Midterm USA: la storia si ripete, ma questa volta a perdere è Trump

di Alessandro Magagnoli pubblicato:
11 min

Dopo le midterm lo scenario resta favorevole agli asset rischiosi, ma gli effetti non saranno uniformi: AI e società domestiche più esposte, infrastrutture potenzialmente favorite. Treasury e dollaro dipenderanno soprattutto da politica fiscale, Fed e petrolio

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Si apre una fase di governo diviso

La storia si ripete, ma a parti invertite.

Nel 2024 Kamala Harris e i Democratici persero la Casa Bianca con l’inflazione e il costo della vita al centro delle preoccupazioni degli elettori.

Due anni dopo, Donald Trump e i Repubblicani perdono il controllo del Congresso sostanzialmente per gli stessi motivi.

Gran parte del malcontento è rimasta invariata: prezzi elevati, difficoltà economiche delle famiglie e percezione di un progressivo deterioramento del potere d’acquisto.

Il risultato costringerà Trump ad affrontare gli ultimi due anni del mandato con Camera dei Rappresentanti e Senato entrambi a maggioranza democratica.

Si apre così una fase di governo diviso: il potere esecutivo resta repubblicano, mentre quello legislativo passa ai Democratici.

Il nuovo equilibrio ridimensiona il mandato politico di Trump e rafforza i meccanismi di controllo istituzionale, soprattutto in relazione alle nomine alla Federal Reserve, alla Corte Suprema e alle principali agenzie federali.

Uno stallo legislativo non necessariamente negativo per Wall Street

Per i mercati azionari, una presidenza politicamente indebolita non rappresenta necessariamente una cattiva notizia.

Storicamente, Wall Street ha spesso registrato buone performance dopo le elezioni di metà mandato e in presenza di un governo diviso.

Lo stallo istituzionale riduce infatti la probabilità di cambiamenti improvvisi delle politiche fiscali, commerciali e industriali.

Le principali iniziative dell’amministrazione sono già state avviate e difficilmente potranno essere completamente smantellate prima delle presidenziali del 2028.

L’esito netto del voto riduce inoltre il rischio di contestazioni e dovrebbe permettere una transizione ordinata verso l’insediamento del nuovo Congresso a gennaio.

L’incertezza politica si attenua e l’attenzione degli investitori può tornare progressivamente su politica monetaria, crescita economica e utili societari.

Le valutazioni incorporano già molte delle preoccupazioni emerse negli ultimi mesi, mentre la crescita degli utili statunitensi resta tra le più sostenute dei mercati sviluppati.

Il quadro può quindi rimanere favorevole agli asset rischiosi, pur con differenze importanti tra i vari settori.

Il bilancio federale sarà il vero terreno di confronto

Uno stallo legislativo non esclude la possibilità di accordi bipartisan. Democratici e Repubblicani potrebbero trovare un compromesso sul bilancio che preveda, da un lato, maggiori spese per la difesa e, dall’altro, misure per evitare una drastica riduzione delle prestazioni sociali e sanitarie.

Uno scenario simile ricorderebbe il Bipartisan Budget Act del 2019, quando il Congresso e l’amministrazione Trump raggiunsero un accordo per aumentare i limiti alla spesa ed evitare tagli automatici.

Nessuno dei due schieramenti ha un forte incentivo politico a sostenere un programma di austerità.

I Repubblicani vogliono proteggere difesa, produzione energetica e manifattura nazionale; i Democratici puntano a preservare sanità, welfare e investimenti infrastrutturali.

Il possibile risultato è un compromesso che eviti i tagli più severi ma mantenga deficit pubblici elevati.

Treasury: effetto positivo nel breve, rischi sulla parte lunga

Le conseguenze per il mercato obbligazionario dipenderanno soprattutto dall’orizzonte temporale.

Nel breve periodo, il governo diviso può risultare favorevole ai Treasury perché riduce il rischio di nuove iniziative fiscali unilaterali e rafforza i vincoli sulla spesa.

Storicamente, i titoli di Stato statunitensi hanno spesso registrato performance positive nei tre mesi successivi alle elezioni di metà mandato.

Il premio per il rischio obbligazionario appare inoltre elevato e le scadenze comprese tra cinque e sette anni potrebbero beneficiare maggiormente di una riduzione dell’incertezza politica e di aspettative più stabili sulla Federal Reserve.

Nel medio-lungo termine, tuttavia, il quadro è meno rassicurante.

Se lo scontro politico dovesse concludersi con un accordo bipartisan fondato sull’aumento delle rispettive priorità di spesa, deficit elevati e ingenti emissioni di Treasury continuerebbero a esercitare pressione soprattutto sulle scadenze più lunghe.

La curva potrebbe quindi reagire in modo differenziato: sostegno per il tratto intermedio, ma maggiore vulnerabilità del trentennale e, più in generale, della parte lunga.

Dollaro sospeso tra Fed e squilibri fiscali

Anche per il dollaro le forze in campo sono contrastanti.

