Debito USA oltre il 100% del PIL: l'intelligenza artificiale può salvare Washington?

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
6 min

La scommessa implicita del mercato è che l'AI aumenti produttività, PIL e gettito fiscale

Debito USA oltre il 100% del PIL: l'intelligenza artificiale può salvare Washington?
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Il superamento della soglia del 100% del PIL da parte del debito pubblico statunitense ha inevitabilmente attirato l'attenzione degli investitori.

Al 31 marzo il debito detenuto dal pubblico ha raggiunto 31.265 miliardi di dollari, leggermente superiore al PIL nominale degli ultimi dodici mesi, pari a 31.216 miliardi. Il rapporto debito/PIL è così salito al 100,2%, superando la soglia psicologica del 100%.

Di per sé il dato non rappresenta un punto di rottura immediato.

Gli Stati Uniti hanno già convissuto con livelli di debito molto elevati. Alla fine della Seconda Guerra Mondiale il rapporto debito/PIL raggiunse il 106,1%, livello superiore a quello attuale.

Eppure nei decenni successivi il peso del debito si ridusse progressivamente grazie a una combinazione di crescita economica, aumento della popolazione, inflazione moderata e forte sviluppo della produttività.

Oggi però il contesto è molto diverso.

Il problema non è il livello del debito, ma la traiettoria

Molti osservatori si concentrano sul numero assoluto del debito.

In realtà i mercati guardano soprattutto alla sua dinamica.

Il vero elemento preoccupante è che il debito continua ad aumentare rapidamente anche in assenza di una recessione.

Normalmente i grandi deficit emergono durante le crisi economiche, quando lo Stato aumenta la spesa per sostenere famiglie e imprese.

Oggi invece gli Stati Uniti stanno registrando un deficit vicino al 6% del PIL pur trovandosi in una fase di crescita economica.

In altre parole, il governo federale continua a spendere molto più di quanto incassi anche in tempi relativamente favorevoli.

Attualmente Washington spende circa 1,33 dollari per ogni dollaro di entrate fiscali.

Questo significa che il debito cresce strutturalmente anno dopo anno.

E il problema diventa ancora più evidente osservando il costo degli interessi.

Gli interessi stanno diventando una delle principali voci di spesa federale

Per anni gli Stati Uniti hanno beneficiato di tassi estremamente bassi.

Quel periodo è finito.

Secondo le stime del Congressional Budget Office, oggi circa un dollaro ogni sette spesi dal governo federale viene destinato al pagamento degli interessi sul debito.

Si tratta di una voce che cresce molto più rapidamente della maggior parte delle altre componenti del bilancio pubblico.

Il meccanismo è semplice.

Più il debito aumenta, più interessi bisogna pagare.

Più interessi bisogna pagare, più aumenta il deficit.

Più aumenta il deficit, più nuovo debito deve essere emesso.

È una spirale che ricorda, su scala diversa, quella che molti Paesi europei hanno sperimentato in passato.

Con una differenza fondamentale.

Gli Stati Uniti emettono il debito nella valuta di riserva mondiale.

Il privilegio del dollaro continua a proteggere gli Stati Uniti

A differenza di molti altri Paesi fortemente indebitati, gli Stati Uniti godono di un vantaggio straordinario.

Il dollaro resta la principale valuta di riserva internazionale.

Le banche centrali di tutto il mondo continuano a detenere Treasury.

I fondi sovrani acquistano Treasury.

Gli investitori istituzionali acquistano Treasury.

Nei momenti di crisi globale, il denaro continua a fluire verso i Treasury invece che allontanarsene.

Questo privilegio consente a Washington di finanziare deficit che sarebbero probabilmente insostenibili per quasi qualsiasi altra economia.

Ma anche questo vantaggio non è infinito.

Più il debito cresce, maggiore diventa la sensibilità dei conti pubblici ai movimenti dei tassi.

Secondo alcune stime, un aumento di appena 0,1 punti percentuali del costo medio del debito potrebbe tradursi in circa 379 miliardi di dollari di spesa aggiuntiva nell'arco di dieci anni.

