Garlasco, Chiara "era la dottoressa Poggi e va ricordata come una donna forte": lo sfogo di Giuseppe Brindisi

di Luca Mastinu pubblicato:
4 min

Chiara "era la dottoressa Poggi, una donna forte", e in 19 anni qualcuno le ha cucito addosso "un abito che non era il suo". Così il giornalista Giuseppe Brindisi difende la memoria della 26enne vittima del delitto di Garlasco

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In 19 anni, il delitto di Garlasco ha conosciuto diverse narrazioni. E sono stati vari, in tanto tempo, i protagonisti di questi racconti. Personaggi più o meno coinvolti nella vicenda hanno spesso assunto l'aspetto di profili degni di una letteratura noir improvvisata, o di romanzi del dolore. Lo stesso vale per Chiara Poggi, che comunemente viene descritta come una ragazza fragile e indifesa. A interrompere questo impianto è Giuseppe Brindisi, conduttore di Zona Bianca, che in una recente intervista ha ricordato la vittima come "una ragazza emancipata, laureata, libera", ma soprattutto come "una donna forte".

Chiara era "la dottoressa Poggi"

Gente ha intervistato Giuseppe Brindisi. Il giornalista e conduttore di Zona Bianca si è spesso occupato del delitto di Garlasco, e lo ha portato a teatro con il titolo Potresti essere tu. Oggi, più di prima, si dice convinto che se esiste una nuova indagine significa che la prima inchiesta sia stata costellata di errori.

Ma il punto centrale delle sue dichiarazioni è tutto sulla memoria di Chiara Poggi. La 26enne "era una ragazza emancipata, laureata, libera", che "aveva un grande futuro davanti a sé". Tuttavia, in quasi 20 anni di racconti di cronaca, qualcuno ha tentato di cucirle addosso "un abito che non era il suo", come quando viene descritta come "la povera Chiara". In realtà, secondo Brindisi, "era la dottoressa Poggi, una donna forte e così va ricordata".

Gli errori degli inquirenti, secondo Giuseppe Brindisi

"Le indagini furono fatte male, se per colpa o dolo non si sa ancora", continua Brindisi, che punta il dito contro i carabinieri che per primi analizzarono il dispositivo portatile di Alberto Stasi. Secondo il giornalista e conduttore, i militari "avevano giocato a solitario con il computer dell'indagato" e soprattutto "non erano preparati a sufficienza per un caso così complesso".

Quindi, come già detto, se dopo 19 anni c'è una Procura che di nuovo cerca la verità significa che all'epoca "ci fu sciatteria" con i suoi dovuti errori che "hanno condizionato poi i processi e le frasi".

Il delitto di Garlasco, in breve

Assolto, assolto, condannato, condannato. Questo, in breve, l'iter processuale attraversato da Alberto Stasi: assolto in primo grado, assolto in appello, condannato in appello-bis, condannato in Cassazione. I fatti risalgono al 13 agosto 2007.

In via Pascoli 8, a Garlasco (Pavia), vive la famiglia Poggi. In quei giorni la figlia maggiore, Chiara, si trovava sola in casa mentre i genitori - Rita Preda e Giuseppe Poggi - e il fratello Marco si trovavano in montagna, in Trentino. Chiara Poggi aveva scelto di rimanere nella Lomellina per supportare il fidanzato Alberto Stasi, laureando alla Bocconi, nella stesura della tesi di laurea.

Quella mattina Chiara non rispondeva al telefono. Dopo aver disattivato l'allarme perimetrale di casa, alle 9.12, non aveva più dato segni di vita. Secondo la narrazione di Stasi, preoccupato per le mancate risposte della fidanzata, nel primo pomeriggio si era portato fino a via Pascoli per controllare che la ragazza stesse bene. Al suo arrivo, dopo aver tentato di chiamare Chiara a voce dall'esterno, Stasi avrebbe scavalcato e avrebbe trovato la porta d'ingresso della casa aperta. Quindi sarebbe entrato, notando subito le numerose macchie di sangue.

Affacciatosi verso il disimpegno che conduceva al piano terra alla tavernetta dell'abitazione, in fondo alla scala avrebbe notato il corpo senza vita di Chiara, riverso sui gradini con la testa rivolta verso il basso. Quindi sarebbe uscito dall'abitazione e, mentre si dirigeva verso la caserma, compose il 118 e chiamò un'ambulanza. Da quel momento i sospetti si concentrarono su di lui, fino all'arresto e la condanna. Sin dall'inizio della vicenda, Stasi si è sempre dichiarato innocente.

La nuova inchiesta vede Andrea Sempio, un amico di Marco Poggi, indagato per il delitto: secondo i carabinieri Sempio avrebbe ucciso Chiara dopo essere stato rifiutato, maturando contro la vittima una rabbia esplosiva che lo avrebbe portato, quindi, a ucciderla con un feroce accanimento.

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Garlasco