Avio in calo dopo i dati, cresce ma le quotazioni sono già stellari
pubblicato:Guidance 2026 confermata e crescite a doppia cifra in conto economico, ma il quadro tecnico e i multipli inverosimili suggeriscono prudenza. Lo striminzito dividendo non aiuta, ma è anche una fase di transizione dopo l'aumento di capitale

Space economy in italiano si traduce spesso con Avio, la partecipata di Leonardo al 19,3% che si occupa di lanciatori satellitari, soprattutto a combustibile solido, ma non solo.
Il gruppo guidato dall'ad Giulio Ranzo pomeriggio cede alle vendite a Piazza Affari dopo i dati del trimestre e le prime negoziazioni in verde.
A differenza di altre partecipate pubbliche (e fondi pubblici alimentano spesso anche la sua domanda) non prevede una politica dei dividendi o dei buyback particolarmente generosa e affida la restituzione di valore ai soci soprattutto all’apprezzamento del titolo, che però dallo scorso settembre vibra su un baricentro in area 33,00-33,50 euro dopo che l’azione ha messo a segno un rally che ha assai più che triplicato i prezzi dal settembre 2024 al settembre 2025.
Avio, l'azione sull'altalena e il quadro grafico si indebolisce
Lo scorso autunno si è invece consumata con fortune alterne l’operazione più strategica degli ultimi anni – l’aumento di capitale da 400 milioni di euro - che però ha anche portato un terremoto sui prezzi: l’8 ottobre 2025 Avio balzava del 18% in un giorno a 51,93 euro e 2 giorni dopo perdeva in una seduta il 13% per tornare a 44,37 euro.
Nel mezzo il record storico del 9 ottobre a 52,4155 euro.
Da allora l’azione ha perso più del 40% ai corsi di oggi da 29,56 euro ad azione (-1,9%).
Ha contribuito non poco l’annuncio a fine ottobre dei termini dell’aumento di capitali che ha visto l’offerta di circa 19,6 milioni di nuove azioni a € 20,37 ciascuna, uno sconto del 30% quasi sul TERP al 30 ottobre. Dai citati massimi storici l’azione è così precipitata a 23,3 euro lo scorso 26 novembre (livelli che non vedeva dallo scorso luglio, -55%), per poi recuperare più della metà dei 29 euro persi e arrivare a sfiorare i 40 euro il 15 gennaio e innescare dopo una zona di congestione appena minacciata da vicino dall’ultima evoluzione dei prezzi.
Nelle ultime due ottave i prezzi hanno infatti violato la trendline rialzista in forza dai lontani 11,57 euro del 7 aprile 2025 e praticamente nella stessa seduta dell’altro ieri (-5,7% con un bottom a € 28,16) il supporto statico offerto da mesi in area 30,6 (poco più giù passava anche il 61,8% del ritracciamento del citato recupero tra novembre e gennaio, livello importantissimo della serie di Fibonacci).
In definitiva i corsi non vanno bene e proprio dallo scorso dicembre anche il death cross (la media a 50 seduta che passa sotto la media a 200 sedute) aveva inviato un brutto segnale.
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Avio, dati molto positivi e conferma della guidance, ma i multipli sono stellari
In questo contesto tecnico solo nei fondamentali il titolo può trovare soccorso e per fortuna qualche conferma si riscontra nei dati del primo trimestre pubblicati ieri sera a mercato chiuso.
Nei tre mesi i ricavi netti balzano del 19% a 128,5 milioni, l’ebitda adjusted balza del 18,7% a 5,7 milioni (5,2 mln, +29,2% il reported) e l’utile operativo adjusted segna quota 400 milioni (-0,1 mld 1° trim 25) con un reported limato a un rosso da 100 milioni contro i -900 di un anno fa.
Meno positive le indicazioni che giungono dalla PFN di 559,1 milioni di euro (-5,5% ossia più debito netto per 32,6 milioni) e da portafoglio ordini in calo di 49,2 milioni in tre mesi a 2,116 miliardi.
Confermata in ogni la guidance 2026. Cosa comprende?