Nel breve periodo, il controllo democratico del Senato potrebbe essere letto positivamente perché rafforza l’indipendenza della Federal Reserve.

Le future nomine al Consiglio dei governatori dovranno infatti superare il vaglio di una maggioranza ostile a Trump, riducendo il rischio di un’eccessiva politicizzazione della banca centrale.

La relativa solidità dell’economia statunitense e differenziali dei tassi ancora favorevoli possono inoltre continuare a sostenere il biglietto verde.

Nel medio periodo, però, gli squilibri fiscali, l’aumento del debito e la minore credibilità della politica economica rappresentano fattori di vulnerabilità.

Il dollaro potrebbe quindi restare sostenuto finché prevarranno crescita e rendimenti elevati, ma indebolirsi qualora l’attenzione tornasse sul deterioramento dei conti pubblici.

AI e data center: più controlli, ma una moratoria resta improbabile

Le implicazioni più delicate riguardano intelligenza artificiale e data center, temi diventati centrali anche nella campagna elettorale.

I Democratici potrebbero tentare di:

  • •

    ridimensionare alcuni incentivi fiscali;

  • •

    trasferire una quota maggiore dei costi di potenziamento delle reti elettriche sugli sviluppatori;

  • •

    introdurre le prime norme federali sulla sicurezza dell’AI;

  • •

    rafforzare la tutela dei dati e i controlli ambientali;

  • •

    imporre maggiore trasparenza sui consumi energetici dei data center.

Questi interventi potrebbero aumentare i costi e rallentare alcuni progetti, alimentando i timori già presenti sulle valutazioni dei titoli tecnologici.

Il rischio di misure particolarmente restrittive appare però contenuto.

Una moratoria federale sulla costruzione di nuovi data center incontrerebbe quasi certamente il veto di Trump.

Inoltre, sia i Democratici sia i Repubblicani hanno interesse a preservare la crescita economica, gli investimenti e le entrate fiscali generate dal comparto.

Lo scenario più probabile è quindi quello di una regolamentazione graduale, accompagnata da forme di autoregolamentazione dell’industria, più che di un blocco generalizzato degli investimenti.

Le società più vulnerabili a un aumento delle imposte

Un Congresso democratico potrebbe riportare nell’agenda politica l’ipotesi di un aumento delle imposte sulle imprese. Trump potrebbe opporre il veto, ma il tema contribuirebbe comunque ad accrescere l’incertezza per le società maggiormente esposte al mercato interno.

I titoli potenzialmente più vulnerabili sono quelli che:

  • •

    realizzano la maggior parte degli utili negli Stati Uniti;

  • •

    hanno una limitata esposizione ai ricavi esteri;

  • •

    dispongono di poche agevolazioni fiscali strutturali;

  • •

    presentano margini sensibili all’andamento dei consumi interni.

Tra i comparti più esposti rientrano banche regionali e domestiche, retailer statunitensi, società di assistenza sanitaria gestita e operatori delle telecomunicazioni.

Più limitato potrebbe essere l’impatto sulle grandi multinazionali, che dispongono di strutture fiscali più articolate e di una maggiore diversificazione geografica.

Infrastrutture e reti elettriche possibile terreno bipartisan

Le infrastrutture rappresentano invece uno dei pochi settori in cui può emergere una convergenza tra i due schieramenti.

I Democratici sostengono la transizione energetica, l’elettrificazione e l’ammodernamento delle reti.

I Repubblicani continuano a promuovere manifattura nazionale, produzione di energia e reshoring industriale.

Il rapido sviluppo dell’intelligenza artificiale aumenta inoltre la necessità di investire in:

  • •

    reti elettriche e sistemi di trasmissione;

  • •

    generazione di energia;

  • •

    accumulo e gestione dei carichi;

  • •

    infrastrutture digitali;

  • •

    impianti e componenti industriali.

Le società attive nelle infrastrutture elettriche e industriali potrebbero quindi risultare relativamente favorite, anche qualora aumentassero i controlli sulla localizzazione e sull’impatto ambientale dei data center.

Petrolio, dazi e inflazione restano i rischi principali

La vittoria democratica non modifica il fatto che la politica estera resti in larga misura nelle mani del presidente.

Trump potrebbe quindi concentrarsi maggiormente sui dossier internazionali per compensare la riduzione dei margini d’azione sul fronte interno.

La guerra con l’Iran non è terminata e il petrolio rimane una variabile decisiva per inflazione e tassi.

Allo stesso tempo, Trump conserva ampi poteri in materia commerciale e potrebbe tornare a utilizzare i dazi come uno dei principali strumenti della propria politica economica.

Un nuovo rialzo dell’energia o delle barriere commerciali potrebbe riaccendere le pressioni sui prezzi proprio mentre l’inflazione dell’Eurozona è attesa in aumento verso il 4%. In questo scenario, le banche centrali avrebbero meno spazio per sostenere l’economia e i rendimenti obbligazionari potrebbero tornare a salire.

