Madre e figlia di Pietracatella morte avvelenate dalla ricina, gli inquirenti avrebbero il nome del killer

di Luca Mastinu pubblicato:
2 min

Il giallo di Pietracatella verso la svolta? Gli inquirenti avrebbero sui loro tavoli il nome del presunto killer di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita

Madre e figlia di Pietracatella morte avvelenate dalla ricina, gli inquirenti avrebbero il nome del killer

Gli inquirenti che indagano sul drammatico caso di Antonella Di Ielsi e Sara Di Vita, morte avvelenate, avrebbero ormai stretto il cerchio attorno a un sospetto preciso. Le indagini sulla tragica scomparsa della madre e della figlia, legate alla comunità di Pietracatella, registrano una svolta determinante dopo settimane di accertamenti tecnici e riscontri sul campo. L'ipotesi centrale resta quella di un decesso provocato dall'assunzione della ricina, una potente tossina vegetale che non lascia scampo. Gli elementi raccolti dalle forze dell'ordine e dalla Procura di Larino sembrano convergere verso una figura ben definita, il cui nome sarebbe già iscritto nei registri riservati degli investigatori che coordinano gli accertamenti sul territorio.

Verso la svolta nelle indagini su madre e figlia morte avvelenate da ricina

La possibile svolta decisiva nell'inchiesta è stata ricostruita durante la trasmissione Morning News, che ha evidenziato come gli inquirenti dispongano ormai di un quadro indiziario solido nei confronti del presunto responsabile.

La drammatica fine di Antonella Di Ielsi (50 anni) e della figlia Sara Di Vita (15), colpite dall'azione letale della tossina, trova oggi risposte concrete nelle trame investigative intessute tra la provincia molisana e il comune di Pietracatella. L'ipotesi dell'avvelenamento da ricina ha trovato conferma nelle complesse analisi tossicologiche svolte dai laboratori specializzati, consentendo di escludere definitivamente la pista dell'incidente domestico per concentrarsi sulla pista del duplice omicidio volontario.

L'ipotesi dell'avvelenamento in due tempi

Un contributo fondamentale per comprendere la dinamica dell'aggressione giunge dalle ricostruzioni pubblicate dal quotidiano Il Tempo, che ha analizzato nel dettaglio l'ipotesi dell'avvelenamento avvenuto in due tempi distinti.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti medico-legali, la somministrazione della sostanza tossica potrebbe non essere avvenuta in un unico momento, ma attraverso dosi dilazionate volte a simulare un rapido e inspiegabile decadimento fisico. La madre e la figlia avrebbero ingerito la sostanza senza accorgersene, manifestando sintomi inizialmente scambiati per una normale infezione prima dell'avvio dell'intervento tempestivo della magistratura.

Le indagini

La complessa macchina investigativa vede impegnate diverse sedi operative, come evidenziato dalle ricostruzioni della testata Primo Piano Molise. Gli accertamenti vedono la collaborazione tra gli scienziati tedeschi del Robert Koch Institut e i comandi territoriali dell'Arma dei Carabinieri operativi a Campobasso, in via Tiberio.

I due presidi lavorano in sinergia per incrociare i dati informatici e le analisi forensi, ma soprattutto i dati di laboratorio, con l'obiettivo di ricostruire le dinamiche della tragedia. L'asse investigativo punta a stringere il cerchio attorno al responsabile e al movente.