Famiglie costrette a indebitarsi per sostenere i consumi: dal Regno Unito un segnale d’allarme
pubblicato:Italia meno indebitata di UK e più protetta, ma redditi reali deboli e crescita del credito al consumo richiedono attenzione

Famiglie sempre più indebitate per sostenere i consumi: il Regno Unito è il mercato più fragile
Quando il credito cresce perché aumentano redditi, occupazione e fiducia, l’indebitamento può accompagnare una fase economica positiva. Il segnale diventa invece preoccupante quando le famiglie ricorrono alle carte per compensare la perdita di potere d’acquisto.
Il dato britannico va proprio in questa seconda direzione: a luglio la spesa media con carta è diminuita del 2%, ma il saldo medio ancora da rimborsare è salito dello 0,4% a 1.980 sterline, nuovo massimo storico e valore superiore del 4,7% rispetto a un anno prima.
In altre parole, le famiglie hanno speso meno nel mese, ma hanno riportato al periodo successivo una quota maggiore del debito precedente. L’aumento simultaneo delle rate saltate rafforza l’interpretazione negativa.
Perché il dato Fico è preoccupante
I segnali più delicati sono quattro:
- •
il saldo residuo aumenta nonostante la diminuzione degli acquisti;
- •
il tasso di rimborso rimane inferiore a quello di un anno prima;
- •
i clienti con una rata saltata crescono dell’11,5% sul mese;
- •
quelli con tre rate saltate aumentano del 9,6%.
Il livello assoluto delle insolvenze rimane ancora contenuto: l’1,5% presenta una rata saltata e lo 0,2% ne ha saltate tre. È però la direzione del movimento a rappresentare un campanello d’allarme.
Una parte dell’aumento potrebbe dipendere dall’entrata in vigore della regolamentazione sul Buy Now, Pay Later, che può avere spostato alcune forme di finanziamento dalle piattaforme BNPL alle carte tradizionali.
Non tutto l’incremento dei saldi indica quindi necessariamente un nuovo debito netto. Tuttavia, il contemporaneo peggioramento dei rimborsi suggerisce che non si tratti soltanto di una riclassificazione.
Regno Unito più vulnerabile di Italia ed Eurozona
Il Regno Unito presenta una combinazione particolarmente delicata:
- •
maggiore diffusione del credito revolving;
- •
mutui che vengono rifinanziati più frequentemente;
- •
elevata sensibilità delle rate ai tassi di mercato;
- •
inflazione domestica persistente;
- •
reddito disponibile reale in diminuzione;
- •
tasso di risparmio inferiore a quello medio dell’Eurozona.
Nel primo trimestre del 2026 il reddito disponibile reale delle famiglie britanniche è diminuito dello 0,8%, registrando la quarta contrazione in cinque trimestri. Il tasso di risparmio è sceso all’8,9%, pur rimanendo superiore ai livelli precedenti alla pandemia.
Anche l’inflazione effettivamente sostenuta dalle famiglie è rimasta elevata: l’Household Costs Index britannico risultava in crescita del 3,6% annuo alla fine del 2025, con un aumento del 3,7% sia per le fasce a basso reddito sia per quelle più abbienti.
Confronto sintetico
I dati internazionali non sono perfettamente omogenei, ma le ultime serie comparabili collocano il debito delle famiglie approssimativamente su questi livelli:
Indicatore | Italia | Area euro | Regno Unito |
|---|---|---|---|
Debito famiglie/PIL | circa 40% | circa 50-55% | circa 75-80% |
Debito/reddito disponibile | circa 80-90% | circa 90-100% | circa 120-130% |
Propensione al risparmio | circa 9-10% | circa 14-15% | circa 9% |
Utilizzo credito revolving | Limitato | Moderato e disomogeneo | Elevato |
Sensibilità ai tassi | Medio-bassa | Media | Elevata |
Segnali recenti di stress | Contenuti ma in aumento | Graduali | Più evidenti |
Le percentuali possono cambiare in base alla definizione utilizzata e al trimestre di riferimento. La struttura relativa è però chiara: le famiglie italiane sono meno indebitate, l’Eurozona occupa una posizione intermedia e il Regno Unito presenta l’esposizione più elevata. Le serie internazionali sul credito privato sono disponibili nel portale della Banca dei regolamenti internazionali.
Italia: poco debito, ma redditi fragili
L’Italia parte da una posizione patrimoniale migliore. Il debito delle famiglie in rapporto al reddito e al PIL è fra i più bassi delle economie avanzate.
La proprietà immobiliare è diffusa e molte abitazioni non sono gravate da mutui.