Le misure di volatilità implicita suggeriscono infatti che il mercato si sta preparando a movimenti significativi dei tassi nei prossimi mesi.

La lettura per i mercati

L’esito delle elezioni riduce l’incertezza politica immediata e può sostenere il sentiment, ma non elimina i principali rischi macroeconomici.

Per le azioni, il quadro resta complessivamente favorevole, con una possibile rotazione interna:

  • •

    più vulnerabili tecnologia e AI, società domestiche e settori sensibili alla fiscalità;

  • •

    potenzialmente favorite infrastrutture elettriche, industriali ed energetiche;

  • •

    Treasury intermedi sostenuti dallo stallo politico;

  • •

    obbligazioni a lunga scadenza esposte ai rischi fiscali;

  • •

    dollaro sostenuto nel breve dalla Fed, ma vulnerabile nel medio periodo agli squilibri di bilancio.

Il risultato elettorale rappresenta quindi un importante punto di svolta per Washington, ma non modifica da solo le prospettive fondamentali dei mercati.

Dopo le Midterm, l’attenzione tornerà soprattutto su inflazione, petrolio, politica monetaria e crescita degli utili.

I titoli maggiormente coinvolti dal nuovo scenario politico USA

Titolo

Ticker

Settore

Impatto potenziale

Motivo principale

Nvidia

NVDA

Chip e AI

Moderatamente negativo

Possibili regole sulla sicurezza dell’AI e maggiore controllo sugli investimenti nei data center

Microsoft

MSFT

Cloud e AI

Moderatamente negativo

Elevata esposizione alla costruzione di infrastrutture AI e ai relativi costi energetici

Alphabet

GOOGL

Cloud e AI

Moderatamente negativo

Rischi regolamentari su AI, dati personali e potere delle piattaforme

Meta Platforms

META

Piattaforme e AI

Negativo

Maggiore esposizione a indagini su privacy, contenuti, pubblicità e finanziamento politico

Amazon

AMZN

Cloud e retail

Misto

AWS esposto alle regole sui data center; il retail potrebbe risentire di un aumento della fiscalità

Oracle

ORCL

Cloud e data center

Negativo

Investimenti molto elevati nell’AI, ricorso al debito e possibile aumento dei costi delle reti

JPMorgan

JPM

Banche

Moderatamente negativo

Possibile aumento delle imposte e rafforzamento della regolamentazione finanziaria

Bank of America

BAC

Banche

Negativo

Forte esposizione al mercato domestico e sensibilità alla curva dei rendimenti

Walmart

WMT

Distribuzione

Misto/negativo

Vulnerabilità a fiscalità, dazi e andamento del potere d’acquisto delle famiglie

UnitedHealth

UNH

Sanità gestita

Negativo

Possibili interventi su rimborsi, prezzi e coperture sanitarie

Verizon

VZ

Telecomunicazioni

Moderatamente negativo

Attività prevalentemente domestica e limitata flessibilità fiscale

American Electric Power

AEP

Reti elettriche

Positivo

Necessità di ampliare la rete per elettrificazione, industria e data center

Quanta Services

PWR

Infrastrutture elettriche

Positivo

Beneficiaria degli investimenti bipartisan in reti, trasmissione e nuovi impianti

Eaton

ETN

Elettrificazione

Positivo

Domanda strutturale di apparecchiature elettriche per industria e data center

GE Vernova

GEV

Energia e reti

Positivo

Esposizione a generazione, turbine e potenziamento delle infrastrutture elettriche

Caterpillar

CAT

Macchinari industriali

Positivo

Possibile sostegno bipartisan a infrastrutture, manifattura e reshoring

Lockheed Martin

LMT

Difesa

Misto/positivo

Possibile compromesso sul bilancio con maggiori spese militari, ma resta il rischio di de-escalation geopolitica

Exxon Mobil

XOM

Energia

Misto

Esposta alle scelte di Trump su Iran e produzione, ma anche a maggiori controlli ambientali del Congresso

Possibili favoriti: Quanta Services, Eaton, GE Vernova, American Electric Power e Caterpillar.


Titoli più esposti: Oracle, Meta, Bank of America, UnitedHealth e Verizon.

L’effetto più immediato potrebbe essere una rotazione dalle società AI più dipendenti dai data center verso infrastrutture elettriche, reti e componentistica industriale.

Si tratta comunque di esposizioni allo scenario politico, non di indicazioni automatiche di acquisto o vendita.

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Informazioni sull'autore:

Alessandro Magagnoli
Alessandro Magagnoli

Nato nel 1966, mi sono laureato a Londra in economia applicata presso la University of East London nel luglio 1991, per poi conseguire un Master of Science nella stessa disciplina al Queen Mary and Westfield College nell'agosto 1992. La mia passione per l'analisi tecnica è nata nel 1992, e nel maggio 1993 ho ottenuto il diploma in Technical Analysis rilasciato dalla Society of Technical Analysis (STA). Ho insegnato nei dipartimenti di econometria all'Università Bicocca e all'Università Cattolica.