Asia-Pacific in rialzo. A Tokyo Nikkei 225 guadagna lo 0,59%
pubblicato:Dopo un'altra seduta di recupero per Wall Street (migliore dei tre principali indici newyorkesi il Nasdaq Composite, apprezzatosi dello 0,81% giovedì), alla riapertura degli scambi sui mercati asiatici la tendenza rialzista è stata complessivamente confermata, anche se si è fatta più contrastata. Fase di stagnazione per quanto riguarda la crisi in Medio Oriente, con l'amministrazione di Donald Trump che insiste nel vantare il controllo dello Stretto di Hormuz, mentre lo U.S. Secretary of the Treasury (ministro del Tesoro di Washington) Scott Bessent ha minacciato misure economiche "mai viste prima nei confronti dell'Iran".
Intanto si avvia alla chiusura la tornata di trimestrali della Corporate America e dopo la pubblicazione dei risultati di oltre il 90% delle società parte dell'S&P 500 la crescita media degli utili secondo FactSet è stata del 50% annuo. Intanto il clima di fatto rialzista per la regione si concretizza in un progresso intorno allo 0,30% per l'indice Msci Asia-Pacific, Giappone escluso.
Sul fronte valutario il Bloomberg Dollar Spot Index, paniere che monitora la divisa americana nei confronti delle altre dieci maggiori monete, è in declino di circa lo 0,10% contro un rafforzamento di pari entità per lo yen sul biglietto verde. A Tokyo il Nikkei 225 guadagna lo 0,59% (andamento appena peggiore per l’indice più ampio Topix, apprezzatosi dello 0,51%).
Come nota la Cnbc, nonostante lo storico intervento di Usa e Giappone di un paio di settimane fa, lo yen rimane sotto pressione a causa degli elevati prezzi del petrolio e dei rendimenti dei titoli dei Treasury Usa, con le forze macroeconomiche che favoriscono il dollaro. Lo yen si mantiene vicino alla soglia psicologica di 160, sollevando interrogativi sull'impatto dell'intervento sul mercato dopo che per altro, secondo quanto riportato da Bloomberg, il governo della premier Sanae Takaichi avrebbe dato il suo appoggio a una accelerazione nella stretta monetaria da parte della Bank of Japan (BoJ).
Nuova giornata altalenante per le piazze cinesi. A meno di un'ora dallo stop agli scambi Shanghai Composite e Shanghai Shenzhen Csi 300 sono sulla parità, contro una crescita di circa lo 0,10% per lo Shenzhen Composite. Molto male invece Hong Kong: l'Hang Seng è infatti in calo di quasi l'1% (fa anche peggio l'Hang Seng China Enterprises Index, sottoindice di riferimento nell'ex colonia britannica perla Corporate China, con una perdita intorno all'1,30%). A Sydney è stata dello 0,80% la contrazione dell'S&P/ASX 200 in chiusura della sessione, mentre a Seoul è di oltre il 2% il guadagno del Kospi.
In luglio l'indice dei prezzi all'export è rimbalzato in Corea del Sud del 49,1% annuo, in accelerazione rispetto al 48,7% della lettura finale di giugno. L'indice dei prezzi all'import è cresciuto del 18,7% annuo contro il 20,9% precedente. Su base sequenziale i prezzi all'export sono invece cresciuti dell'1,0% contro una flessione dell'1,0% per quelli all'import.
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