Tutte le ombre sull'omicidio di Luigi Esposito a Eboli, dall'inesistente lavoro all'Arpac alla dinamica

di Luca Mastinu pubblicato:
4 min

Perché Luigi Esposito si spacciava per funzionario Arpac? Qual era la doppia vita del giornalista?

Tutte le ombre sull'omicidio di Luigi Esposito a Eboli, dall'inesistente lavoro all'Arpac alla dinamica

Terminata l'autopsia sul cadavere di Luigi Esposito, il giornalista sportivo noto ai colleghi come "Luca", i dubbi sull'omicidio di Eboli rimangono. Ad esempio, gli inquirenti stanno cercando di capire per quale motivo la vittima mentisse sul ciò che chiamava il "vero lavoro": il 53enne, infatti, si presentava come funzionario Arpac (Agenzia Regionale per la Protezione Ambientale della Campania), ma la stessa agenzia ha smentito qualsiasi rapporto di lavoro. La stessa smentita è arrivata dalla Regione Campania, ma anche l'Ordine dei Biologi ha negato che Esposito fosse un iscritto.

Le ombre su Luigi "Luca" Esposito

Come ricostruisce Il Giornale, secondo i carabinieri del Reparto Investigativo di Salerno, Luigi Esposito avrebbe in più occasioni sfruttato la sua laurea in Biologia per raccontare di aver redatto verbali su sversamenti di liquami e controlli qualità per numerose aziende tra Caserta e Salerno, specialmente quelle del settore caseario.

E anche la Regione Campania avrebbe smentito il presunto rapporto lavorativo con la vittima. A chiarire questa posizione è una delle sorelle, al Tg1, come riporta Repubblica: "Il lavoro all’Arpac è stato anni fa, all’inizio. Poi non l’ha frequentata più". Ciò che è certo è che il 53enne lavorava come giornalista pubblicista nel mondo dello sport, ora come opinionista per OttoChannel e ora come fondatore per TuttoSalernitana, ora come editorialista per TuttomercatoWeb e sporadicamente scriveva per Il Mattino.

L'omicidio

L'omicidio di Luigi Esposito si è consumato tra le 22:47 e le 2 del mattino, tra il 18 e il 19 luglio. Alle 22:47, infatti, risale il suo ultimo accesso su WhatsApp. Pochi minuti prima, alle 22:30, Esposito ha sentito al telefono la sua amica Mary Esposito - non legata a lui da vincoli di parentela, nonostante il cognome - poi il silenzio.

Intorno alle 23 del 18 luglio una telecamera installata su Contrada Bivio Cioffi, a Eboli, ha immortalato il passaggio della sua Lancia Y bianca. Per raggiungere quella località, la vittima è partita da Fisciano, dove viveva. Gli occhi elettronici di quell'area non hanno inquadrato altri veicoli, dunque non manca l'ipotesi che l'assassino fosse con lui all'interno del veicolo.

Veicolo che, al termine della sua corsa, Esposito ha parcheggiato e chiuso, portando con sé le chiavi. Solo le chiavi, infine, sono state rinvenute accanto al cadavere. Luigi Esposito non avrebbe portato con sé il cellulare né i documenti, rinvenuti nella sua abitazione. Del telefonino, però, non ci sono tracce. L'assassino lo ha portato via con sé dopo averlo ucciso? Ora, la forbice temporale si conclude alle 2 del mattino, quando ai vigili del fuoco è arrivata la segnalazione in un piccolo incendio nei pressi delle serre di un'azienda agricola.

Il giallo di Eboli

Secondo la ricostruzione dei carabinieri, coordinati dalla Procura di Salerno, Luigi Esposito avrebbe chiuso a chiave la sua auto e avrebbe proseguito il suo percorso a piedi, forse perché aveva un appuntamento. Poi è stato massacrato con un corpo contundente che gli ha procurato fratture multiple al volto, al bacino e alle costole, e infine è stato dato alle fiamme.

Chi ha appiccato il fuoco, a quanto pare, voleva rendere il corpo irriconoscibile. A portare i militari a concludere che il corpo carbonizzato appartenesse a Luigi Esposito è stata la sua auto trovata a poca distanza, ma anche le chiavi del mezzo quasi liquefatte, presenti accanto al corpo. Resta il giallo del colpo di pistola, di cui non sarebbero stati trovati segni sul corpo, ma che viene suggerito da un bossolo rinvenuto sul luogo della tragedia.

Come riporta Fanpage, giovedì 23 luglio è stato prelevato il Dna di una delle sorelle per trovare il match con l'identità del giornalista ucciso. Ciò che ancora non è chiaro, e che non è stato possibile stabilire con l'autopsia, è se la vittima fosse ancora viva mentre veniva data alle fiamme. Per trovare questa risposta sono necessari gli esami istologici e tossicologici, i cui risultati potrebbero arrivare anche tra 60 giorni.