Dazi USA-Canada, salta l’accordo
pubblicato:Scattano le nuove tariffe di Trump al 50% su 20 miliardi di export da Ottawa. Impatti sull’automotive e anche Stellantis fa marcia indietro

“Questa sera ho deciso di sospendere le trattative commerciali con gli Stati Uniti e chiesto ai negoziatori del Canada di tornare a Ottawa”, così il primo ministro canadese Mark Carney, già governatore della Banca d’Inghilterra e della Banca del Canada dopo la crisi finanziaria del 2008, ha rotto gli indugi.
La deadline con Washington era stata fissata alla mezzanotte del 21 agosto 2026, è passata senza un'intesa: nuove scosse sui dazi reciproci.
USA-Canada, niente intesa: Carney, risponderemo dollaro su dollaro
Carney è l’uomo della crisi ad Ottawa.
Deve buona parte del proprio sostegno politico alla fama di buon negoziatore con un’America trumpiana sempre più ostile.
Ha deciso di interrompere le trattative, denunciando condizioni inique e cambiamenti USA dell’ultimo minuto:
“Dalla mezzanotte di oggi, gli Stati Uniti vogliono imporre un dazio del 50% su 28 miliardi di dollari canadesi delle nostre merci (circa 20 miliardi di dollari, ndr) – ha annunciato – Il Canada contrasterà questi dazi dollaro per dollaro per proteggere i nostri lavoratori e le nostre imprese”.
Nonostante i costi inevitabili di un confronto diretto con il maggiore partner commerciale– il Wall Street Journal definisce lo scontro commerciale USA-Canada il più sciocco della storia – Carney ha il sostegno di gran parte dell’opinione pubblica, del proprio partito e persino dell’opposizione.
A Ottawa i ripetuti attacchi di Trump e le battute sul Canada come 51esimo stato USA hanno esasperato il clima, anche se molte PMI accusano il colpo dei contrasti commerciali e tagliano gli investimenti.
La strategia di Carney, giunto lo scorso anno alla guida del Paese al posto di Justin Trudeau, è stata d’altronde incentrata proprio sulla diversificazione dei mercati con un piano infrastrutturale da oltre 360 miliardi di dollari USA per rilanciare l’export anche su altri mercati e sostegni per circa 18 miliardi di dollari nell’ultimo anno e mezzo.
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La cesura con gli States può comunque costare cara a diversi settori e influenzare anche le multinazionali europee, come la ‘nostra’ Stellantis.
Il Dipartimento del Commercio USA ha calcolato nel 2025 un deficit commerciale con il Canada per 48,3 miliardi di dollari, frutto di esportazioni USA in Canada per $ 333,6 mld (-4,8%) e di importazioni per 381,9 mld (-7,2%).
Adesso la nuova applicazione della sezione 338 del Tariff Act statunitense del 1930, una novità assoluta per un presidente USA e quindi anche un banco di prova per gli scontri tariffari di Trump, minaccia dazi addizionali del 50% sul Canada definito dunque un Paese che discrimina direttamente o indirettamente gli Stati Uniti.
In pratica, secondo i calcoli di RBC, i nuovi dazi dovrebbero colpire ‘solo’ il 5% circa dell’export canadese verso gli Stati Uniti (quindi circa $ 17 mld): soprattutto acciaio, alluminio, legname e autoveicoli.
L’economista di BMO Capital Markets Robert Kavcic citato dal Wall Street Journal, ha calcolato che il tasso medio dei dazi USA sui beni canadesi cresce adesso dal 5% al 7,5% circa, ma con impatti estremamente differenziati da settore a settore.
La reazione canadese ‘dollaro per dollaro’ scatterà dal prossimo 8 settembre e colpirà di nuovo, prevedibilmente, gli alcolici e i latticini USA di importazione, a meno che non si trovi un accordo prima, magari nell’ambito dell’accordo commerciale nordamericano USMCA che oggi subisce un duro colpo. Non si può però escludere che anzi le cose si complichino anche per il Messico e intanto i mercati reagiscono alle novità del week-end.
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USA-Canada, l’impatto sui mercati dai cambi all’automotive
Oggi il dollaro canadese perde lo 0,57% sul dollaro USA, l’1,08% sulla sterlina e lo 0,84% sull’euro. Il cambio di gran lunga più importante, quello con il dollaro statunitense, si riporta a 1,3833 (USD/CAD), ma la valuta di Ottawa aveva recuperato il 3,6% su quella di Washington dalla fine di giugno.
Per il settore automobilistico è una vera e propria inversione di marcia: l’accordo progettato prevedeva un taglio dei dazi USA sulle auto dal 25% al 15% e una riduzione delle tariffe su acciaio e alluminio dal 50% al 25%. Adesso c’è tutto un altro quadro, nonostante i prezzi di acciaio e alluminio siano già balzati a doppia cifra l’anno scorso (del 22,5% e del 40,5% secondo il WSJ) e anche le case automobilistiche USA abbiano denunciato impatti miliardari dalle tariffe di Trump.
In queste ore l’indice settoriale EURO STOXX Automobiles & Parts cede lo 0,58% e Stellantis segna un ribasso del 2,88% a 4,512 euro. Arretrano anche le tedesche Volkswagen (-197%), BMW (-1,29%) e Mercedes (-0,76%)
Il mercato aveva salutato con favore per Stellantis le ipotesi di accordo tra Stati Uniti e Canada, ora deve rifare i conti.
Già nei giorni scorsi erano circolate indiscrezioni su una possibile chiusura e cessione dell’impianto Stellantis di Brampton, nell’Ontario, a causa dei dazi. In gioco ci sono circa 2.200 posti più l’indotto e un altro problema economico e politico per Ottawa.