Inizia il 2026: mercati tra grandi temi globali e rischi nascosti
pubblicato:Geopolitica, elezioni USA e politiche monetarie divergenti guidano lo scenario per le borse, mentre l’AI spinge crescita e valutazioni

Inizia il 2026: mercati tra grandi temi visibili e rischi “invisibili”
Il 2026 si apre con mercati finanziari ancora sostenuti, ma attraversati da una sensazione crescente di fragilità latente.
Geopolitica, politica monetaria e intelligenza artificiale dominano il dibattito, ma secondo molti analisti il vero pericolo non è nei temi più discussi, bensì in ciò che oggi viene sottovalutato.
Il “cigno nero” potrebbe emergere da un angolo trascurato del mercato: uno shock macro inatteso, un improvviso cambio di policy o una decisione politica capace di rompere equilibri dati per scontati. È un contesto in cui la crescita non è assente, ma la distribuzione dei rischi è asimmetrica.
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Politica monetaria USA: il nodo Fed e l’indipendenza sotto pressione
Uno dei principali fattori di incertezza è la transizione al vertice della Federal Reserve. Il mandato di Jerome Powell scade a maggio e la nomina del nuovo presidente, attesa a inizio anno, rischia di avere un forte contenuto politico.
Le pressioni esercitate da Donald Trump per tassi più bassi riaprono il tema dell’indipendenza della banca centrale. Il rischio più sottovalutato non è tanto un errore restrittivo, quanto l’opposto: un allentamento eccessivo, non pienamente giustificato dai fondamentali, che potrebbe riaccendere l’inflazione e costringere poi la Fed a una brusca inversione di rotta.
In questo scenario, la politica monetaria smette di essere un fattore di stabilità e diventa essa stessa una fonte di volatilità.
Geopolitica ed elezioni: il ritorno del rischio politico globale
Il 2026 è anche un anno ad alta densità politica. Negli Stati Uniti si terranno le elezioni di midterm, mentre la Corte Suprema è chiamata a pronunciarsi sulla legittimità dei dazi d’emergenza introdotti da Trump.
Entrambi i fattori possono avere ripercussioni dirette su commercio, inflazione e catene globali del valore.
Sul fronte geopolitico, gli eventi in Venezuela e le tensioni in America Latina riportano al centro il rischio di shock regionali con effetti globali, soprattutto su energia, debito emergente e flussi di capitale.
Le elezioni in Ungheria, Brasile e Colombia arrivano dopo un 2025 positivo per i mercati emergenti, aumentando il rischio di delusione politica o di improvvisi cambi di rotta fiscale e regolatoria.
Mercati azionari: crescita attesa, ma leadership in discussione
Le stime aggregate restano costruttive: secondo i sondaggi Reuters, l’S&P 500 e lo Stoxx 600 potrebbero chiudere il 2026 con guadagni rispettivamente intorno al 9% e al 5%. Tuttavia, il punto chiave non è tanto il livello degli indici, quanto la composizione della performance.
Il boom dell’intelligenza artificiale ha spinto le valutazioni del settore tech e delle mega-cap statunitensi, ma iniziano a emergere dubbi su:
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ritorni effettivi degli investimenti in AI
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sostenibilità dei livelli di indebitamento
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tempi di monetizzazione delle infrastrutture tecnologiche
Un eventuale sell-off sui titoli legati all’AI avrebbe un impatto che va oltre il settore, colpendo il sentiment complessivo.
Sempre più analisti si aspettano quindi rotazioni settoriali e geografiche, con minore concentrazione su pochi nomi dominanti.
Banche centrali divergenti: fine del “pilota automatico”
Se il 2024-2025 è stato caratterizzato da un allentamento coordinato, il 2026 segna una divergenza netta:
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la Fed è vista ancora orientata a ulteriori tagli
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la BCE mantiene un approccio prudente, focalizzato sull’inflazione
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Australia e Giappone vanno in direzione opposta, con tassi in rialzo
Questa frammentazione aumenta la complessità per i mercati globali, soprattutto su valute, flussi di capitale e carry trade.
La BCE ha un mandato unico e margini più rigidi, mentre la Fed – tra doppio mandato e pressioni politiche – appare più flessibile, ma anche più esposta al rischio di errore.
Debito e tassi lunghi: il problema strutturale resta
Nonostante i tagli dei tassi, i rendimenti a lungo termine restano elevati.
Treasury e Bund riflettono una realtà difficile da ignorare: debito pubblico alto e stimoli fiscali persistenti.
Le attese di un aumento graduale dei rendimenti decennali USA e tedeschi indicano che il mercato continua a chiedere un premio per il rischio fiscale di lungo periodo.
Questo rappresenta un vincolo strutturale per i governi e un fattore di pressione su valutazioni azionarie e immobiliari.
Valute e criptovalute: equilibrio più instabile
Il consenso per un dollaro più debole segna un cambio di narrativa rispetto a un anno fa. Il biglietto verde resta dominante, ma non più indiscusso.
Lo yen è visto in rafforzamento, mentre euro e sterlina appaiono stabili.
Le criptovalute restano un segmento altamente volatile, fortemente correlato al tech. Dopo il massimo storico di Bitcoin nel 2025, la correzione segnala quanto il settore resti sensibile al ciclo e al sentiment globale, nonostante i progressi sull’adozione istituzionale.
AI: accelerazione tecnologica, rischio di aspettative eccessive
La corsa all’intelligenza artificiale entra in una nuova fase. Nvidia e altri grandi player stanno accelerando lo sviluppo di infrastrutture sempre più potenti, puntando su modelli complessi, simulazioni e “physical AI”.
Il progresso tecnologico è reale e impressionante, ma per i mercati il tema centrale resta uno: quanto velocemente questi investimenti si tradurranno in utili sostenibili.
Conclusione: il 2026 come anno di selezione e gestione del rischio
Il 2026 non si presenta come un anno di crisi inevitabile, ma come un periodo in cui l’errore di policy, la geopolitica e le aspettative eccessive possono fare la differenza.
I mercati potrebbero continuare a salire, ma in modo meno lineare e più selettivo.
In questo contesto, il vero rischio non è ciò che tutti osservano – AI, tassi, elezioni – ma ciò che viene dato per scontato.
Ed è spesso lì che nascono i veri shock di mercato.
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