Borsa Italiana in forte calo. Crolla STM, giù anche Moncler e Unicredit

di FTA Online News pubblicato:
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Piazza Affari chiude una seduta terribile: è la peggiore tra le maggiori borse europee, tutte orientate a un forte ribasso, mentre anche a Wall Street si diffondono le vendite. Diversi fattori contribuiscono a queste performance ma senz’altro ha un peso decisivo l’esplosione del prezzi del petrolio greggio Brent oltre i 100 dollari, mentre il WTI supera la soglia dei 90 al barile. Vendite colpiscono diffusamente il settore chiave dei titoli tecnologici di Wall Street: a New York per vari motivi la maggior parte delle grandi trimestrali come Tesla, Alphabet, Intel e Texas Instruments è seguita da ribassi importanti. Anche a Milano, dopo dati in forte crescita nella trimestrale pubblicata a mercato chiuso, STM segna un pesante ribasso. ù

A Wall Street le vendite sono rilevanti: S&P 500 -1,41%; NASDAQ -2,56%; Dow Jones -1,07%.

Anche i mercati azionari europei sono in profondo rosso: EURO STOXX 50 -1,63%, Francoforte (DAX) -1,59%, Parigi (CAC 40) -1,64%; Madrid (IBEX 35) -1,67%; Londra (FTSE 100) -0,73%.

Seduta no anche a Piazza Affari: FTSE MIB -2,8%, FTSE Italia All-Share -2,72%, FTSE Italia Mid Cap -1,63%, FTSE Italia STAR -1,78%.

Oggi l’incontro di politica monetaria della BCE non ha stupito ma ha lanciato un allarme: l’impatto del caro-petrolio sull’inflazione deve essere ancora pienamente prezzato. Ne conseguono rischi al ribasso per la crescita e al rialzo per l’inflazione e una crescente attesa di possibili rialzi dei tassi sull’euro ai prossimi meeting. Sui mercati prevale però un clima di avversione al rischio che finisce per premiare il dollaro che guadagna lo 0,33% sull’euro (EUR/USD 1,1373) e lo 0,43% sullo yen in un accordo innaturale con le quotazioni del petrolio greggio.

Come visto in altri casi il clima di avversione al rischio non si traduce in acquisti sui titoli di Stato che anzi vengono penalizzati da decise vendite che portano al rialzo i rendimenti e quindi il premio al rischio sul debito sovrano. Il rendimento del BTP decennale un rialzo di 5 punti base al 4,06%, lo spread sul Bund è a 85 bp (dati MTS). Anche dall’altra parte dell’Atlantico il Treasury decennale segna un rialzo dei rendimenti di oltre 4 punti base al 4,714% con il trentennale al 5,183%

Seduta da dimenticare per STM che perde il 19,28% a 47,7 euro su livelli che non vedeva da maggio. I risultati del secondo trimestre in linea con le attese o superiori con ricavi in crescita del 26% a 3,487 miliardi di dollari e un balzo dell’utile netto a 222 milioni di dollari contro i 37 del primo trimestre 2026 e il rosso da 97 mln del secondo quarto 2025. L’eps del gruppo in euro non GAAP balza da 0,06 a 0,31 euro oltre il consensus S&P GMI a € 0,27, ma sarebbe la guidance sulle vendite del terzo trimestre a risultare inferiore alle attese: $ 3,70 mld sotto i 3,78 mld del consensus S&P GMI nonostante il +6,2% di incremento sequenziale. Ma sicuramente pesa anche il cattivo sentiment odierno dei mercati sui tecnologici.

In profondo rosso anche Unicredit (-4,8%), il gruppo registra una crescita generale delle performance oltre le attese, l’utile netto supera il consensus ma segna un calo del 13,1% rispetto al dato del 2025 avvantaggiato da poste straordinarie. Guidance su utile netto 2026, 2028 e 2030 migliorata, ma oggi i titoli finanziari fanno da cinghia di trasmissione al nervosismo degli operatori e neanche Unicredit è da meno.

In forte calo anche Moncler -7,88% a 47,35 euro dopo i dati del primo semestre in crescita ma con tendenza al rallentamento nel secondo trimestre. Per questo motivo Jefferies ha ridotto il prezzo obiettivo da 60 a 53 euro.

Unipol -0,67% a 26,57 euro nonostante il report di Barclays che alza il prezzo obiettivo da 23,50 a 27,50 euro. Ieri Kepler Cheuvreux aveva ha incrementato il target da 23,50 a 30,00 euro.

Technoprobe (-1,46% a 31,04 euro) cede in chiusura nonostante la decisione di Goldman Sachs di avviare la copertura del titolo con raccomandazione buy e prezzo obiettivo a 40 euro.

In rialzo con il petrolio ENI (+2,96%) mentre Saipem arretra (-1,53%) dopo l’annuncio recente della Commissione UE di un’indagine approfondita antitrust sulla proposta di fusione con Subsea7 (-2,56%).

In calo le quotazioni dell’oro, che ancora una volta dimostra di non essere un bene rifugio in questa fase di fronte all’incremento delle quotazioni del petrolio (che invece conferma di essere forse una delle asset class più decorrelate dall’azionario): 4.050 dollari l’oncia (-2,32%).

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