Buzzi: utile netto a 324 mln nel primo semestre
pubblicato: Il Consiglio di Amministrazione di Buzzi SpA si è riunito in data odierna per l’esame della relazione finanziaria semestrale al 30 giugno 2026.
ANDAMENTO ECONOMICO E FINANZIARIO
A partire dal secondo trimestre del 2025, i risultati del gruppo includono il contributo delle attività negli Emirati Arabi Uniti, a seguito dell’acquisizione di una partecipazione di controllo in Gulf Cement Company, società quotata alla Borsa di Abu Dhabi. Inoltre, nel corso del periodo sono stati acquisiti anche alcuni impianti di betonaggio in Italia e in Germania. Pertanto, rispetto al 30 giugno 2025, le variazioni del perimetro riflettono sia l’inclusione delle attività negli UAE sia le acquisizioni nel comparto del calcestruzzo in Italia e Germania. Al netto di tale variazione, nei primi 6 mesi dell’esercizio 2026 le consegne di cemento hanno registrato una lieve flessione, riconducibile principalmente alla debolezza del mercato europeo nel primo trimestre, condizionato da condizioni meteorologiche sfavorevoli. Tale andamento è stato in parte compensato dal buon avvio d’anno negli Stati Uniti e dalla dinamica positiva del Brasile. Il periodo si è quindi chiuso con un incremento del 5,4% delle consegne di cemento, pari complessivamente a 15,7 milioni di tonnellate. La produzione di calcestruzzo preconfezionato si è invece attestata a 4,6 milioni di metri cubi, evidenziando una contrazione del 4,2% rispetto al 2025. Il fatturato consolidato del primo semestre si è mantenuto su livelli sostanzialmente stabili rispetto al corrispondente periodo dell'esercizio precedente, passando da 2.187,4 a 2.188,5 milioni. Le variazioni dei tassi di cambio hanno avuto un impatto negativo pari a 35,1 milioni, principalmente per effetto della svalutazione del dollaro, mentre le variazioni del perimetro hanno inciso favorevolmente per 61,0 milioni. A cambi e perimetro costanti, il giro d’affari avrebbe evidenziato una sostanziale stabilità rispetto all’esercizio precedente, con una variazione negativa del 1,1%. In Italia il fatturato ha raggiunto 393,5 milioni, registrando una contrazione del 2,2%, principalmente riconducibile al calo della domanda nel mercato domestico. Negli Stati Uniti, dopo l’ottima performance del primo trimestre, l’indebolimento del dollaro e una dinamica dei prezzi meno favorevole hanno penalizzato i ricavi, che si sono attestati a 733,0 milioni, in diminuzione del 6,9% rispetto all’esercizio precedente. A cambi costanti, il fatturato avrebbe evidenziato una flessione dello 0,6%. In Europa Centrale, un avvio d’anno più debole e una domanda ancora contenuta hanno determinato un giro d’affari di 461,2 milioni, in calo del 2,3% rispetto al primo semestre dello scorso esercizio. In Europa Orientale, il fatturato si è attestato a 327,4 milioni, in diminuzione del 5,5% rispetto all’anno precedente. Il risultato ha risentito principalmente della debolezza dei volumi in Polonia nei primi mesi dell’anno, influenzati da condizioni meteorologiche sfavorevoli, nonché del rallentamento dell’attività economica in Russia. A parità di tassi di cambio, il fatturato avrebbe registrato una contrazione del 7,9%. In Brasile, la favorevole evoluzione sia dei volumi sia dei prezzi ha sostenuto la crescita del giro d’affari, che ha raggiunto 204,0 milioni, in aumento del 23,8% rispetto all’anno precedente. Al netto dell’effetto cambio, il fatturato sarebbe aumentato del 18,3%. Negli Emirati Arabi Uniti, nonostante il rallentamento dei volumi legato al conflitto nell’area, una solida politica di prezzo e mix prodotti ha consentito di conseguire ricavi pari a 75,8 milioni, inclusivi di 53,2 milioni derivanti dalle variazioni di perimetro. Su base pro-forma, il risultato risulta sostanzialmente in linea con quello del precedente esercizio. Il margine operativo lordo consolidato si è attestato a 482,7 milioni, registrando una flessione dell’8,2% rispetto ai 526,0 milioni dell’esercizio precedente. Il risultato del periodo include proventi non ricorrenti netti per 7,5 milioni. Al netto di tali componenti, il margine operativo lordo ricorrente è passato da 526,3 a 475,2 milioni, con un’incidenza sul fatturato pari al 21,7% (24,1% nel 2025). La redditività caratteristica del primo semestre si è rafforzata in Italia, Polonia, UAE e Brasile, grazie al miglioramento della leva operativa. Per contro, l’aumento dei costi di produzione ha penalizzato i margini nelle altre aree geografiche in cui il gruppo opera. Le variazioni di perimetro hanno contribuito positivamente per 8,9 milioni, mentre le fluttuazioni dei tassi di cambio hanno avuto un impatto negativo pari a 8,9 milioni. Dopo ammortamenti per 170,1 milioni (160,1 milioni nel 2025), il risultato operativo si è attestato a 311,4 milioni, in diminuzione rispetto ai 365,9 milioni del 2025. Nell’esercizio si registrano proventi finanziari netti in calo rispetto allo scorso esercizio (55,0 milioni nel 2026 contro 120,9 milioni del periodo precedente). È migliorato, invece, il contributo delle partecipazioni valutate ad equity, pari a 68,1 milioni (59,9 milioni nel 2025). Il risultato prima delle imposte si è quindi attestato a 434,6 milioni (546,0 milioni nel primo semestre 