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Auto elettrica: l’Europa riapre il dossier del diesel, ecco cosa è successo

di Giovanni Digiacomopubblicato:

La Germania chiede una proposta sui carburanti sintetici, il dossier si incarta, l’Italia festeggia. Il bando ai motori termici dal 2035 sembrava concordato e invece… ecco come gli e-fuel hanno complicato la partita

Auto elettrica: l’Europa riapre il dossier del diesel, ecco cosa è successo

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Doveva essere una pura formalità e invece si è aperta una breccia. Il passaggio finale per il bando alla produzione di auto diesel e benzina in Europa dal prossimo 2035 (fra 12 anni) sembrava concordato in Europa, con i numeri necessari già dallo scorso giugno, e invece no.

Ieri il Coreper I, un organismo Ue che prepara i lavori del Consiglio Europeo ha dovuto prendere atto del rischio di una minoranza di blocco e così la presidenza svedese del Semestre Europeo ha rinviato tutto a domani. Cosa è successo?

Bando ai motori termici, la Germania fa la differenza

L’Italia aveva già annunciato che avrebbe votato contro e anche Bulgaria e Polonia erano schierate a favore dello stop all’endotermico dal 2035, ma chi ha fatto la differenza è stata la Germania.

Berlino, e in particolare il ministro dei Trasporti Volker Wissing, del partito liberaldemocratico tedesco FDP, ha fatto marcia indietro e ha espresso delle riserve subordinando il proprio via libera al nuovo bando UE delle auto più inquinanti a una proposta della Commissione Europea sugli e-fuel, dei carburanti sintetici che in alcuni casi potrebbero essere climaticamente neutrali. Il peso della bilancia ha così spostato gli equilibri e riaperto il dossier, dato il rischio, adesso, di una minoranza di blocco.

Anche perché è difficile che in tempi rapidi la Commissione Europea possa elaborare una proposta sugli e-fuel e anche su questa tecnologia la maggior parte degli osservatori nutre parecchi dubbi, dati i costi, gli scarsi numeri sul mercato e le difficoltà concrete di una diffusione di massa.

Eppure l’attuale percorso verso la decarbonizzazione delle quattro ruote europee era stato da tempo condiviso dal Parlamento e dalla Commissione Europea e anche la Germania era d’accordo. Ma forse i tempi per una reazione politica non erano maturi. Adesso la ratifica finale del provvedimento in calendario per il prossimo 7 marzo si carica di incognite.

Auto, il governo italiano soddisfatto

Intanto esulta il governo italiano, che ottiene un punto importante a favore delle proprie posizioni. “Con il nostro no abbiamo svegliato l’Europa”, ha commentato subito il ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso.

Il nuovo governo teme infatti che l’Europa abbia corso troppo sull’auto elettrica, che il Vecchio Continente e soprattutto l’Italia passino in breve dalla dipendenza dal gas russo a quella dalle tecnologie cinesi, che per l’auto elettrica sono attualmente preponderanti, anche per il quasi monopolio su alcune materie prime essenziali.

Sullo stesso argomento si era espresso chiaramente il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (MASE) guidato da Gilberto Pichetto Fratin che in un comunicato in cui preannunciava il no dell’Italia aveva affermato: “Pur condividendo gli obiettivi di decarbonizzazione, l’Italia sostiene che i target ambientali vadano perseguiti attraverso “una transizione economicamente sostenibile e socialmente equa”, pianificata e guidata con grande attenzione, per evitare ripercussioni negative per il Paese sia sotto l’aspetto occupazionale, che produttivo”.

Pichetto aveva chiesto un maggiore orientamento alla neutralità tecnologica, alla ricerca di alternative all’elettrico per arrivare a zero emissioni.

Auto elettrica: ma quali sono le alternative?

Diverse associazioni hanno però aspramente criticato queste posizioni del governo ed espresso un punto di vista diverso. Le associazioni ambientaliste Clean Cities Campaign, Greenpeace Italia, Legambiente, Kyoto Club, Transport&Environment e WWF hanno espresso timori proprio sul fronte industriale.

Affermano che già le grandi industrie automobilistiche mondiali hanno preso impegni per privilegiare l’elettrico fin dal 2030. Stati Uniti e Cina, poi, i maggiori competitor delle quattro ruote europee, stanno promuovendo enormi investimenti nella transizione all’elettrico e quindi l’Europa e l’Italia rischiano con questo stop di rimanere ai margini, più deboli, più arretrati e meno competitivi. Oltretutto in fase di Trilogo invece l’Europa era parsa compatta sul percorso.

La tecnologia dei carburanti sintetici ha diverse facce e molte risposte ancora da dare.

I processi Power-to-X (PtX), che producono carburanti con processi chimici con l’impiego di energia elettrica da fonti rinnovabili, potrebbero ottenere l’obiettivo di un impatto energetico decisamente ridotto in termini di emissioni di CO2 salvando la filiera del motore termico.

Proprio l’impatto industriale dell’elettrificazione dei trasporti, per esempio sui produttori di componenti del settore automobilistico, ma anche sul resto della filiera dalla distribuzione all’approvvigionamento è uno dei nodi politici essenziali della questione.

Il peso dell’industria tedesca dell’auto è stato il convitato di pietra degli ultimi negoziati europei e un aspetto imprescindibile del rinvio.

Eppure tecnicamente i dubbi sono numerosi. Handelsblatt cita uno studio del think tank Agora Energiewende secondo il quale i carburanti sintetici raggiungerebbero un’efficienza energetica di appena il 13% contro il 69% circa dell’auto elettrica.

Il già citato Transport & Environment, un importante think tank europeo specializzato sul tema della sostenibilità dei trasporti, da tempo mostra con degli studi scetticismo sulle prospettive dei carburanti sintetici.

In una ricerca dello scorso ottobre calcolava che: “Sulla base delle stesse proiezioni dell’industria dei carburanti sintetici (e-fuel), stimiamo che sui 207 milioni circolanti solo 5 milioni di auto potranno basarsi sui carburanti sintetici. È appena il 2% della flotta europea, una goccia nell’oceano”.

Anche la tedesca Porsche, forse il maggiore investitore nel settore, ha comunque sempre ponderato le previsioni su queste tecnologie. L’obiettivo della casa è vendere più dell’80% delle proprie auto in versione totalmente elettrica entro il 2030 (a conferma dell’orientamento dell’industria).

Ma nel mondo ci sono oggi più di 1,3 miliardi di veicoli in circolazione, quindi i carburanti sintetici potrebbero aiutare la transizione, così Porsche ha deciso di investirci circa 100 milioni di dollari, ma non ne fa la tecnologia di punta.

I carburanti sintetici fanno la grande promessa di salvare buona parte dell’infrastruttura automobilistica odierna, ma attualmente sono molto più costosi (qualcuno riporta di circa 20 euro a litro) e meno efficienti, inoltre probabilmente richiederanno anch’essi grandi investimenti infrastrutturali.

Le prospettive dell’auto del domani, insomma, faticano ancora a comporsi.

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