Wall Street festeggia la sconfitta di Trump: Dow Jones alla seduta migliore in 18 mesi
pubblicato:Più che una bocciatura personale di Trump, il mercato premia la prospettiva di una de-escalation con l’Iran, minori pressioni inflazionistiche e uno stallo politico capace di limitare le iniziative più aggressive della Casa Bianca

Il Dow Jones ha guadagnato 1.569 punti, circa il 3%
Donald Trump non sembrava particolarmente ben visto dai mercati, almeno a giudicare dalla reazione delle ultime ore.
Dopo la conquista democratica di Camera e Senato, il Dow Jones ha guadagnato 1.569 punti, circa il 3%, mettendo a segno la migliore seduta dall’aprile 2025.
Il Nasdaq è salito dell’1,4%, recuperando le perdite registrate durante le contrattazioni notturne, quando stavano arrivando i primi risultati elettorali.
Il segnale più evidente è però arrivato dal petrolio. Il Brent ha perso l’8,7%, scendendo a 94,62 dollari, mentre il WTI è arretrato ancora più rapidamente.
A innescare il movimento sono state anche le dichiarazioni del vicepresidente JD Vance, che ha attribuito parte della sconfitta repubblicana alla guerra con l’Iran, rafforzando le aspettative di un’accelerazione diplomatica.
Gli acquisti sulle azioni sono aumentati dopo che Trump ha dichiarato di voler accettare il risultato elettorale e collaborare con i Democratici. Si è così ridotto il rischio di una contestazione del voto o di una nuova fase di instabilità istituzionale.
Il mercato non festeggia soltanto la sconfitta di Trump
Sarebbe tuttavia eccessivo interpretare la seduta come una semplice bocciatura personale del presidente. Wall Street sta reagendo positivamente a una combinazione di fattori:
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minore rischio di escalation con l’Iran;
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forte discesa del petrolio;
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calo delle aspettative d’inflazione;
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flessione dei rendimenti dei Treasury;
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indebolimento del dollaro;
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minore probabilità di nuove misure fiscali e commerciali aggressive;
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accettazione del risultato da parte di Trump;
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prospettiva di uno stallo legislativo a Washington.
La reazione segnala comunque che il mercato attribuiva un premio per il rischio alle politiche dell’amministrazione.
Guerra, dazi, pressioni sulla Federal Reserve e deficit elevati avevano contribuito a spingere i rendimenti verso livelli pericolosi per le valutazioni azionarie.
La vittoria democratica riduce ora il margine di manovra di Trump sul fronte interno. Il presidente conserva ampi poteri in materia di politica estera e commerciale, ma dovrà confrontarsi con un Congresso ostile e con un Senato in grado di bloccare le sue nomine.
Petrolio e rendimenti riaccendono il “risk on”
Il principale sostegno alle Borse arriva dalla discesa del petrolio. Se il calo del greggio fosse confermato, si ridurrebbero progressivamente i costi di trasporto, produzione ed energia, con effetti favorevoli sull’inflazione e sul potere d’acquisto delle famiglie.
Un’inflazione attesa più bassa renderebbe meno probabili nuovi rialzi dei tassi e offrirebbe alla Federal Reserve maggiore flessibilità.
I rendimenti dei Treasury sono infatti scesi, invertendo almeno temporaneamente il movimento che li aveva portati nella cosiddetta “zona di pericolo” per gli asset rischiosi.
Con rendimenti più bassi, diminuisce il tasso utilizzato per attualizzare gli utili futuri e aumentano le valutazioni teoriche delle azioni. Si riduce inoltre la pressione sulle operazioni di carry trade e sui mercati emergenti.
La flessione dei tassi statunitensi ha indebolito il dollaro contro euro, yen e altre valute.
Tra i principali beneficiari figurano la moneta unica e il peso messicano, che nei mesi precedenti avevano risentito sia degli elevati rendimenti americani sia delle guerre commerciali di Trump.
Dow Jones: rottura rialzista del canale discendente
Dal punto di vista tecnico, il segnale offerto dal Dow Jones è rilevante. La grande candela rialzista ha provocato la rottura della parte superiore del canale discendente tracciato dal massimo di agosto a 54.805 punti.

L’indice ha inoltre superato:
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la media mobile a 50 giorni, in area 52.220;
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il livello di Fibonacci del 23,6% a 52.456 punti;
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i massimi delle ultime settimane in area 53.000.