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Backlog da 2,0-2,1 miliardi (l’attuale in pratica)
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Ricavi netti tra 560 e 590 milioni
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Ebitda reported a 27-35 milioni di euro
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Utile netto a 8-13 milioni.
Significa nel punto medio appena 10,5 milioni di euro di utili a fronte di ricavi vicini a 600 milioni e un backlog da oltre 2 miliardi. In termine di P/E forward (prezzo/utili attesi) si arriva quindi all’astronomico multiplo di 131x che non è neanche il più alto degli ultimi mesi, ma è comunque tiratissimo e suggerisce un’estrema sopravvalutazione dell’azienda nonostante il calo di quasi il 40% dai massimi. Con balzi a doppia cifra delle metriche del conto economico una certa generosità è accettabile, ma non così tanta.
Anche perché l’EV da quasi 2 miliardi (capitalizzazione+PFN) vale oltre 62 volte l’ebitda reported atteso, più di 10 volte il dato normalmente di riferimento(EV/Ebitda rep. Forward) e 3,38 volte le vendite attese (unico dato più moderato).
Insomma sulla base dei multipli attesi c’è ancora molta strada da fare e il titolo potrebbe archiviare nuovi ribassi che la struttura tecnica già suggerisce da tempo.
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Avio, l’aumento di capitale, i soci e i (piccoli) dividendi
D'altronde Avio vive una fase di transizione dopo l'aumento di capitale e la nuova composizione azionaria di Avio annovera Delfin (la holding degli eredi Del Vecchio con partecipazioni che spaziano da EssilorLuxottica al gotha della finanza italiana) e altri istituzionali come WCM Investment Management (5%), DWS Investments (4,92%) e Plenisfer Investments SGR (4,28%).
E’ il frutto anche del recente e corposo aumento di capitale da 400 milioni di euro che finanziaria sia lo sviluppo del ramo difesa, che il nuovo impianto negli Stati Uniti (tra 274 e 324 milioni sono destinati della terra dei dazi di Trump e delle grandi spese militari). Una ricapitalizzazione che aveva ridotto Leonardo dal 29% al 19%, aumentato il flottante fino al 60% e inserito nella compagine una quota del 20% circa riferibile a investitori statunitensi, la capitalizzazione era balzata oltre gli 1,5 miliardi di euro.
Così si erano imposti degli aggiornamenti anche alla governance che aveva visto, tra l’altro, la riduzione del cda a 9 componenti e nuovi meccanismi politici, tra i quali l’assegnazione di due consiglieri a una eventuale prima e/o seconda lista di minoranza.
Per coordinare le modifiche era stato anche instaurato un patto di sindacato tra Leonardo, In Orbit (management aziendale) ed RBC Holding (veicolo di Red Black Capital SA): in pratica il 21,27% del capitale che saliva al 21,73% dei diritti di voto (con il 2,11% di capitale proprio): ha coordinato i paciscenti per l’assemblea straordinaria del 3 marzo 2026 che ha rivisto lo statuto.
Da allora sono cambiate altre cose ancora. Intanto l’assemblea del 23 aprile ha approvato a larga maggioranza (oltre il 99% del 56% del capitale presente al consesso ordinario) la destinazione di 6,8 milioni di euro agli azionisti. In pratica un dividendo da 0,14846 Euro per azione che andrà in stacco lunedì prossimo 18 maggio per tutti i soci (con l’eccezione delle azioni proprie nel portafoglio della società ossia circa 987 mila titoli, il 2,11% del totale appunto). Niente di speciale: una cedola dello 0,5% dei prezzi di oggi (dividend yield).
Né sono previsti particolari interventi tramite i buyback che sono rivolti soltanto ai performance plan di premiazione del management (l’ultima comunicazione riguarda l’attribuzione gratuita di 105 mila titoli circa a 13 beneficiari lo scorso maggio 2025 e sono state appena verificate le condizioni per l’assegnazione di altre 105 mila circa del “Performance share 2023 – 2025” cui il ““Restricted share 2023 – 2025” potrebbe aggiungere oltre 264 mila titoli dal prossimo giugno).
La società cresce bene, ma forse il mercato sta rivalutando il suo valore e serviranno risultati ben più importanti per giustificare le quotazioni.