Asia-Pacific in recupero ma a Tokyo Nikkei 225 perde l'1,79%

di FTA Online News pubblicato:
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Dopo una chiusura d'ottava contrastata per Wall Street (in negativo dei tre principali indici newyorkesi il solo Dow Jones Industrial Average, deprezzatosi dello 0,58% venerdì), con l'inizio della nuova settimana sui mercati asiatici la tendenza mista è stata confermata. In vista del meeting del Federal Open Market Committee (Fomc) di 27-28 gennaio, con aspettative di una pausa nel ciclo d'allentamento monetario (per il FedWatch Tool di Cme Group sono di appena il 2,8% le probabilità di un taglio dei tassi da 25 punti base), i riflettori sono soprattutto sull'oro. I corsi del metallo prezioso hanno sfondato per la prima volta 5.000 dollari l'oncia su timori di un nuovo shutdown dell'amministrazione Usa. Il Senato deve approvare entro il 31 gennaio un pacchetto di spesa da 1.300 miliardi di dollari, al cui interno ci sono anche finanziamenti per il Department of Homeland Security (Dhs). Sabato la situazione è precipitata con il brutale assassinio del 37enne Alex Pretti a Minneapolis da parte di un agente dello U.S. Border Patrol e ora i Democratici potrebbero chiedere limiti alle attività di controllo dell'immigrazione e maggiore supervisione. Il che rischia di fermare l'amministrazione Usa. Il clima comunque di recupero per la regione viene intanto evidenziato da un progresso intorno allo 0,30% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.

Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete del mondo, è in flessione di oltre lo 0,30% a fronte di un rimbalzo di circa l'1% per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 perde un netto 1,79% (fa anche peggio l'indice più ampio Topix, deprezzatosi del 2,13%). Sul fronte macroeconomico, in novembre l'indice anticipatore del Giappone è salito ulteriormente su 109,9 punti dai 109,8 punti di ottobre (108,2 punti in settembre), ampiamente sotto tuttavia ai 110,5 punti della lettura preliminare diffusa a inizio mese. L'indice di coincidenza, che sintetizza lo stato attuale dell'economia, è invece sceso su 114,9 punti dai 115,9 punti precedenti (114,9 punti anche in settembre), sotto ai 115,2 punti del dato flash.

Nell'intero 2025 gli investimenti diretti esteri in Cina sono crollati del 9,5% annuo, a 747,8 miliardi di yuan (90,91 miliardi di euro), in peggioramento rispetto al precedente calo del 7,5% (10,3% nei primi dieci mesi). La contrazione è comunque decisamente inferiore rispetto a quella del 27,1% registrata nel 2024. Complessivamente in negativo le piazze cinesi. Shanghai Composite e Shenzhen Composite perdono lo 0,09% e lo 0,83% rispettivamente, contro la crescita dello 0,10% di uno Shanghai Shenzhen Csi 300 in controtendenza. Declino anche per Hong Kong: a meno di un'ora dallo stop agli scambi l'Hang Seng si muove comunque poco sotto la parità (fa peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica per la Corporate China, con un ribasso intorno allo 0,20%). A Seoul è stata dello 0,81% la contrazione del Kospi, mentre a Sydney l'S&P/ASX 200 ha guadagnato lo 0,13% in chiusura della sessione.

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