PMI manifatturiero USA ai massimi da quattro anni

di FTA Online News pubblicato:
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PMI manifatturiero USA ai massimi da quattro anni: economia in accelerazione o effetto temporaneo della crisi iraniana?

Il balzo registrato ieri del PMI manifatturiero ISM statunitense a 54,0 punti dai 52,7 di aprile, massimo degli ultimi quattro anni, sembrerebbe a prima vista una conferma della straordinaria forza dell'economia americana.

In effetti il dato si inserisce in un quadro che negli ultimi mesi ha mostrato una crescita ancora sostenuta dei consumi, un mercato del lavoro resiliente e utili aziendali generalmente superiori alle attese.

Tuttavia, dietro il dato potrebbe nascondersi una componente di distorsione temporanea che merita attenzione.

La guerra tra Stati Uniti e Iran e il rischio di interruzioni nelle catene di approvvigionamento hanno infatti spinto molte aziende ad anticipare gli acquisti di materie prime, componenti e prodotti intermedi per evitare possibili rincari futuri o difficoltà logistiche.

È un comportamento che si osserva spesso nelle fasi di incertezza geopolitica: le imprese aumentano gli ordini non necessariamente perché la domanda finale stia accelerando, ma per creare scorte di sicurezza.

In pratica una parte della crescita attuale potrebbe essere stata "presa in prestito" dai mesi futuri.

Questo fenomeno è particolarmente evidente osservando l'andamento di alcune componenti dell'indagine ISM, come i nuovi ordini e i tempi di consegna, che tendono a reagire rapidamente quando aumentano le preoccupazioni sulla disponibilità delle forniture.

La situazione ricorda, almeno in parte, quanto accaduto durante la pandemia e successivamente durante la crisi energetica europea del 2022, quando molte imprese accumularono scorte in misura superiore alle necessità immediate.

Questo non significa che l'economia americana sia debole.

Anzi, se il sistema fosse realmente fragile difficilmente vedremmo un indice manifatturiero sopra quota 54. Il dato conferma che il settore industriale si trova in una fase di espansione e che la domanda interna continua a mostrare una discreta tenuta.

La vera domanda è capire quanto di questa forza sia organica e quanto invece sia legata all'anticipo degli acquisti.

Se nei prossimi mesi le tensioni geopolitiche dovessero ridursi e le imprese avessero già riempito i magazzini, potremmo assistere a un rallentamento degli ordini e a un PMI meno brillante, senza che ciò implichi necessariamente un deterioramento dell'economia.

Per la Federal Reserve il dato rappresenta comunque un ulteriore elemento di cautela. Un settore manifatturiero in accelerazione, combinato con prezzi energetici elevati e inflazione ancora sopra il target, rende sempre più difficile giustificare tagli dei tassi nel breve periodo.

In sintesi, il PMI di maggio racconta certamente un'economia americana ancora robusta, ma probabilmente anche un'economia che sta reagendo preventivamente ai rischi geopolitici. La vera prova arriverà nei prossimi mesi: se la domanda resterà forte anche dopo l'effetto "accumulo scorte", allora il dato di maggio sarà stato il segnale di una nuova fase di accelerazione. In caso contrario, potrebbe essere ricordato come un picco temporaneo generato dall'incertezza internazionale.

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