Ed è qui che entra in gioco l'intelligenza artificiale

La vera ragione per cui Wall Street continua a mantenere un atteggiamento relativamente tranquillo nei confronti del debito americano è che il mercato sta scommettendo su qualcosa.

Sta scommettendo sull'AI.

Quando si parla di sostenibilità del debito si guarda quasi sempre al numeratore, cioè all'ammontare del debito.

Ma conta altrettanto il denominatore: il PIL.

Se il PIL cresce rapidamente, anche un debito elevato diventa più gestibile.

E l'intelligenza artificiale potrebbe rappresentare proprio il fattore in grado di accelerare la crescita dell'economia americana.

L'AI potrebbe diventare il più grande motore di produttività dagli anni Novanta

Le grandi società tecnologiche stanno investendo cifre senza precedenti.

Alphabet vuole raccogliere 80 miliardi di dollari per espandere le proprie infrastrutture AI.

Microsoft continua a investire decine di miliardi nei data center.

Amazon sta aumentando la capacità cloud.

Meta accelera sugli LLM.

OpenAI, Anthropic e xAI raccolgono continuamente nuovi capitali.

Non si tratta soltanto di una corsa tecnologica.

Si tratta di un gigantesco investimento sulla produttività futura.

L'obiettivo implicito è semplice: produrre di più con meno risorse.

Se un ingegnere assistito dall'AI diventa più produttivo, se un'azienda automatizza processi amministrativi, se la ricerca scientifica accelera grazie ai modelli generativi, allora il PIL potenziale dell'economia aumenta.

Ed è proprio questo che il mercato sta cercando di prezzare.

La stessa scommessa che sostiene Nvidia sostiene anche il debito americano

Molti pensano che la corsa di Nvidia, Microsoft o Alphabet riguardi solo il settore tecnologico.

In realtà la questione è molto più ampia.

Una parte importante delle valutazioni attuali riflette la convinzione che l'intelligenza artificiale possa aumentare significativamente la produttività dell'intera economia americana.

Se ciò accadrà:

  • il PIL crescerà più rapidamente;

  • gli utili aziendali aumenteranno;

  • il gettito fiscale salirà;

  • il rapporto debito/PIL diventerà più gestibile.

In un certo senso, il mercato non sta soltanto scommettendo sul futuro delle Big Tech.

Sta scommettendo sulla capacità dell'AI di sostenere l'intera struttura economica degli Stati Uniti.

Ma l'AI da sola non può risolvere il problema fiscale

Qui però emerge il punto fondamentale.

Anche nello scenario più ottimistico, l'intelligenza artificiale non può sostituire le scelte politiche.

La crescita della spesa sanitaria, l'invecchiamento della popolazione, le pensioni, gli interessi sul debito, sono problemi che richiedono interventi fiscali e politici.

Se Washington continuerà a spendere sistematicamente più di quanto incassa, nessuna rivoluzione tecnologica potrà eliminare completamente il problema.

L'AI può aiutare in quanto può aumentare la crescita, può migliorare la produttività, può rendere più sostenibile il rapporto debito/PIL, può persino guadagnare anni preziosi, ma non può sostituire la disciplina fiscale.

La vera domanda dei prossimi dieci anni

La domanda non è se gli Stati Uniti resteranno la prima economia mondiale.

Probabilmente sì.

La domanda è se la crescita generata dall'intelligenza artificiale sarà abbastanza forte da compensare una traiettoria del debito che oggi continua a peggiorare.

Wall Street sembra credere che la risposta sia positiva.

Le valutazioni delle Big Tech, la corsa ai data center e i massicci investimenti nelle infrastrutture AI riflettono esattamente questa convinzione.

Se il mercato avrà ragione, il debito oltre il 100% del PIL potrebbe essere ricordato come una semplice tappa di transizione.

Se invece la rivoluzione dell'AI dovesse produrre benefici inferiori alle aspettative, allora il debito americano potrebbe tornare a essere uno dei temi centrali dei mercati globali molto prima di quanto oggi gli investitori immaginino.

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