Inoltre, la carta di credito italiana viene spesso utilizzata con rimborso a saldo, mentre nel Regno Unito è molto più comune mantenere un saldo revolving pagando interessi elevati.
Per questo il saldo medio delle carte britanniche non è direttamente confrontabile con il valore delle transazioni effettuate con carte in Italia.
La minore esposizione finanziaria non significa però assenza di problemi. Le vulnerabilità italiane sono differenti:
- •
salari reali che hanno recuperato solo parzialmente l’inflazione;
- •
crescita economica modesta;
- •
elevata incidenza delle spese essenziali sui redditi più bassi;
- •
riduzione della propensione al risparmio;
- •
ricorso crescente a prestiti personali e finanziamenti finalizzati;
- •
forti differenze fra Nord e Sud e fra famiglie proprietarie e giovani in affitto.
Per una famiglia italiana con reddito basso, anche un debito relativamente modesto può risultare difficile da sostenere. Il rapporto aggregato è favorevole soprattutto perché molte famiglie non hanno debiti; non descrive necessariamente la situazione dei nuclei che utilizzano frequentemente credito al consumo.
Nel 2025 il PIL italiano è cresciuto soltanto dello 0,5%, mentre i consumi hanno mostrato un’espansione contenuta. La debolezza della crescita limita la capacità dei redditi di assorbire nuovi rincari energetici e tassi più alti. (Istat)
Eurozona: situazione migliore del Regno Unito, ma molto eterogenea
La media dell’Eurozona appare più solida grazie a un tasso di risparmio vicino al 15% e a una minore diffusione del credito revolving. Il dato aggregato nasconde però differenze molto ampie.
Paesi come Paesi Bassi, Lussemburgo e Finlandia presentano un indebitamento delle famiglie elevato, soprattutto per i mutui. Italia e Germania si collocano invece su livelli inferiori, mentre Francia, Spagna e Belgio occupano posizioni intermedie.
La vulnerabilità europea dipende soprattutto da tre fattori:
- 1.
durata del nuovo ciclo di rialzi della BCE;
- 2.
quota di mutui a tasso variabile o da rifinanziare;
- 3.
tenuta dell’occupazione e dei redditi reali.
L’indagine sul credito della BCE ha già segnalato standard più severi, maggiore prudenza delle banche e domanda di finanziamenti debole. L’irrigidimento protegge in parte i bilanci bancari, ma riduce l’accesso al credito proprio quando famiglie e imprese potrebbero averne maggiore bisogno.
Il vero rischio: finanziare i consumi correnti
Non tutto il debito delle famiglie ha lo stesso significato economico:
- •
un mutuo finanzia un’attività patrimoniale;
- •
un prestito per istruzione o ristrutturazione può aumentare il valore futuro;
- •
il credito usato per pagare energia, alimentari o affitto copre invece una carenza di reddito corrente.
Quando aumenta quest’ultima componente, il debito non produce un’attività o un reddito futuro con cui rimborsarlo. Se contemporaneamente salgono i tassi, una quota crescente dello stipendio viene assorbita dagli interessi, costringendo le famiglie a ridurre ulteriormente i consumi o ad accendere nuovi finanziamenti.
È il meccanismo più pericoloso perché può alimentare una spirale:
inflazione → perdita di potere d’acquisto → maggiore credito → interessi più elevati → minore reddito disponibile → nuove difficoltà di rimborso.
Conclusione
Il Regno Unito mostra attualmente i segnali più evidenti di stress finanziario delle famiglie. L’aumento dei saldi delle carte, la diminuzione dei rimborsi e la crescita delle rate saltate si inseriscono in un contesto di indebitamento strutturalmente elevato e redditi reali sotto pressione.
La situazione dell’Eurozona è meno critica, grazie a un risparmio superiore e a un minore utilizzo del credito revolving, ma potrebbe peggiorare se inflazione energetica e rialzi dei tassi si prolungassero.
L’Italia rimane strutturalmente più protetta dal basso indebitamento privato, ma è vulnerabile per una ragione diversa: redditi reali deboli e crescita insufficiente. Il segnale da monitorare non è tanto il debito medio complessivo, quanto l’aumento del credito al consumo tra le famiglie con minori risorse.
Per capire se il fenomeno stia diventando sistemico bisognerà osservare insieme quattro indicatori: credito al consumo, tasso di rimborso, ritardi nei pagamenti e propensione al risparmio.
Se dovessero deteriorarsi contemporaneamente anche in Italia e nell’Eurozona, il segnale britannico smetterebbe di essere un caso prevalentemente nazionale e diventerebbe un avvertimento per l’intera economia europea.
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