Mps, Crédit Agricole e Unipol stringono l’assedio: Lovaglio è in difficoltà, ma non ancora sconfitto

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
7 min

Caltagirone boccia il piano difensivo, mentre il socio francese di Banco BPM non aderirà all’Ops promossa dal Monte

Mps, Crédit Agricole e Unipol stringono l’assedio: Lovaglio è in difficoltà, ma non ancora sconfitto

Doppio colpo alla strategia di Lovaglio

Doppio colpo alla strategia con la quale Luigi Lovaglio punta a mantenere autonoma Monte dei Paschi e a respingere l’Opas di Intesa Sanpaolo.

In mattinata Francesco Gaetano Caltagirone ha ufficializzato il voto contrario di FGC a tutti i cinque punti della parte straordinaria dell’assemblea Mps convocata per il 29 ottobre.

Poco dopo, Crédit Agricole, principale azionista di Banco BPM con il 29,3%, ha annunciato che non apporterà le proprie azioni all’offerta promossa dal Monte sulla banca guidata da Giuseppe Castagna.

Intanto Unipol ha definito le condizioni dell’aumento di capitale da 2,5 miliardi destinato a finanziare l’acquisto delle 635 filiali Mps che Intesa dovrebbe cedere in caso di successo dell’Opas.

Una mossa che non determina l’esito della partita, ma dimostra che il fronte guidato da Carlo Messina sta già preparando concretamente l’esecuzione dell’operazione.

Caltagirone contro tutti i cinque punti

FGC, titolare del 10,26% di Mps, ha deliberato all’unanimità di votare contro tutti i cinque punti sottoposti all’assemblea straordinaria.

La decisione riguarda non soltanto le offerte su Banco BPM e Banca Generali, ma anche la prevista fusione tra Mps e Mediobanca, altro pilastro del progetto industriale di Lovaglio.

Il voto contrario di Caltagirone si aggiunge all’impegno di Delfin, che possiede il 17,6%, e alla posizione favorevole all’offerta Intesa espressa da Edizione, titolare dell’1,45%.

Le tre partecipazioni sommano circa il 29,3% del capitale di Mps:

Azionista

Quota in Mps

Delfin

17,60%

FGC-Caltagirone

10,26%

Edizione

1,45%

Totale

29,31%

È quindi necessario fare attenzione al dato del 34% riportato da alcune ricostruzioni. Il fronte esplicitamente riconducibile a questi tre soggetti vale circa il 29,3%.

Per arrivare vicino al 34% bisognerebbe aggiungere la quota del Ministero dell’Economia, pari a circa il 4,9%, ma il Tesoro non ha assunto un impegno analogo a quello di Delfin e non può essere automaticamente classificato tra i voti contrari.

Una minoranza che può bloccare la maggioranza qualificata

Il 29,3% non rappresenta la maggioranza assoluta del capitale, ma può essere sufficiente per impedire l’approvazione delle operazioni straordinarie, che richiedono il voto favorevole di almeno due terzi del capitale rappresentato in assemblea.

Se l’intero 29,3% votasse contro, il piano Lovaglio potrebbe passare soltanto con una partecipazione superiore a circa l’88% del capitale e con quasi tutti gli altri soci schierati a favore.

Si tratta di una soglia molto elevata. All’assemblea di aprile, nella quale Lovaglio era stato reinsediato alla guida della banca, aveva partecipato poco meno dei due terzi del capitale.

Il passaggio di Delfin dal sostegno a Lovaglio all’adesione all’offerta Intesa cambia quindi radicalmente gli equilibri.

Crédit Agricole chiude la porta sull’Ops Banco BPM

Il secondo colpo arriva dalla Francia. Olivier Gavalda, amministratore delegato di Crédit Agricole, ha dichiarato che il gruppo non conferirà all’offerta Mps la propria partecipazione in Banco BPM.

Con il 29,3% del capitale di Piazza Meda, Crédit Agricole rende estremamente difficile il successo dell’operazione.

Il gruppo francese considera poco convincente il progetto Mps-Banco BPM e continua a ritenere molto più interessante una combinazione tra Banco BPM e Crédit Agricole Italia.

Il no dei francesi non incide direttamente sull’aritmetica dell’assemblea Mps, perché Crédit Agricole non è un azionista rilevante del Monte.

Colpisce però la fattibilità industriale della strategia di Lovaglio: anche ottenendo l’autorizzazione assembleare a lanciare l’offerta, Mps partirebbe senza il sostegno del socio che controlla quasi un terzo della società bersaglio.

Anche Banca Generali resta difficile da conquistare

Non meno complessa è la seconda offerta. Banca Generali è controllata da Assicurazioni Generali con una partecipazione superiore al 50%, rendendo indispensabile l’orientamento del Leone di Trieste.

Mps controlla indirettamente una quota importante di Generali attraverso Mediobanca, ma questo non equivale alla disponibilità automatica delle azioni Banca Generali detenute dal gruppo assicurativo.

