BCE: l’intervento moderato che piace al mercato

La Lagarde conferma le attese e la politica monetaria accomodante

The lady is not tapering”: la presidente della Bce Christine Lagarde è riuscita ad avviare il ritiro dalle manovre d’emergenza della pandemia, riducendolo a una semplice modulazione delle strategie, perfettamente in linea con le attese del mercato.
Tutti hanno pensato a Margaret Thatcher negli anni ‘80: “The lady’s not for turning”, la sua espressione per dire di non voler cambiare la rotta. In fondo è proprio quello che la Lagarde intendeva: stiamo prendendo le misure, ma la politica accomodante continua.

La prima frase del comunicato del 9 settembre della BCE riportava: “Il Consiglio direttivo ritiene che possano essere mantenute condizioni di finanziamento favorevoli con un ritmo degli acquisti netti di attività nel quadro del Programma di acquisto per l’emergenza pandemica (pandemic emergency purchase programme, PEPP) moderatamente inferiore rispetto ai due trimestri precedenti”.

Inferiore sì dunque, ma “moderatamente”. Probabilmente una riduzione dagli 80 miliardi di euro di acquisti dei primi due trimestri dell’anno ai 60-70 miliardi messi in conto da diversi osservatori finanziari. Meno di un tapering, una “ricalibrazione”. Non stupisce che i mercati abbiano accolto la conferenza stampa con favore, chiudendo in rialzo (anche se leggero) e con acquisti sui titoli del debito UE.

In realtà tutte le maggiori banche centrali del mondo si stanno allineando su questo approccio, sulla decisione di confermare il più possibile la politica accomodante e bollare le fiammate dell’inflazione come fenomeni temporanei. Ha iniziato il numero uno della Fed Jerome Powell a Jackson Hole. Ma per la Lagarde non era affatto scontato trasformare la conference in un successo comunicativo.

All’incontro si presentava infatti con una crescita europea del secondo trimestre oltre le attese e quindi con la necessità di un rialzo delle stime sul Pil UE. Nel 2021 la crescita UE è ora prevista al 5% dal 4,6% delle stime di giugno; nel 2022 al 4,6% (dal 4,7%) e nel 2023 si rimane al 2,1 per cento.
Anche l’inflazione, l’obiettivo statutario della BCE, è in crescita: il 3% di agosto un tempo era inimmaginabile sul suolo europeo (anche se gli Stati Uniti sono al 5,4%). Si prevede ormai un 2,2% di inflazione nel 2021 (vs. 1,9%), l’1,7% nel 2022 (vs. 1,5%) e l’1,5% nel 2023 (vs. 1,4%). Quindi se i prezzi salgono, l’Eurotower deve intervenire. C’erano tutti gli ingredienti perché i falchi si alzassero in volo, ma non è stato così. La Lagarde ha disinnescato tutto.

L’inflazione è temporanea

Il mantra della Fed è rimbalzato a Francoforte. L’improvviso rialzo dei prezzi di questi mesi è transitorio. È collegato al forte incremento dei prezzi del petrolio nell’ultimo anno, al rientro dalla temporanea riduzione dell’IVA tedesca, al rinvio delle vendite estive del 2020, alle pressioni di costo esercitate dai colli di bottiglia nelle catene di fornitura globali. Anzi l’inflazione di lungo periodo è ben sotto l’obiettivo: la stima è dell’1,5% nel 2023, decisamente inferiore al target del 2% simmetrico della BCE. Se si guarda al lavoro, è vero, la situazione è migliorata moltissimo dal picco della crisi, ma mancano ancora 2 milioni di lavoratori all’appello rispetto al pre-pandemia, specialmente tra i più giovani e i meno specializzati.

Il consiglio direttivo è stato unanime in tutte le decisioni, ha aggiunto la Lagarde, smontando il pronto dibattito su falchi e colombe.

L’unica decisione di peso è stata quindi quella sul PEPP, ma si sa solo che il suo ritmo sarà moderatamente ridotto. La dotazione del piano di acquisto pandemico resta a 1.850 miliardi di euro, la scadenza almeno fino alla fine di marzo 2022; ma se le risorse a disposizione non fossero impiegate interamente non se ne forzerà l’utilizzo. La BCE non ha neanche comunicato l’ammontare del taglio al ritmo degli acquisti e si è tenuta le mani libere su possibili cambi di strategie, in caso di una recrudescenza della pandemia, per esempio, o di un impatto dei “colli di bottiglia” sulla produzione più duraturo delle attese. Sono stati ribaditi gli assetti di tutti gli altri strumenti, dai tassi d’interesse, alla forward guidance, agli acquisti del programma APP, al rifinanziamento. Diversi analisti si sono chiesti se il programma APP da 20 miliardi di euro al mese non possa essere modificato per bilanciare in parte il disimpegno dal PEPP, che resta ancorato all’emergenza della pandemia, ma non sono giunte indicazioni di nessun tipo in questa direzione. D’altronde sono già stati spesi due terzi del PEPP e il messaggio al mercato è stato di continuità, quindi si potrà chiudere il programma pandemico con un segnale di uscita dalla pandemia, ma si potrà anche, in caso di necessità ottenere nuove risorse dagli altri strumenti in campo, a partire dall’APP. Ovviamente è ancora presto per parlare dei nuovi assetti della politica monetaria, ma la Lagarde ha specificato che il programma PEPP sarà ridiscusso complessivamente soltanto al meeting di dicembre. Le novità “vere” ci saranno dunque soltanto con il 2022.

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