La Corea del Sud investe oltre 1.100 miliardi di dollari in IA e semiconduttori. E l'Italia?
pubblicato:Seul lancia due mega-piani per chip e data center, coinvolgendo Samsung e SK Hynix: l'obiettivo è diventare una delle principali superpotenze mondiali dell'intelligenza artificiale

Corea del Sud accelera sull'IA. E l'Italia? Ci accontentiamo di EMMA?
Mentre in Europa si discute di regolamentazione e di sovranità digitale, la Corea del Sud rilancia con un piano industriale di dimensioni senza precedenti.
Il governo del presidente Lee Jae Myung ha annunciato la creazione di un nuovo grande polo nazionale dedicato ai semiconduttori nel sud-ovest del Paese, destinato ad affiancare quello già esistente nell'area di Seul.
L'investimento previsto supera gli 800.000 miliardi di won, pari a circa 518 miliardi di dollari, e comprende la costruzione di quattro nuovi impianti per la produzione di chip di memoria, con il coinvolgimento diretto di colossi come Samsung Electronics e SK Hynix.
Ma non finisce qui.
Parallelamente Seul ha presentato un secondo piano ancora più ambizioso: oltre 1.000 trilioni di won (circa 650 miliardi di dollari) saranno investiti entro il 2035 nello sviluppo di data center dedicati all'intelligenza artificiale.
L'obiettivo è aumentare la capacità installata del Paese fino a 18,4 gigawatt, trasformando la Corea del Sud in una delle principali piattaforme mondiali per l'elaborazione dei modelli di IA.
Questi investimenti fanno parte della strategia dei "tre mega progetti", che punta a rafforzare contemporaneamente semiconduttori, infrastrutture per l'intelligenza artificiale e Physical AI, creando un ecosistema integrato in grado di competere con Stati Uniti e Cina.
E in Italia?
Il confronto è inevitabile.
Negli Stati Uniti si investono centinaia di miliardi in chip, data center e infrastrutture energetiche.
La Cina continua a finanziare massicciamente il proprio ecosistema tecnologico. La Corea del Sud mobilita oltre 1.100 miliardi di dollari tra semiconduttori e IA.
In Italia, invece, il dibattito sembra concentrarsi soprattutto su EMMA, il modello linguistico sviluppato da Egomnia.
Si tratta di un'iniziativa interessante dal punto di vista tecnologico, ma che opera su una scala completamente diversa rispetto ai programmi industriali messi in campo dalle grandi potenze.
La vera partita dell'intelligenza artificiale
La vera partita dell'intelligenza artificiale, infatti, non si gioca soltanto sui modelli linguistici. Si gioca soprattutto su chip, capacità di calcolo, energia elettrica, data center, reti e capitale umano. Chi controllerà queste infrastrutture controllerà buona parte della futura economia digitale.
L'Europa dispone di eccellenze nella ricerca e di aziende leader in segmenti specifici, ma rischia di rimanere dipendente dagli altri proprio sulle componenti più strategiche della filiera.
L'Italia, in particolare, continua a non avere un vero piano industriale paragonabile a quelli annunciati da Stati Uniti, Cina o Corea del Sud.
La domanda, quindi, non è tanto se EMMA sia un buon modello. La domanda è se basti un modello linguistico nazionale quando il resto del mondo sta costruendo interi ecosistemi da centinaia di miliardi di dollari.
È una differenza di scala che potrebbe determinare chi guiderà la prossima rivoluzione industriale e chi, invece, sarà costretto ad acquistarne le tecnologie.