Delfin, ecco perché la battaglia tra LDMV e Strnad non è solo una questione di occhiali

di Giovanni Digiacomo pubblicato:
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Le offerte miliardarie contrapposte per la cassaforte lussemburghese chiamano in causa Generali, MPS, Unicredit e altri grandi acquirenti di BTP. Inevitabile l’attenzione del governo

Delfin, ecco perché la battaglia tra LDMV e Strnad non è solo una questione di occhiali

I piccoli azionisti di EssilorLuxottica reduci da un inverno dei prezzi che ne aveva falciato il 57% del valore in meno di un anno sicuramente in queste ore guardano con più ottimismo al futuro.

L’azione del colosso globale degli occhiali che valeva 323 euro un anno fa ed era precipitata a metà settembre a 138 euro ha recuperato terreno e oggi segna un altro allungo strategico in area 186.

Già da settimane diversi analisti ripetevano che era prevedibile che qualcuno facesse la sua mossa dopo una discesa del genere e a fronte di un azionariato tanto profondamente diviso da anni come quello degli eredi Del Vecchio.

Delfin, un portafoglio strategico miliardario che pesa come pochi a Piazza Affari

Così è stato, ma molti ora temono effetti a catena imprevedibili.
La holding Delfin, divisa tra 8 eredi ciascuno al 12,5% del totale (in pratica un campo di battaglia perenne in termini di governance) oltre al colosso degli occhiali di Agordo – EssilorLuxottica appunto - da cui tutto viene e che controlla con il 32,4% del capitale, è diventata anche una portaerei finanziaria al centro delle maggiori partite di Piazza Affari.

Lo si è appena visto proprio a Siena giovedì scorso, dove il 17,53% di MPS nel portafoglio Delfin è stato decisivo per orientare l’assemblea straordinaria contro le proposte del piano Lovaglio, così come era stato decisivo, solo pochi mesi fa, per rimettere il manager in sella.

Né sono accessorie altre quote strategiche nelle tappe del piccolo Olimpo di Piazza Affari: a partire dal 10,15% in Generali per passare al 2,7% di Unicredit (senza considerare che la partecipata MPS è socio di riferimento di Generali con il 13,35% e la stessa Unicredit ha il 9,05% del Leone di Trieste). Tutti posizionamenti strategici nelle maggiori caselle del risiko recente di Piazza Affari e nel futuro prossimo riassetto della finanza italiana.

Ne è un dettaglio la partecipazione di riferimento del 28,11% nel colosso immobiliare d’Oltralpe (ma molto noto anche in Italia) Covivio, che da solo conta un portafoglio da 24,2 miliardi di euro in Europa.

Fin dalla scomparsa del fondatore di Luxottica Leonardo Del Vecchio nel giugno del 2022 la composta eredità dell’imprenditore si è divisa tra 8 azionisti discordi, senza considerare il ruolo dell’ad di Essilor Luxottica Francesco Milleri o anche dell’ad di Delfin Romolo Bardin.

Gli investimenti finanziari di successo degli ultimi anni hanno accumulato in portafoglio plusvalenze importanti che molti soci vorrebbero liquidare e al contempo il crollo del titolo EssilorLuxottica ha messo ulteriore pressione ai vari livelli di controllo e amministrazione.

I tentativi anche recenti di Leonardo Maria Del Vecchio di avviare una fase di concentrazione delle quote non hanno avuto però sulle prime successo.

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L'offerta di Strnad che riaccende il caso Delfin

Ora però è diverso, perché lo scorso 20 ottobre all’ad di Delfin Bardin è arrivata una proposta da 30 miliardi di euro per la holding del gruppo Del Vecchio. Il giorno dopo il titolo di EssilorLuxottica ha innescato un rally del 15% a Parigi.

La proposta durerà 30 giorni, quindi fino al 19 novembre, ed è stata presentata dall’avvocato Stefano Cacchi Pessani, noto ai Del Vecchio, su incarico di Michal Strnad, imprenditore 34enne ceco del settore difesa che si sta facendo rapidamente conoscere anche in Italia.

Strnad ha ereditato e rilanciato la società delle armi ceca CSG, già Excalibur Army, oggi quotata ad Amsterdam con una capitalizzazione di mercato di circa 14,5 miliardi di euro e utili da 872 milioni di euro nel 2025.
Ha fatto fortuna anche con le forniture ai Paesi europei e all’Ucraina, ma ora cerca una differenziazione sempre più attiva su altri settori e industrie.

In Italia Strnad ha il controllo di Fiocchi Munizioni e Armi Perazzi (oltre alle cartucce per la cacci di Baschieri & Pellagri), ma ha fatto soprattutto scalpore l’acquisizione la scorsa estate del 14,38% di Pirelli dai cinesi di Sinochem, in pratica un posizionamento in uno dei dossier industriali più scottanti e strategici di Piazza Affari.
Con quell’intervento il manager, che ha partecipato anche alla gara per Iveco Defence, ha dimostrato di sapere e volere giocare nei tavoli che contano anche in Italia.

La partita su Delfin, però, è tutt’altra cosa e non a caso il governo avrebbe deciso di monitorarla da vicino.

Delfin, Leonardo Maria Del Vecchio cerca un percorso di ricomposizione

Così non sorprende la nuova mossa di Leonardo Maria Del Vecchio, già da tempo attivo sul dossier, che ha pubblicato una lettera aperta al suo QN, riprendendo in pratica l’offerta agli altri soci della holding dai valori messi in campo dallo stesso Strnad quindi 3,75 miliardi di euro a ciascuno degli altri 7 soci di Delfin, con la possibilità di scegliere tra una liquidazione immediata della partecipazione o un disimpegno più graduale da quelle attività.

Nel progetto c’è molto di più, naturalmente, a partire dalla vicenda imprenditoriale della famiglia Del Vecchio, dall’esempio industriale mondiale del colosso di Agordo, dalla volontà di riannodare i fili di una storia che rischia la dispersione e preoccupa un’ampia comunità di stakeholder.

In gioco c’è molto più degli occhiali di Luxottica o dei RayBan, dei piani con Meta. Delfin ha più di 7 miliardi di riserve e genera 1,5 miliardi di euro di utili ogni anno con un indebitamento in riduzione verso lo zero.
Un portafoglio di investimenti di primo piano attraenti, dall’immobiliare di Covivio, agli occhiali, a Generali, appunto, Unicredit e in prospettiva Intesa Sanpaolo, quando si concluderà l’OPAS di quest’ultima sulla partecipata MPS.

Nomi e dossier che già da soli basterebbero ad attirare l’attenzione del governo sul caso, ma che diventano persino urgenza, se si considera che questi soggetti sono anche i maggiori acquirenti nazionali di titoli Stato, di BTP, in conto proprio o a nome dei clienti.

Un altro nodo strategico che rende scottante il dossier della holding Delfin.

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Giovanni Digiacomo
Giovanni Digiacomo

Giornalista professionista con oltre venti anni di esperienza in ambito economico e finanziario. Supporta il notiziario economico-finanziario di FTA Online News con lanci, commenti, approfondimenti, analisi e interviste sui principali mercati e le più importanti asset class. Ha seguito per il sito di Borsa Italiana tematiche finanziarie come la crisi del debito sovrano europeo e la diffusione delle criptovalute. Si occupa di sostenibilità e innovazione per il Quinto Ampliamento e per il Journal di Message Group.