Garlasco, secondo Roberta Bruzzone il vero colpevole rimane Alberto Stasi: "C'era una relazione con la vittima"

di Luca Mastinu pubblicato:
2 min

Tra assassino e vittima c'era "un coinvolgimento diretto", e Chiara Poggi era ormai "un soggetto da neutralizzare a ogni costo"

Garlasco, secondo Roberta Bruzzone il vero colpevole rimane Alberto Stasi: "C'era una relazione con la vittima"

Nel corso della puntata di Quarto Grado andata in onda venerdì 26 giugno, Roberta Bruzzone, in collegamento con lo studio del programma condotto da Gianluigi Nuzzi, ha ribadito le sue convizioni su Alberto Stasi. Secondo la criminologa sarebbe stato lui l'omicida del delitto di Garlasco. Le dinamiche, infatti, suggerirebbero "un coinvolgimento diretto" tra l'autore e la vittima.

Roberta Bruzzone insiste su Alberto Stasi

Come anticipato, durante il collegamento con lo studio di Quarto Grado, nel corso della puntata andata in onda venerdì 26 giugno, Roberta Bruzzone ha esposto nuovamente le sue convizioni sulla colpevolezza di Alberto Stasi. Al di là degli indizi rilevati sulla scena del crimine, la crimonologa lo sostiene anche sulla base della dinamica omicidiaria.

Una dinamica "ad altissimo coefficiente emotivo", ha sottolineato, dal momento che chi ha ucciso Chiara Poggi "provava una rabbia feroce". Per dimostrare la sua tesi, la criminologa ha ricordato che la vittima è stata colpita "in un’area simbolica, quella del capo e del volto".

Il rapporto tra Chiara Poggi e il suo assassino

È dunque chiaro, sempre secondo Roberta Bruzzone, che ci fosse "un coinvolgimento diretto", dunque "una relazione significativa tra autore e vittima". Chiara Poggi e Alberto Stasi erano fidanzati da anni, e in quei giorni la vittima si trovava sola in casa mentre la sua famiglia trascorreva le vacanze in Trentino.

Chiara aveva scelto di restare a Garlasco per sostenere il fidanzato Alberto Stasi nella stesura della tesi di laurea. Qualcosa, però, si sarebbe rotto, specialmente nell'inconscio dell'assassino. Bruzzone parla di "una frattura insanabile" che avrebbe generato "una perdita di controllo".

Il movente del delitto di Garlasco, secondo la criminologa

L'omicidio si sarebbe consumato dopo "l’esposizione di aspetti di sé considerati dall’assassino fonte di angoscia, addirittura di umiliazione", quindi il killer avrebbe aggredito mortalmente Chiara Poggi per esorcizzare quell'ondata di negatività e frustrazione, vedendo nella vittima il sacrificio necessario per lavare l'onta, "un soggetto da neutralizzare a ogni costo"

E inevitabilmente, secondo Bruzzone, si parla di "una situazione sicuramente riconducibile alla figura di Alberto Stasi", ma precisa che "non c’entra nulla guardare pornografia" dal momento che "se bastasse quello per uccidere ci saremmo già estinti da secoli, questa è una sciocchezza, la respingo".

Argomenti

Garlasco