Dollaro sotto pressione: il mercato crede ancora nel soft landing USA
pubblicato:EUR/USD vicino alla resistenza chiave a 1,185: breakout possibile segnale bullish per azioni ed emergenti

Il dollaro si è indebolito venerdì dopo la pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro Usa
Il dollaro si è indebolito venerdì dopo la pubblicazione dei dati sul mercato del lavoro statunitense, in una reazione che a prima vista potrebbe sembrare controintuitiva.
I numeri sull’occupazione sono infatti risultati migliori delle attese, ma il mercato ha scelto di concentrarsi soprattutto su un altro elemento: il rallentamento della crescita salariale.
Ed è proprio questo dettaglio che ha cambiato la lettura complessiva del report.
Gli Stati Uniti hanno creato 115 mila nuovi posti di lavoro ad aprile, ben oltre le aspettative del consensus, mentre il tasso di disoccupazione è rimasto stabile al 4,3%, segnale che il mercato del lavoro continua a mostrare una discreta resilienza nonostante il rallentamento economico globale e le tensioni geopolitiche legate alla crisi nello Stretto di Hormuz.
Ma il dato probabilmente più importante è arrivato dai salari.
La crescita della retribuzione oraria media si è fermata al:
- •
+0,2% mese su mese, contro attese di +0,3%;
- •
+3,6% anno su anno, sotto il consensus al 3,8%.
Per il mercato questo significa una cosa molto precisa: il lavoro resta solido, ma senza segnali evidenti di surriscaldamento inflazionistico.
Il mercato guarda più ai salari che ai payroll
È proprio qui che si inserisce il movimento del dollaro.
Nonostante payroll superiori alle attese, gli investitori hanno interpretato il rallentamento salariale come un segnale favorevole per la Federal Reserve.
Se i salari crescono meno del previsto, infatti, diminuisce il rischio che l’inflazione riparta attraverso il canale del costo del lavoro.
In pratica il mercato continua a credere nello scenario ideale:
- •
economia americana ancora resiliente;
- •
niente recessione brusca;
- •
inflazione elevata ma sotto controllo;
- •
Fed costretta a restare prudente senza alzare ulteriormente i tassi.
Ed è esattamente questo tipo di scenario che tende normalmente a favorire:
- •
il rialzo delle azioni;
- •
il recupero degli emergenti;
- •
l’indebolimento del dollaro;
- •
la compressione della volatilità.
Non a caso Ellen Zentner, chief economic strategist di Morgan Stanley Wealth Management, ha spiegato che “dati occupazionali così solidi lasciano la Fed nella posizione di osservare e attendere, concentrandosi soprattutto sul versante inflattivo del mandato”.
Secondo Zentner, i tagli dei tassi non sono imminenti, ma allo stesso tempo il report dovrebbe raffreddare le speculazioni su nuovi rialzi.
EUR/USD vicino a un livello tecnico molto importante
Dal punto di vista grafico il movimento del cambio euro/dollaro è estremamente interessante.
Dopo numerosi test della media mobile esponenziale a 100 giorni, il dollaro ha ripreso a perdere terreno contro euro, segnale che il mercato continua progressivamente a ridurre le aspettative di una Fed aggressiva.
Adesso l’EUR/USD si sta avvicinando a una zona tecnica chiave:
- •
area 1,185, dove transita il 61,8% di ritracciamento di Fibonacci di tutto il ribasso partito dai massimi di gennaio.
![]()
Si tratta di una resistenza molto importante.
Un eventuale breakout sopra 1,185-1,19 potrebbe infatti aprire spazio a un movimento rialzista più ampio verso:
- •
1,195;
- •
1,20;
- •
e potenzialmente anche oltre.
E sarebbe un segnale molto significativo anche per i mercati azionari globali.
Dollaro debole e borse forti: il collegamento che il mercato sta seguendo
C’è quindi un altro aspetto molto importante da sottolineare: i motivi che stanno indebolendo il dollaro sono, almeno per ora, gli stessi che stanno sostenendo il rialzo delle borse globali.
Il mercato infatti sta interpretando i dati macro americani come compatibili con uno scenario di “soft landing”:
- •
economia che rallenta ma senza entrare in recessione;
- •
occupazione ancora solida;
- •
inflazione in graduale raffreddamento;
- •
salari meno aggressivi;
- •
Fed meno costretta a mantenere una politica ultra restrittiva.
In questo contesto gli investitori tendono a ridurre l’esposizione al dollaro — tipico bene rifugio nelle fasi di stress — e ad aumentare invece la propensione verso gli asset più sensibili alla crescita e alla liquidità:
- •
azioni;
- •
tecnologia;
- •
semiconduttori;
- •
mercati emergenti;
- •
ETF a leva;
- •
materie prime industriali.
In pratica, se il dollaro scende perché il mercato ritiene improbabili nuovi rialzi dei tassi da parte della Fed, significa che gli investitori stanno contemporaneamente aumentando la fiducia nella possibilità che la crescita economica continui senza una nuova esplosione inflazionistica.
Ma attenzione: sotto 1,1685 il quadro cambierebbe rapidamente
Per ora il mercato sta premiando lo scenario “soft landing”.
Ma il quadro resta fragile e molto dipendente dai prossimi dati macro e soprattutto dall’evoluzione geopolitica.
Dal punto di vista tecnico sarà fondamentale la tenuta della:
- •
media esponenziale a 100 giorni in area 1,1685.
Finché il cambio resterà sopra quel livello, il quadro tecnico continuerà a favorire un tentativo di rafforzamento dell’euro.
Al contrario:
- •
sotto 1,1685 aumenterebbe il rischio di una discesa verso 1,16;
- •
sotto 1,16 il quadro peggiorerebbe sensibilmente, con possibile estensione verso area 1,145.
In quel caso il mercato tornerebbe probabilmente a prezzare:
- •
Fed più restrittiva;
- •
inflazione meno sotto controllo;
- •
ritorno della domanda di dollari come valuta rifugio.
Fiducia dei consumatori ai minimi: il vero rischio resta il consumatore USA
C’è però un elemento che continua a rappresentare un campanello d’allarme: la fiducia dei consumatori americani.
L’indice dell’Università del Michigan è sceso ai minimi storici all’inizio di maggio, penalizzato soprattutto dall’aumento dei prezzi della benzina causato dalle tensioni nello Stretto di Hormuz.
Questo significa che Wall Street continua a salire grazie:
- •
all’AI;
- •
agli utili delle Big Tech;
- •
alla resilienza macroeconomica.
Ma il consumatore americano resta molto più fragile di quanto suggeriscano gli indici azionari.
Ed è proprio questa divergenza che potrebbe diventare uno dei temi più importanti dei prossimi mesi.
Sul canale Telegram Econotrade Insights troverai gli aggiornamenti sull'andamento dei mercati, segnali operativi e commenti esclusivi per gestire i prossimi movimenti, richiedi la tua prova gratuita scrivendo a info@ftaonline.com