Asia-Pacific in netto declino. Il Nikkei 225 perde il 2,79%
pubblicato:Dopo una chiusura d'ottava in netto declino per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi ancora il Nasdaq Composite, deprezzatosi del 2,15% venerdì), con l'inizio della nuova settimana sui mercati asiatici la tendenza in negativo è confermata. La guerra in Iran entra nella quinta settimana (era iniziata il 28 febbraio con gli attacchi a Teheran di Israele e Usa) e nonostante i tentativi in corso per una soluzione negoziale non sembra esserci fine all'escalation. Il movimento yemenita degli Houthi ha dichiarato sabato di avere lanciato missili contro Israele, segnando il suo primo coinvolgimento diretto nel conflitto. E mentre il Wti scambia ampiamente sopra ai 100 dollari il barile, la tendenza in negativo per la regione si concretizza in un declino di circa l'1,80% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è poco mosso a fronte di un recupero superiore allo 0,30% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde il 2,79% (fa anche peggio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi del 2,94%). Secondo quanto emerge dal Summary of Opinions relativo al meeting di 18-19 marzo, all'interno della Bank of Japan (BoJ) si prevede la possibilità di un'accelerazione nella stretta monetaria a causa dell'impatto della crisi in Medio Oriente. Secondo un membro del board della BoJ, citato da Reuters, l'ampliamento delle pressioni sui costi derivanti dalle elevate quotazioni del petrolio potrebbe causare una stagnazione economica accompagnata da aumenti dei prezzi, o una situazione di stagflazione simile addirittura a quella che il Giappone aveva vissuto negli Anni Settanta del secolo scorso. Anche se l'istituto dovrebbe evitare rialzi affrettati del costo del denaro nel caso l'inflazione si rivelasse transitoria, un altro membro del board ha notato che potrebbe rendersi necessario un inasprimento della politica monetaria se un forte indebolimento dello yen intensificasse le pressioni sui costi.
Secondo quanto comunicato dalla State Administration of Foreign Exchange di Pechino, il debito estero della Cina ammontava a circa 2.330 miliardi di dollari a fine 2025, in calo dello 0,7% dal 2024. Complessivamente in negativo le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni Shanghai Shenzhen Csi 300 e Shenzhen Composite perdono circa lo 0,30% e lo 0,10% rispettivamente, contro il progresso intorno allo 0,20% di uno Shanghai Composite in controtendenza. Male Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in declino di quasi l'1% (fa poco meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con una flessione intorno allo 0,80%). A Seoul è di circa il 3,20% il crollo del Kospi, mentre a Sydney è stato dello 0,65% il calo dell'S&P/ASX 200 in chiusura.
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