Omicidio di San Stino di Livenza, Chiara Guerra accoltellata anche dopo la morte: i risultati dell'autopsia

di Luca Mastinu pubblicato:
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Dopo aver ucciso la zia, il nipote le avrebbe inferto un ultimo colpo sulla nuca. La lama avrebbe attraversato le vertebre

Omicidio di San Stino di Livenza, Chiara Guerra accoltellata anche dopo la morte: i risultati dell'autopsia

42 coltellate. È ciò che il medico legale Antonello Cirnelli ha rilevato sul corpo di Chiara Guerra, l'insegnante 53enne uccisa a San Stino di Livenza (Venezia) dal nipote 17enne, reo confesso dell'omicidio. A mappare le lesioni inferte sulla donna è stata la Tac total body, utile a riconoscere le ferite su una salma rimasta circa quattro giorni nelle acque dove era stata gettata. Un fendente, secondo i rilievi, sarebbe stato inferto anche dopo la morte, sulla nuca della vittima.

La coltellata dopo la morte

Come riporta il Corriere della Sera, il medico legale Antonello Cirnelli incaricato dalla Procura dei Minori di Trieste ha stabilito che una delle 42 coltellate che hanno ucciso Chiara Guerra sarebbe stata inferta dopo la morte.

L'ha individuata, l'esperto, sulla nuca della vittima, rilevando che il reo confesso avrebbe esercitato una forza tale da trapassare le vertebre.

L'omicidio di Chiara Guerra a San Stino di Livenza

A cagionare la morte di Chiara Guerra sarebbero stati i fendenti che hanno raggiunto la vittima alla gola e al torace. Le coltellate, inevitabilmente, hanno portato a diverse emorragie interne localizzate specialmente nell'area polmonare. Non sono state rilevate, tuttavia, lesioni da colluttazione.

Gli inquirenti, infine, confermano che la frattura del metacarpo riscontrata nel 17enne risale alla giornata di giovedì 11 giugno, stando al verbale del pronto soccorso, non sarebbe legata all'aggressione mortale.

La discussione prima del delitto

Escluso il movente legato a dissapori di natura economica, si ritorna alle prime dichiarazioni fatte dal 17enne agli inquirenti: "Avevamo litigato". Gli investigatori avevano valutato la presenza di tensioni tra i due nuclei familiari, ovvero Chiara Guerra e il fratello, padre del reo confesso, su questioni legate all'eredità della proprietà.

A negare questa circostanza è l'avvocato della famiglia del 17enne, Luca Pavanetto, che ha ricordato che i conflitti legati alla gestione del patirmonio non avrebbero avuto senso in quanto i genitori della vittima e del fratello sono ancora in vita, anche ospiti presso due case di riposo separate.

Piuttosto, scrive il Corriere della Sera, tra vittima e reo confesso vi sarebbe stata una lite avvenuta proprio nella legnaia dove ha avuto luogo il delitto. Tra gli oggetti del diverbio vi sarebbe stata proprio la carriola che il giovane avrebbe poi usato per trasportare il corpo della zia.

Il mezzo sarebbe stato di proprietà del nonno, e Chiara Guerra avrebbe detto al nipote: "Prendi quella, io ne comprerò un'altra". Quindi l'omicidio, durante il quale la madre del minorenne avrebbe sentito gridare.