Pietracatella, il killer di madre e figlia morte avvelenate dalla ricina è passato per le scale esterne?
pubblicato:L'assassino potrebbe essersi introdotto dalle scale esterne dell'abitazione per poi contaminare il cibo con la ricina

Il cerchio degli inquirenti che indagano sul giallo di Pietracatella si stringe intorno a ormai pochi sospettati. Uno di questi, secondo gli investigatori della Questura di Campobasso, starebbe mentendo o nascondendo fatti. Una delle ipotesi sulla morte di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, madre e figlia avvelenate con la ricina, riguarda la scala esterna dell'abitazione di via Risorgimento, nella quale abitavano due famiglie.
Il dettaglio della scala esterna
Questo dettaglio è stato riportato durante la puntata de La Vita in Diretta andata in onda mercoledì 22 luglio. Nell'abitazione di via Risorgimento, a Pietracatella, dove le vittime - Antonella Di Ielsi (50 anni) e la figlia Sara Di Vita (15) - vivevano con la famiglia, composta dalla figlia maggiore Alice Di Vita e da Gianni Di Vita, marito e padre delle vittime.
Nella palazzina vivevano due famiglie, e all'esterno dell'edificio è presente una scala esterna. Non è da escludere, secondo le indiscrezioni, che la ricina sia stata introdotta dall'assassino che potrebbe aver sfruttato quel disimpegno per introdursi nell'abitazione e contaminare il cibo con la ricina.
Madre e figlia avvelenate, il punto delle indagini
Nei primi giorni di agosto in via Risorgimento entreranno gli esperti del Robert Koch Institut di Berlino, che con i loro strumenti esamineranno tutti gli ambienti alla ricerca di possibili ulteriori tracce di ricina all'interno dell'abitazione. In questi giorni sono in corso i colloqui per definire le modalità, i tempi e le strategie del sopralluogo.
Nel frattempo, come anticipato, continuano le audizioni presso la Questura di Campobasso. Il cerchio è ristretto intorno a poche persone, ma negli ultimi giorni è emerso che gli inquirenti potrebbero avere sul tavolo il nome del potenziale assassino di Antonella e della figlia Sara.
L'ipotesi dell'avvelenamento in due tempi
C'è, inoltre, la possibilità che l'assassino abbia somministrato la ricina ad Antonella e Sara in due tempi. Ricordiamo, anche a proposito del racconto fornito da Alice Di Vita agli inquirenti, che entrambe le vittime avevano fatto ritorno a casa con un quadro clinico leggermente migliore, prima di accusare nuovi sintomi e fare ritorno al Cardarelli di Campobasso.
L'ipotesi, come spiegano anche Il Tempo e Quotidiano Nazionale, è che chi ha somministrato la ricina negli alimenti di Antonella e Sara fosse a conoscenza del loro rientro a casa, quindi potrebbe aver somministrato la tossina una seconda volta, favorito dai ricoveri in pronto soccorso per le gastroenteriti accusate da molti pazienti.