Auto, inflazione e voto: perché la Casa Bianca usa il mercato dell’auto per vincere le midterm
pubblicato:Effetti sui mercati: favoriti Ford, GM e Stellantis, più in difficoltà l’EV puro e la filiera green

Auto, inflazione e consenso: perché la politica automobilistica è diventata centrale nella corsa alle midterm
La politica sull’auto si sta rivelando uno degli strumenti chiave dell’amministrazione Trump per intercettare il consenso elettorale in vista delle elezioni di metà mandato di novembre.
In un contesto in cui l’inflazione resta una delle principali preoccupazioni degli elettori americani, il messaggio della Casa Bianca è chiaro: abbassare il prezzo delle auto oggi, anche a costo di sacrificare obiettivi ambientali di lungo periodo.
La visita congiunta al Salone dell’Auto di Detroit del Segretario ai Trasporti Sean Duffy, del capo dell’EPA Lee Zeldin e del Rappresentante per il Commercio Jamieson Greer non è casuale.
Detroit, Ford e Jeep sono simboli dell’industria manifatturiera americana e parlano direttamente a un elettorato chiave del Midwest, decisivo nelle midterm.
Il cuore della strategia: affordability prima di tutto
I numeri spiegano la pressione politica:
- •
prezzo medio di un’auto nuova a oltre 50.000 dollari, massimo storico
- •
consumatori sempre più orientati verso SUV e pick-up costosi
- •
drastica riduzione dell’offerta entry-level
In questo contesto, l’amministrazione ha scelto una linea netta:
- •
eliminazione del credito d’imposta da 7.500 dollari per i veicoli elettrici
- •
revoca degli standard californiani sugli EV
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cancellazione delle sanzioni per il mancato rispetto dei target di efficienza
- •
smantellamento progressivo delle norme sulle emissioni
Il messaggio politico è potente e semplice:
👉 il governo non deve forzare il mercato, ma permettere alle aziende di produrre ciò che i consumatori vogliono e possono permettersi.
EV da strumento industriale a tema politico divisivo
Trump e il suo team insistono sul fatto che non si tratti di una “guerra ai veicoli elettrici”, ma di un ritorno alla neutralità tecnologica.
Tuttavia, nella percezione del mercato e degli investitori, il segnale è chiaro: l’era dell’EV come progetto politico imposto dall’alto è finita.
Questo ha due implicazioni:
- 1.
meno pressione regolatoria sulle case auto tradizionali
- 2.
rivalutazione strategica dei motori termici e ibridi, soprattutto nei segmenti a maggiore marginalità
Non a caso, nel 2025 le vendite di auto negli Stati Uniti sono cresciute del 2,4% a 16,2 milioni di veicoli, nonostante la rimozione degli incentivi EV e l’introduzione di nuovi dazi.
I dazi: rischio industriale, ma arma elettorale
I democratici criticano l’impatto dei dazi su veicoli e componenti importati, sostenendo che finiranno per ricadere sui consumatori. L’amministrazione replica che:
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l’effetto sui prezzi finali è limitato
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i benefici in termini di produzione domestica e occupazione sono politicamente più rilevanti
Anche qui, la logica è elettorale: meglio difendere l’industria nazionale oggi che inseguire l’efficienza globale domani.
Effetti sui principali titoli del comparto
Ford e GM
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beneficiano della riduzione dei vincoli normativi
- •
maggiore libertà nel mix di prodotto (SUV, pick-up, ICE)
- •
miglioramento potenziale dei margini nel breve
- •
minore necessità di investimenti forzati sull’EV
Stellantis
- •
uno dei gruppi più esposti positivamente alla svolta USA
- •
focus su Jeep e Ram perfettamente allineato al nuovo contesto
- •
la revisione dei piani EV diventa politicamente e industrialmente legittimata
- •
il mercato vede il 2025 come anno di “pulizia” e il 2026 come possibile rilancio
Tesla
- •
paradossalmente più resiliente sul piano competitivo
- •
ma penalizzata sul piano narrativo: l’EV non è più una priorità di sistema
- •
maggiore rischio di compressione dei multipli, non dei volumi
Fornitori legati all’EV puro
- •
contesto più difficile
- •
aumento dell’incertezza sugli investimenti
- •
maggiore selettività del mercato
Il trade-off nascosto: consenso oggi, costi domani
Secondo le stime del Dipartimento dei Trasporti:
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risparmio medio iniziale: circa 930 dollari per veicolo
- •
ma costo cumulato per i consumatori: 185 miliardi di dollari in carburante entro il 2050
- •
consumo aggiuntivo: 100 miliardi di galloni di carburante
Un classico compromesso politico:
👉 beneficio immediato e visibile, costo differito e meno percepibile.
Conclusione
La politica sull’auto è diventata un asset elettorale.
Trump punta a vincere le midterm parlando di prezzi, lavoro e libertà di scelta, anche a costo di ridimensionare la transizione verde.
Per i mercati:
- •
il settore auto USA diventa più ciclico, meno regolato
- •
il focus torna su margini, volumi e pricing
- •
l’EV resta, ma non è più una religione
👉 In altre parole: meno ideologia, più realpolitik.
Ed è esattamente il tipo di messaggio che, oggi, il mercato tende a premiare.
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