% (segno opposto per l'indice più ampio Topix, apprezzatosi dello 0,59%). Sul fronte macroeconomico, in dicembre la produzione industriale è salita in Giappone del 2,6% annuo, contro il declino del 2,2% di novembre (1,6% il rialzo di ottobre). Su base mensile, rettificata stagionalmente, la produzione industriale è scesa dello 0,1% contro la precedente flessione del 2,7% (1,5% il progresso di ottobre) e il ribasso dello 0,4% atteso. Le vendite al dettaglio sono invece diminuite dello 0,9% annuo, dopo il rialzo dell'1,1% di novembre e contro il progresso dello 0,7% del consensus. Su base sequenziale, rettificata stagionalmente, le vendite retail sono scese del 2,0% contro la precedente crescita dello 0,7% (1,6% in ottobre).

Complessivamente in positivo le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 perdono lo 0,96% e l'1,00% rispettivamente, contro un declino dello 0,78% per lo Shenzhen Composite. Molto male Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop agli scambi l'Hang Seng è infatti in flessione di oltre il 2% (fa anche peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con un ribasso intorno al 2,40%). A Seoul si è limitata ad appena lo 0,06% l'espansione del Kospi, che riesce comunque ad aggiornare ancora i suoi massimi storici, mentre a Sydney l'S&P/ASX 200 ha perso lo 0,65% in chiusura della sessione. I prezzi alla produzione hanno registrato in Australia una crescita del 3,5% annuo nel quarto trimestre 2025 come nel terzo (3,4% il progresso nei tre mesi allo scorso 30 giugno). Su base sequenziale l'indice è invece salito dello 0,8% contro l'1,0% precedente (0,7% nel secondo trimestre) e l'incremento dell'1,1% del consensus.

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