La chiusura in prossimità di 53.510 punti, non lontano dal massimo giornaliero, conferma la presenza di una forte pressione in acquisto.
Il breakout apre teoricamente la strada verso 54.000 punti e successivamente verso il massimo storico di 54.805.
Il superamento di quest’ultimo livello completerebbe il recupero e permetterebbe all’indice di entrare in territorio inesplorato.
I livelli tecnici da monitorare
Dopo un rialzo così ampio non si può escludere una fase di consolidamento o un ritorno verso la trendline appena superata.
La prima fascia di supporto è compresa tra 52.450 e 52.200 punti, dove convergono il livello di Fibonacci del 23,6%, la media a 50 giorni e la parte superiore del precedente canale ribassista.
La tenuta di questa zona confermerebbe la validità del breakout.
Sotto 52.200, il quadro perderebbe parte della forza mostrata nella seduta, mentre una discesa sotto 51.000 punti rappresenterebbe un segnale decisamente più preoccupante.
In area 51.000 convergono infatti:
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il ritracciamento del 38,2% a 51.002 punti;
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la media mobile a 200 giorni, a circa 50.920;
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i minimi di ottobre.
Resistenze: 53.550; 54.000; 54.805.
Supporti: 52.450-52.200; 51.700; 51.000-50.900.
Perché i colossi tecnologici salgono nonostante la vittoria democratica
La vittoria democratica era considerata lo scenario più temuto dagli investitori nell’intelligenza artificiale, soprattutto dopo i successi elettorali ottenuti anche in Stati cruciali per lo sviluppo dei data center, come Texas e Ohio.
Eppure Amazon e Microsoft sono salite con decisione. Il mercato sembra ritenere che eventuali restrizioni alla costruzione di nuovi impianti possano rafforzare il vantaggio competitivo degli operatori già dominanti.
I grandi hyperscaler dispongono infatti di:
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data center già operativi;
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capacità di calcolo disponibile;
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reti cloud consolidate;
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accesso privilegiato ai finanziamenti;
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rapporti di lungo periodo con clienti e fornitori.
Se nuovi vincoli rallentassero la crescita dell’offerta, Amazon, Microsoft e gli altri operatori consolidati potrebbero applicare prezzi più elevati e difendere meglio i margini.
Le maggiori difficoltà ricadrebbero sui concorrenti più giovani, i cosiddetti neo-cloud, che hanno puntato tutto sulla costruzione accelerata di nuove infrastrutture.
Un rallentamento degli investimenti potrebbe inoltre ridurre i timori per l’eccessiva crescita del debito e migliorare il free cash flow dei grandi gruppi tecnologici.
Difesa penalizzata dalle speranze di pace
Il rovescio della medaglia riguarda il comparto della difesa. Negli Stati Uniti RTX, General Dynamics, Lockheed Martin e Northrop Grumman hanno perso oltre il 2%. In Europa sono arretrate anche BAE Systems e Thales.
Gli investitori stanno riducendo il premio geopolitico incorporato nei titoli, ipotizzando che la sconfitta elettorale possa spingere Trump a cercare una soluzione al conflitto con l’Iran.
Anche in questo caso serve prudenza. La discesa del settore riflette un cambiamento delle aspettative, non la certezza di un accordo. Inoltre, gli elevati livelli di spesa militare e gli investimenti europei nella difesa difficilmente verrebbero cancellati rapidamente anche in presenza di una tregua.
Una svolta favorevole, ma da confermare
La seduta trasmette un messaggio abbastanza chiaro: Wall Street preferisce un Trump politicamente limitato rispetto a un presidente con pieno controllo del Congresso.
Il mercato sembra valutare positivamente il ritorno di contrappesi istituzionali e la minore probabilità di nuove iniziative unilaterali.
Il vero motore del rialzo, tuttavia, non è il colore politico del Congresso. È la combinazione tra petrolio in forte calo, rendimenti più bassi, dollaro debole e minore rischio geopolitico.
La rottura tecnica del canale discendente rappresenta un segnale costruttivo, ma dopo una seduta da oltre 1.500 punti è ragionevole attendere una conferma.
La tenuta dell’area 52.200-52.450 trasformerebbe l’attuale accelerazione in un breakout credibile e aprirebbe la strada al ritorno sui massimi storici.
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