Carburanti, taglio alle accise in scadenza tra una settimana, i camionisti annunciano già lo sciopero
pubblicato:I prezzi alla pompa di gasolio e benzina sono cresciuti troppo per il settore trasporti che minaccia la piazza tra il 20 e il 25 aprile. Intanto il governo cerca le risorse per rinnovare il taglio delle accise e cresce il timore che bisognerà inventarsi qualcos'altro

La variegata topologia del costo dei carburanti al distributore si riassume agevolmente in un trend generale del rialzo dei prezzi, con discutibili discrepanze tra Nord e Sud, tra strade di periferia o autostrade, è certo che a ridosso della scadenza dei venti giorni per il taglio delle accise, il governo deve rimboccarsi le maniche e varare nuove misure, nella consapevolezza che, a un mese dallo scoppio della crisi iraniana e senza tregue affidabili in arrivo, non si potrà scaricare sulla fiscalità generale il costo delle nuova crisi del Golfo.
Già il taglio del credito d’imposta per la Transizione 5.0 varato venerdì ha messo in forse la tenuta del ministro dell’Industria Adolfo Urso nella sua posizione, quando - a breve – arriveranno a casa le bollette e si verificherà se il faticosissimo decreto energia funziona o meno, probabilmente anche gli osservatori economici più pazienti chiederanno dei piani credibili e strutturali.
Speriamo di sbagliarci ovviamente, che il nuovo Decreto Energia blocchi quel travaso tra i prezzi del gas e quelli dell’elettricità per cui è stato creato, così come speriamo che l’aumento dell’Irap per le utility si traduca in un generale ribasso del costo dell’energia di cui l’Italia ha bisogno quasi come di nuovi nati, ma non sembrano alle viste attracchi sicuri per un ottimismo di maniera, anzi.
Gasolio fuori controllo e i camionisti annunciano uno sciopero
Ieri alla pompa il gasolio era in media a 2,059 euro a litro e la benzina saliva a 1,750 euro al litro: confrontiamo con i prezzi del 13 marzo (al self 20,033 per il diesel e 1,816 euro per la benzina) e notiamo che, nonostante il taglio di 25 centesimi delle accise sia di gasolio, che di benzina, i camionisti pagano ormai di più di quanto non pagassero prima mentre la benzina tiene, ma si mantiene cara. Certo, per chi ama raccontare la storia nel modo più completo va ricordato che per autotrasportatori e imprese ittiche sono previsi compensazioni dei rincari tramite credito fiscale, ma solo nel limite del 20% della spesa sostenuta tra marzo e maggio. Con il rischio che non basti.
Unatras, l’associazione di camionisti della Confartigianato Trasporti, boccia le misure del governo e denuncia il 24 marzo: “La speculazione anche questa volta l’ha fatta da padrone! Gli annunci dell’esecutivo sono serviti a poco, se non a nulla, e migliaia di imprese ne stanno pagando le conseguenze.”
E ancora ieri: “Ad oggi l’incontro avuto con il Ministero dei Trasporti ha prodotto misure insufficienti che, nei fatti, non danno alcun risultato positivo per la categoria perché non affrontano in modo adeguato l’emergenza in corso”.
Insomma sciopero e camionisti in 100 piazze d’Italia.
L’iniziativa parte da Traportounito, altra associazione di categoria che annuncio un fermo nazionale dal 20 al 25 aprile che rischia di arrivare forte e chiaro ai cittadini e quindi alla politica. In teoria quindi c’è un mese di tempo per trattare nuove misure, in pratica potrebbe essere molto meno, perché il decreto sulle accise scadrà tra una settimana, il prossimo 7 aprile.
Né si pensi che sia un problema di categoria: i costi del camion sono uno dei principali veicoli del carovita dalla pompa di benzina allo scaffale del supermercato.
Finora, includendo anche le misure per autotrasporto e imprese ittiche è costato 527,4 milioni di euro, difficile dire se sia meglio sperare che in altri 20 giorni finisca tutto o se, più probabilmente, serviranno interventi più strutturali di differenziazione delle filiere. Misure non facili neanche queste, ma forse anche meno dolorose nel medio periodo.
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Gasolio, la lotta per la petroliera è già cominciata e l'Asia 'ruba' i tanker all'Europa
La lotta per la nave è già comincia: l’Asia, più colpita dell’Europa dalla crisi iraniana, anche se la Cina difende una corsia preferenziale con l’Iran, ha iniziato a rubare le petroliere al Vecchio Continente. Così anche l’Africa. Reuters citava ieri i casi di 4 tanker con ben 168 mila tonnellate di diesel americano (generalmente con un cetano più basso) e gasolio sono stati strappate dalla rotta verso l’Europa dal Sudafrica nelle ultime settimane e si sono aggiunti ad altre 430 mila tonnellate di diesel partite per l’Europa che poi hanno fatto inversione a U per andare in India e nel Sud Est asiatico.
S&P riporta che i noli per i prodotti raffinati diretti in Europa sono cresciuti su nuovi record pluriennali: trasportare 38 mila tonnellate dal Golfo dei Caraibi al Regno Unito il 27 marzo costava 95,12 dollari a tonnellata, dopo un record da 124,21 dollari a tonnellata toccato il 24 marzo, il 185% sopra la media a 5 anni!
A poco sembra servire, almeno per l’Europa il waiver sul Jones Act statunitense, che blocca il divieto di impiego di flotte terze negli scambi domestici di raffinati USA. Il Washington Examiner afferma che mette a rischio decine di migliaia di posti negli Stati Uniti e decine di miliardi di dollari investiti nell’industria USA, ma al di là degli attriti tra le lobby, se il governo Trump ha bloccato il Jones Act per 60 giorni, qualcuno ci starà guadagnando. Solo non è l’Europa.
Di fatto lo sblocco del mercato interno USA per i tanker stranieri dovrebbe alleggerire i costi di mercato, ma tali effetti ancora non si sono palesati e c’è il rischio che la speculazione faccia capolino anche su questo sistema. La domanda dall’Europa d’altronde è solida e quella dall’Asia e dall’Africa pure.
Più di metà delle raffinerie mondiali è esposta alle forniture del Medioriente, l’Agenzia internazionale dell’energia ha stimato il 12 marzo un taglio delle forniture mondiali di petrolio greggio di 8 milioni di barili al giorno a marzo, cui aggiungere 2 milioni di barili al giorno tra condensati e gas liquefatto… le cose potrebbero anche andare peggio.
Petrolio, le compagnie europee più esposte al Medioriente
L’Europa non è esposta come buona parte dell’Asia, ma lo è comunque molto: Reuters calcola per le statunitensi Chevron e ConocoPhillips rispettivamente 165 mila barili e 147 mila barili di petrolio al giorno rispettivamente dal Medioriente.
Sull’italiana Eni peserebbe un’esposizione di 379 mila barili al giorno, il 22% del totale, al 2024. Per Shell saremmo a 307 mila barili (l’11% del totale), per Total a 348 mila barili di petrolio al giorno dal Medioriente, il 34% addirittura del totale.
La price action che potrebbe bilanciare i prezzi (il Brent è arrivato a crescere più dell’80% dall’inizio della crisi), c’è il rischio che i governi debbano intervenire con decisione sui bilancia delle multinazionali dell’energia: lo scenario che si prepara sembra già oggi insostenibile.