Lovaglio si trova quindi davanti a una doppia difficoltà:

  • •

    deve ottenere la maggioranza qualificata nell’assemblea Mps;

  • •

    deve successivamente convincere gli azionisti di controllo delle società bersaglio ad aderire alle offerte.

Unipol si prepara all’acquisto delle filiali

Sul fronte opposto, Unipol procede con la preparazione finanziaria dell’accordo stipulato con Intesa. L’aumento di capitale prevede:

  • •

    un importo massimo di 2,5 miliardi di euro;

  • •

    l’emissione di massime 121,6 milioni di nuove azioni;

  • •

    un prezzo di sottoscrizione di 20,56 euro;

  • •

    uno sconto del 18,75% sul prezzo teorico ex diritto;

  • •

    impegni irrevocabili di sottoscrizione da parte di soci rappresentativi del 50,27% del capitale.

Le sottoscrizioni sono previste dal 12 al 26 ottobre, subordinatamente all’approvazione del prospetto da parte della Consob.

Le risorse serviranno a finanziare l’acquisizione delle 635 filiali Mps che Intesa si è impegnata a cedere per ridurre le sovrapposizioni territoriali e affrontare le obiezioni dell’Antitrust.

L’autorità dovrebbe pronunciarsi tra la metà e la fine di novembre.

Il messaggio al mercato è chiaro: Intesa e Unipol non stanno soltanto promuovendo un progetto teorico, ma stanno predisponendo capitale, rete e struttura necessaria a realizzarlo.

Perché Lovaglio non è ancora spacciato

Nonostante il quadro sia diventato molto più difficile, la partita non è formalmente conclusa.

Lovaglio dispone ancora di alcune possibili contromosse.

1. Migliorare le offerte

Mps potrebbe aumentare il corrispettivo riconosciuto agli azionisti di Banco BPM e Banca Generali, utilizzando parte del capitale in eccesso o valorizzando la partecipazione detenuta in Generali.

Il problema è che un rilancio troppo oneroso rischierebbe di ridurre la convenienza delle operazioni per gli stessi azionisti Mps chiamati ad approvarle.

2. Modificare o rinviare l’assemblea

Un rinvio del voto del 29 ottobre concederebbe più tempo per cercare nuovi consensi, attendere le valutazioni dei proxy advisor e rivedere la struttura delle proposte.

Rinviare non risolverebbe però il problema fondamentale: Intesa ha chiarito che farà decadere l’Opas se venissero approvate le operazioni incompatibili con la propria offerta.

3. Cercare un cavaliere bianco

Un soggetto italiano o internazionale potrebbe presentare una proposta alternativa su Mps o sostenere il piano Lovaglio.

È uno scenario possibile, ma richiederebbe tempi rapidi, risorse molto elevate e il superamento di ostacoli politici e regolamentari.

4. Convincere i fondi istituzionali

BlackRock, Norges, Vanguard e gli altri investitori internazionali possono ancora incidere sul voto. Molto dipenderà dalle raccomandazioni di ISS e Glass Lewis, attese nei prossimi giorni.

Se i proxy advisor giudicassero favorevolmente il progetto industriale di Mps, Lovaglio potrebbe recuperare una parte del terreno perduto. Per superare il blocco contrario servirebbe però una mobilitazione quasi compatta degli investitori rimasti neutrali.

5. Trasformare il voto in un confronto sul valore

Lovaglio potrebbe sostenere che approvare le operazioni non significa necessariamente realizzarle integralmente, ma mantenere aperte più alternative e costringere Intesa a migliorare ulteriormente l’offerta.

È esattamente la lettura che Carlo Messina vuole impedire: Intesa ha trasformato l’assemblea in un referendum, chiarendo che un sì al piano equivarrà alla decadenza dell’Opas.

Il vantaggio è di Intesa, ma manca ancora il risultato finale

Delfin ha assunto un impegno formale ad aderire all’Opas, Edizione ha annunciato la stessa intenzione e Caltagirone voterà contro il piano Lovaglio. Crédit Agricole ha chiuso la porta sull’Ops Banco BPM, mentre Unipol sta raccogliendo il capitale necessario per acquistare le filiali.

La sequenza degli avvenimenti rende Intesa nettamente favorita.

Lovaglio non è però ancora sconfitto perché:

  • •

    FGC non ha annunciato formalmente l’adesione all’Opas;

  • •

    il Tesoro non ha ancora assunto una posizione equivalente;

  • •

    i fondi internazionali non hanno scoperto tutte le carte;

  • •

    l’assemblea può ancora essere rinviata o modificata;

  • •

    resta teoricamente possibile un rilancio o l’intervento di un altro soggetto.

Il 29 ottobre rimane quindi la data decisiva. Ma il problema di Lovaglio non è più soltanto trovare voti sufficienti per far approvare il proprio piano: deve anche dimostrare che le offerte su Banco BPM e Banca Generali possano ancora essere realizzate dopo il rifiuto dei rispettivi azionisti determinanti.

Intesa non ha ancora vinto, ma ora controlla il ritmo della partita. Lovaglio può ancora muoversi, purché riesca a cambiare rapidamente condizioni, alleanze o valore economico della propria proposta.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.