Banca d'Italia: Bollettino economico e Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana – ottobre 2026
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Bollettino economico n. 4/2026
Economia internazionale e area dell’euro
L’economia mondiale ha mostrato una tenuta superiore alle attese, sostenuta dagli investimenti connessi con l’intelligenza artificiale, nonostante le persistenti tensioni in Medio Oriente e i rincari delle materie prime energetiche. Alcune banche centrali hanno innalzato i tassi ufficiali in risposta alle pressioni sulla dinamica dei prezzi al consumo. Nell’area dell’euro la crescita sarebbe proseguita a un ritmo moderato nei mesi estivi, mentre l’inflazione è salita per effetto della componente energetica. In settembre la BCE ha nuovamente aumentato i tassi di riferimento.
Economia italiana
In Italia l’attività economica ha continuato a espandersi nel secondo trimestre, sostenuta dai consumi delle famiglie e dagli investimenti; avrebbe rallentato nei mesi estivi, risentendo delle tensioni internazionali e dei maggiori costi energetici. Le condizioni del mercato del lavoro restano favorevoli e la dinamica del credito si è rafforzata, soprattutto per le imprese più grandi. L’inflazione è aumentata, sospinta dai rincari energetici.
Riquadro “Il recente rialzo dei rendimenti dei titoli pubblici a lunga scadenza”
Il riquadro analizza le determinanti dell’aumento dei rendimenti sovrani nelle principali economie avanzate, mostrando che la salita dei rendimenti dei titoli pubblici a lunga scadenza riflette soprattutto la revisione al rialzo delle attese sui tassi di politica monetaria e, nell’area dell’euro, anche l’aumento dei premi a termine. All’andamento dei rendimenti possono inoltre aver contribuito fattori più strutturali, legati agli elevati fabbisogni di finanziamento pubblico e alla crescente domanda di capitali da parte delle grandi imprese tecnologiche che competono con gli emittenti pubblici nei segmenti a maggiore durata.
Riquadro “I recenti sviluppi del comparto turistico in Italia”
Il riquadro mostra che il turismo in Italia ha continuato a crescere nel 2026, grazie alla maggiore spesa dei viaggiatori stranieri, mentre quella dei turisti italiani è rimasta sostanzialmente stagnante. L’impatto del conflitto in Medio Oriente sui flussi turistici è stato contenuto; il settore avrebbe contribuito positivamente all’attività economica nei mesi estivi.
Riquadro “Le proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana pubblicate in ottobre” e Documento “Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana”.
Il terzo riquadro del Bollettino economico 4/2026 riporta una sintesi del Documento “Proiezioni macroeconomiche per l’economia italiana” anch’esso pubblicato oggi.
Il quadro previsivo presentato nel documento rimane fortemente condizionato dall’evoluzione della crisi energetica scatenata dal conflitto in Medio Oriente. Le proiezioni si basano su prezzi del petrolio e del gas naturale desunti dalle quotazioni di mercato più recenti. Come è ormai consuetudine, le conseguenze di possibili evoluzioni alternative della crisi mediorientale sono analizzate in tre scenari (le analisi aggiornano quelle predisposte in occasione delle proiezioni pubblicate lo scorso giugno).
Nello scenario di base, a parità di giornate lavorative, il PIL aumenta dello 0,9 per cento nel 2026, dello 0,7 per cento nel 2027 e dello 0,8 per cento nel 2028. Considerando, come nei documenti governativi, il PIL non corretto per le giornate lavorative, la crescita sarebbe pari all’1,0 per cento nel 2026, allo 0,7 nel 2027 e allo 0,6 nel 2028. L’inflazione è prevista al 3,2 per cento nella media dell’anno in corso, al 2,4 nel 2027 e all’1,7 nel 2028.
Rispetto alle proiezioni di giugno le stime di crescita sono riviste al rialzo per 0,4 punti percentuali nel 2026 e 0,3 punti nel 2027. La revisione per l’anno in corso è riconducibile a un impatto della crisi energetica meno marcato delle attese e al buon andamento degli investimenti connessi con la transizione digitale ed energetica e, nel trimestre estivo, del turismo. All’andamento del PIL nel 2027 contribuiscono anche le ipotizzate misure di aumento di spesa per la difesa e la transizione energetica. I maggiori tassi di interesse agiscono in direzione opposta, frenando l’attività e compensando gli impulsi espansivi nel 2028. Le proiezioni di inflazione sono riviste al rialzo nel 2026 e 2027, rispettivamente per 0,1 e 0,4 punti percentuali, e al ribasso nel 2028, per 0,2 punti percentuali. Tali revisioni riflettono principalmente il nuovo profilo ipotizzato per i prezzi dei beni energetici, più elevato in particolare per il gas.
Con riferimento agli scenari alternativi rispetto a quello base, si precisa che:
gli scenari della pubblicazione non esauriscono l’intero ventaglio di quelli ipotizzabili, ma costituiscono solo una valutazione quantitativa dell’impatto di specifici eventi associati al conflitto in Medio Oriente. Non si possono in particolare escludere sviluppi migliori del previsto, derivanti ad esempio da un andamento più sostenuto degli investimenti produttivi nell’ambito del processo di transizione digitale e ambientale o da un andamento più favorevole dei tassi di interesse a lungo termine;
gli scenari quantificano l’impatto di specifiche ipotesi e i risultati sono espressi in termini di deviazioni, in punti percentuali, dalla variazione del PIL e dei prezzi al consumo della proiezione di base. Non sarebbe pertanto corretto interpretare tali risultati come previsioni alternative dell’evoluzione del PIL e dei prezzi al consumo, in quanto ottenuti mediante la modifica solo di alcune delle ipotesi sottostanti e non su un quadro alternativo completo e coerente di tutte le variabili esogene;
lo scenario severo è caratterizzato da rincari dei beni energetici più elevati e persistenti, da un rallentamento del commercio internazionale e da una maggiore incertezza. Tali sviluppi comporterebbero una crescita del PIL inferiore a quella dello scenario di base per 2 punti percentuali cumulativamente nel triennio e un’inflazione più elevata per oltre tre punti, prevalentemente concentrati nel 2027. Impatti qualitativamente simili ma meno marcati si manifestano nello scenario avverso. Nello scenario più favorevole invece il PIL sarebbe più elevato per 0,4 punti percentuali complessivamente nel triennio, e l’inflazione sarebbe inferiore per circa mezzo punto percentuale.