2025). Dopo imposte sul reddito per 110,2 milioni (156,3 milioni nel 2025), il primo semestre si è chiuso con un utile netto di 324,5 milioni, rispetto ai 389,8 milioni dello stesso periodo nel 2025. A fine periodo, la disponibilità netta consolidata ammontava a 896,1 milioni (1.109,7 milioni a fine 2025). Nel semestre in esame il gruppo ha distribuito dividendi agli azionisti per 123,5 milioni e sostenuto spese in conto capitale per complessivi 275,2 milioni, di cui 11,3 milioni riferiti a investimenti in partecipazioni, tra cui l’acquisto di ulteriori quote in Gulf Cement Company. Gli investimenti destinati al miglioramento delle performance ambientali e alla decarbonizzazione dei processi produttivi, tra cui l’incremento della produzione di cementi a minor contenuto di clinker, il maggiore utilizzo di combustibili alternativi e la produzione interna di energia elettrica rinnovabile, sono ammontati a circa 48,0 milioni. Nel corso del periodo sono stati inoltre impiegati 180,3 milioni nell’ambito del programma di acquisto di azioni proprie, iniziato verso fine febbraio. S&P Global Ratings ha confermato il rating investment grade del gruppo a BBB+/A-2 con outlook stabile, riflettendone la solida posizione finanziaria e l’elevata capacità di generazione di cassa. Il patrimonio netto al 30 giugno 2026, inclusa la quota spettante agli azionisti terzi, si è attestato a 7.347,5 milioni, contro 7.137,7 milioni di fine 2025; il rapporto passività/patrimonio netto è rimasto stabile al 25% rispetto al dicembre 2025.
EVOLUZIONE PREVEDIBILE DELLA GESTIONE
In un contesto macroeconomico e geopolitico ancora caratterizzato da significativi elementi di incertezza, la società ha conseguito nel primo semestre del 2026 risultati operativi solidi, sostenuti dalla tenuta dei volumi di vendita e dal favorevole andamento dei prezzi. Tuttavia, il progressivo incremento dei costi di produzione nei principali mercati di presenza, unitamente all’effetto sfavorevole dei movimenti valutari, in particolare la svalutazione del dollaro rispetto all’euro, hanno penalizzato la performance operativa, esercitando una certa pressione sulla redditività caratteristica. Con riferimento all’evoluzione dell’attività nella seconda parte dell’esercizio, non prevediamo sostanziali cambiamenti rispetto al contesto macroeconomico e geopolitico osservato nel primo semestre. Le tensioni internazionali e le persistenti incertezze economiche continuano infatti a influenzare i mercati, con effetti che si manifestano principalmente attraverso pressioni inflazionistiche sui costi operativi. Nei nostri principali mercati di riferimento ci attendiamo una domanda sostanzialmente in linea con quella registrata nei primi sei mesi dell’anno. In Italia, dopo il progressivo rallentamento osservato nel semestre, stimiamo che i volumi di vendita continueranno a risentire della debolezza del comparto residenziale e del graduale ridimensionamento delle opere connesse al PNRR. Riteniamo tuttavia che gli incrementi di prezzo attuati a inizio anno, unitamente ai benefici derivanti dalle misure di Energy Release, possano contribuire a preservare livelli di redditività soddisfacenti. Negli Stati Uniti, il buon andamento registrato nella prima parte dell’anno dovrebbe consentirci di chiudere l’esercizio con volumi sostanzialmente in linea con quelli del 2025. Permane tuttavia un contesto competitivo, specialmente in Texas, impegnativo sul fronte dei prezzi, dove risulta sempre più difficile ottenere adeguamenti in grado di compensare il continuo incremento dei costi operativi. In Europa Centrale, dopo un avvio d’anno particolarmente debole, prevediamo un graduale miglioramento dei volumi di vendita accompagnato da alcuni progressi sul fronte dei prezzi. In Germania, tuttavia, il significativo incremento dei costi già emerso al termine del primo semestre ci porta a prevedere una contrazione della marginalità anno su anno. In Europa Orientale, e in particolare in Polonia e Repubblica Ceca, le condizioni di mercato rimangono favorevoli; ci attendiamo pertanto di chiudere l’esercizio con risultati operativi e livelli di marginalità soddisfacenti. In Brasile, l’elevato utilizzo della capacità produttiva, abbinato al significativo recupero dei prezzi registrato negli ultimi trimestri, e la crescita dei volumi di vendita supportano aspettative favorevoli anche per il secondo semestre. Prevediamo, pertanto, una chiusura d’esercizio positiva e in deciso miglioramento rispetto all’anno precedente. Gli Emirati Arabi Uniti restano infine il mercato maggiormente esposto agli effetti delle persistenti tensioni geopolitiche nell’area mediorientale. Pur prevedendo un miglioramento della performance operativa grazie alle azioni manageriali e commerciali implementate fin dall’acquisizione, i risultati continueranno a risentire delle difficoltà logistiche e delle maggiori complessità operative nella regione. Ci attendiamo comunque una chiusura dell’esercizio con risultati superiori a quelli del 2025, sebbene leggermente inferiori alle nostre iniziali aspettative. Alla luce degli elementi sopra descritti, stimiamo di ottenere nell’intero esercizio 2026 un margine operativo lordo ricorrente compreso tra 1.100 e 1.200 milioni di euro.