Bitcoin: notte profonda o alba vicina?

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
3 min

Miner, ETF e leva finanziaria spiegano la violenza del ribasso del Bitcoin

Bitcoin: notte profonda o alba vicina?
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Bitcoin: a che punto è la notte? Tra liquidità, miner e psicologia dei mercati

Il crollo non è un’anomalia: è la natura stessa del ciclo cripto

La vera domanda non è “se rimbalza”, ma quando tornerà la liquidità globale

Dai 126.000 dollari dell’ottobre scorso ai 65–70 mila nel giro di pochi mesi: il movimento è violento, ma non sorprendente.
Chi conosce il Bitcoin sa che la volatilità non è un incidente di percorso — è il percorso.

Eppure questa volta c’è qualcosa di diverso: non è stata solo una correzione tecnica.

È stata una combinazione di macroeconomia, struttura di mercato e dinamiche industriali.


Il fattore dominante: la liquidità, non la tecnologia

Gli asset digitali non seguono utili, dividendi o PIL.
Seguono la quantità di moneta disponibile nel sistema.

Negli ultimi mesi sono avvenute tre cose contemporaneamente:

  1. 1.

    aspettative di politica monetaria più restrittiva

  2. 2.

    deflussi dagli ETF e dagli ETP

  3. 3.

    riduzione dei volumi

Il mercato ha capito che la fase di abbondanza monetaria stava rallentando.

E quando la liquidità si contrae, il primo asset a soffrire è quello più “finanziario”: il Bitcoin.

Non a caso i deflussi si sono concentrati negli Stati Uniti — il vero barometro della liquidità globale — mentre Europa e Canada hanno continuato a comprare.


Il ruolo poco discusso: i miner

C’è poi un elemento spesso ignorato nella narrativa cripto: il Bitcoin è digitale, ma l’offerta è industriale.

Il costo di produzione stimato tra 80.000 e 90.000 dollari ha creato una situazione particolare:

  • prezzo sotto costo

  • aumento vendite obbligate

  • pressione sull’offerta spot

I miner non vendono per paura: vendono per sopravvivere.

Debito, investimenti hardware e progetti legati all’AI hanno imposto liquidazioni proprio nel momento peggiore del mercato.

Questo amplifica i ribassi molto più di quanto facciano gli investitori retail.


Perché le discese sono sempre più rapide delle salite

Il meccanismo è strutturale:

  1. 1.

    cala la liquidità

  2. 2.

    scendono i prezzi

  3. 3.

    scattano liquidazioni a leva

  4. 4.

    i miner vendono

  5. 5.

    gli ETF registrano deflussi

È una catena auto-rinforzante.

E infatti il sentiment è ora ai livelli minimi dal post-FTX:
storicamente una zona più da formazione di base che da inizio bear market profondo.


Cosa può fare davvero l’investitore

Il punto non è prevedere il minimo.
Il punto è capire che tipo di asset si ha in portafoglio.

Lezioni operative

1) La volatilità è strutturale
Correzioni del 30-50% fanno parte del ciclo, non lo interrompono.

2) La leva è il vero rischio
Il Bitcoin non ha bisogno di leva per generare rendimento.
Chi la usa trasforma una volatilità gestibile in un rischio esistenziale.

3) Gli ETF semplificano l’accesso, non il rischio
Rendono l’investimento regolamentato, ma non lo rendono stabile.


Allora: siamo vicino alla fine della notte?

Storicamente i ribassi importanti finiscono quando accade una sola cosa: torna ad aumentare la liquidità globale.

Non servono narrative, halving o adozione istituzionale se il denaro costa caro.

E al contrario, basta che il costo del denaro smetta di salire perché il ciclo cambi direzione.

Per questo la domanda corretta non è:

“Bitcoin salirà?”

ma

“Quando tornerà il denaro a cercare rischio?”

Finché la risposta resta incerta, il mercato resterà nervoso.

Quando diventerà chiara, il movimento sarà — come sempre — più rapido di quanto la maggior parte degli investitori riesca a immaginare.

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