Asia-Pacific in recupero. Nikkei 225 va oltre i 71.000 punti
pubblicato:Dopo una seduta decisamente in negativo per Wall Street (peggiore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, deprezzatosi dell'1,34% mercoledì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza si è fatta più contrastata, virando alla fine in positivo. Mercoledì la Federal Reserve ha come previsto confermato i tassi Usa sul 3,50%-3,75% raggiunto in dicembre. L'istituto centrale di Washington ha però peggiorato l'outlook sull'espansione dell'economia nel 2026 stimando una crescita del Pil del 2,2% contro il 2,4% previsto in marzo, lasciando invariato sul 2,3% quello relativo al 2027. Fiducia tra gli investitori è arrivata dopo che Donald Trump e il presidente iraniano Masoud Pezeshkian hanno siglato in digitale un memorandum of understanding con l'obiettivo di sviluppare un accordo di pace che metta fine al conflitto in Medio Oriente. E il clima di recupero per la regione si concretizza in un rialzo di circa lo 0,60% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in declino di circa lo 0,20% a fronte di uno yen poco mosso sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna un netto 1,65% (fa peggio l’indice più ampio Topix, apprezzatosi comunque dell'1,37%), sfondando quota 71.000 punti. Giornata estremamente positiva anche per il Kospi di Seoul, che con un rialzo superiore al 2% per la prima volta nella storia supera la soglia di 9.000 punti. Ancora una volta a sostenere l'indice sono i colossi dei chip di memoria. Sk Hynix è in rally di oltre l'8% dopo avere comunicato di avere fornito ad alcuni clienti chiave (tra cui c'è ovviamente Nvidia) campioni delle nuove memorie Hbm4e a 12 strati (i chip a elevata velocità usati nei server che gestiscono l'intelligenza artificiale).
Come nota la Cnbc, governi stranieri e colossi bancari (di Wall Street e non solo) si stanno riversando sul mercato obbligazionario di Pechino, poiché costi di finanziamento tra i più bassi al mondo rendono lo yuan una valuta di finanziamento sempre più attraente. E i cosiddetti Panda Bond sono diventati uno dei principali beneficiari della spinta di Pechino all'internazionalizzazione dello yuan, in un contesto di crescente divario tra i tassi d'interesse in Cina e Occidente. Piazze cinesi contrastate. A meno di un'ora dallo stop alle contrattazioni, lo Shanghai Composite perde circa lo 0,20% contro rialzi intorno allo 0,50% e allo 0,80% rispettivamente per Shanghai Shenzhen Csi 300 e Shenzhen Composite. Molto male Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in declino di oltre il 2% (fa meglio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento per la Corporate China, con un ribasso comunque superiore all'1%). A Sydney è stato dello 0,62% il calo dell'S&P/ASX 200 in chiusura.
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