Delitto di Garlasco, il processo contro Andrea Sempio "non è detto che verrà celebrato": parla un avvocato

di Luca Mastinu pubblicato:
3 min

"Chiara Poggi era una dottoressa e lavorava a Milano, ma gli inquirenti si sono concentrati solo su Garlasco", precisa l'avvocato Davide Steccanella

Delitto di Garlasco, il processo contro Andrea Sempio "non è detto che verrà celebrato": parla un avvocato

"Questo processo non è detto che verrà celebrato", lo dice con chiarezza l'avvocato Davide Steccanella, che parla dell'impossibilità di aprire un nuovo dibattimento su un medesimo caso senza prima avere la revisione della sentenza definitiva. Oggi, 13 agosto, ricorre il 19esimo anniversario del delitto di Garlasco. Come noto, dal 2025 è finito sotto inchiesta, per la seconda volta, Andrea Sempio. Dal 2015, invece, sta scontando la pena l'unico condannato per l'omicidio, ovvero l'allora fidanzato della vittima, Alberto Stasi.

"Questo processo non è detto che verrà celebrato"

Intervenuto su Morning News il 13 agosto, 19 anni dopo il delitto di Garlasco, l'avvocato Davide Steccanella fa il punto sul nuovo iter delle indagini. "Finché non rimuovi la condanna definitiva di Stasi, che è passata in giudicato, non puoi chiedere la condanna di un altro", precisa.

Quindi "non è detto che questo processo verrà celebrato o che arrivi a conclusione", aggiunge Steccanella, che nel corso del suo intervento lancia una nuova ipotesi sull'assassino di Chiara Poggi.

E se Andrea Sempio e Alberto Stasi fossero innocenti? La vita di Chiara Poggi a Milano

Steccanella, inoltre, aggiunge: "Potrebbe essere, anche se lo trovo agghiacciante, che non sia né uno né l'altro". Dunque non esclude che Alberto Stasi sia innocente tanto quanto Andrea Sempio. A supportare questa ipotesi è che Chiara fosse "una dottoressa che lavorava a Milano", dunque "la sua vita era a Milano, non nel paesello, dove ritornava solo la sera".

Secondo Steccanella, quindi, concentrare le indagini solamente sulla comunità di Garlasco e sui suoi abitanti sarebbe stato limitante, perché "chissà quante persone può avere incontrato, Chiara Poggi, nella sua vita milanese". Poi conclude: "A me convinceva poco la condanna di Stasi, ma anche le prove su Sempio sono poche".

Il delitto di Garlasco, 19 anni dopo

Sono passati quasi 20 anni da quel tragico primo pomeriggio del 13 agosto 2007, quando muovendosi da via Pascoli 8 Alberto Stasi, allora 24enne, compose il numero del 118 per segnalare la presenza di "una persona", di "sangue dappertutto", "forse è viva", dopo aver scoperto il cadavere della fidanzata in fondo alle scale che conducevano alla taverna della villetta.

I sospetti si concentrarono subito su di lui, mentre sulla piccola città della Lomellina un tornado di telecamere e curiosi rompeva l'estate della provincia pavese. Alberto Stasi, infine, fu mandato a processo. Assolto in primo grado, assolto in appello, condannato in appello-bis, condannato in Cassazione. La partita si chiuse nel 2015, quando la Cassazione dispose 16 anni di reclusione: Stasi avrebbe ucciso la allora fidanzata in un moto di rabbia.

Nel 2016 i riflettori si accesero nuovamente sul caso, ma furono puntati su Andrea Sempio: sotto le unghie di Chiara, secondo una perizia richiesta dalla difesa di Stasi, era presente il Dna dell'amico di Marco Poggi, fratello della vittima. L'inchiesta fu archiviata nel 2017 per poi riaprirsi nel 2025 con nuovi elementi.

Il 28 settembre scade il termine ultimo per la chiusura delle indagini preliminari. In quella data il giudice deciderà se rinviare a giudizio Andrea Sempio o se archiviare l'inchiesta. Se Sempio andrà a processo, allora scatterebbe la richiesta di revisione avanzata dagli avvocati di Alberto Stasi.

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